THE NATIONAL FOOTBALL MUSEUM

Come ogni arte, anche il calcio ha bisogno dei suoi musei dove venerare le sue radici e le sue tradizioni. E come ogni grande arte, il museo che stimola maggiormente la curiosità, la passione e la fantasia dei vari appassionati, non può che essere quello dove il calcio è nato. Non credete?
Dove allora potrete trovare il vostro tempio? Se vi recate a Manchester, precisamente in Todd Street, troverete una costruzione particolare, denominata Urbis. Questa struttura fu creata da Ian Simpson e inaugurata nel 2002: inizialmente dedicata a mostre temporanee e a conferenze di vario tipo, dal 2012 è diventata la casa del National Football Museum, il Museo del Calcio Inglese.

The Urbis

The Urbis

Ma prima di quella data il Museo si trovava a Preston, contea del Lancashire, Nord Ovest dell’Inghilterra. Probabilmente a molti di voi questo nome non dirà nulla, e probabilmente questa cittadina non la avrete mai nemmeno sentita nominare. Ma Preston non è un nome qualsiasi, non è una tra le tante parole che nel susseguirsi degli anni ha disegnato quello che è il ritratto dello sport che ogni domenica ci rende folli: Preston è la storia del calcio inglese. Non ci credete? Allora è il caso che di riallacciare i fili della memoria.

NASCITA

Il 17 Aprile 1888 presso il Royal Hotel di Manchester nasceva la Football League. Il nome con cui nacque era in realtà Association Football Union, ma poco cambia. Quel giorno nasceva quello che riconosciamo come il calcio moderno. I membri fondatori erano 12 club appartenenti alle Midlands e al Nord dell’Inghilterra: Accrington, Aston Villa, Blackburn Rovers, Bolton Wanderers, Burnley, Derby County, Everton, Notts County, Preston North End, Stoke, West Bromwich Albion e Wolverhampton Wanderers.

Le competizioni videro poi l’avvio il successivo 8 settembre: le squadre si affrontarono due volte l’una contro l’altra, una volta in casa e una volta in trasferta. Ogni partita vinta garantiva due punti. Il calcio moderno, appunto. Ebbene, quella prima edizione del campionato di calcio inglese fu a vincerlo il Preston North End. E questo sarebbe già un buon modo per meritarsi il proprio posto nella storia. Ma i Lilywhites non si limitarono a vincere il campionato. Lo dominarono. Chiusero senza alcuna sconfitta a loro carico – eguagliati in questo record solo dall’Arsenal nel 2005. E non paghi decisero di vincere anche la FA Cup, imbattuti, ovviamente, ma soprattutto in questo caso senza concedere nemmeno un gol agli avversari. PNE – The Invicibles. Double da imbattuti. Non male, eh?

NORTH END –  THE DEEPDALE

Il Preston North End fu fondato come squadra di cricket nel 1863, per poi venire trasformata la sua ragione d’essere in club calcistico. La scelta di aggiungere il suffisso “North End” all’appellativo della città è poi curiosa: la prima sede del club si trovava infatti sulla sponde del fiume Ribble, nel North End della città, appunto. Dopo questa prima sede provvisoria il club si trasferì nel 1875 presso un terreno dove sorgeva precedentemente una fattoria, la Deepdale Farm. E semplicemente lo stadio in cui il PNE andò a giocare venne semplicemente chiamato “The Deepdale”. Perché è importante uno stadio costruito nel 1875? Perché The Deepdale è lo stadio più antico al mondo a essere usato in maniera continuativa per competizioni calcistiche fino a oggi. 139 anni di partite, ininterrottamente. La storia del calcio, dicevamo. E attualmente, 2014, The Deepdale è uno splendido impianto che può ospitare 24.500 spettatori, moderno, accogliente. Ovvero la storia non passa di moda, ma se conservata, preservata, accudita, continua a insegnarci da dove veniamo. Qui, dentro quell’inno alla tradizione e alla storia di questo sport, fino al 2012 c’era il National Football Museum.

Il PNE non si limitò ovviamente a vincere il primo campionato, ma gli Invincibili vinsero anche l’edizione successiva, con giocatori entrati nella leggenda del club: Nick Ross, e suo fratello Jimmy, David Russell, John Goodall e Geordie Drummond. Per raccontare meglio di quanto questa squadra fosse forte, basta raccontare della FA Cup 1887-1888, l’ultima svoltasi senza la controparte del campionato. Nel primo turno i nostri si trovarono contro l’Hyde. Vinsero 26-0. Record tutt’ora imbattuto.

The Invincibles

The Invincibles

Ovviamente non ci volle molto prima che gli avversari presero le dovute contromisure per rivaleggiare contro il North End, e negli anni successivi il PNE non riuscì più a ripetersi. Già nel 1893-94, dopo tre secondi posti, il Preston si trovò addirittura a dover affrontare lo spareggio salvezza contro la terza classificata della Division Two, il Notts County, sconfitto 4-0 in casa. Progressivamente anche i giocatori lasciarono il Lancashire, e lentamente la squadra dimenticò di essere quella degli Invincibles. Il club iniziò così un’altalena che nel periodo precedente alla prima guerra mondiale lo vide più di una volta sprofondare in seconda divisione e risalire in prima. La storia del club continuò in questo modo fino al secondo dopoguerra, quando un ulteriore mattone alla leggenda dei gigli bianchi si aggiunse sui taccuini degli appassionati di calcio: questo piccolo mattono aveva il nome di Tomas Finney.

SIR TOM FINNEY

Per parlare di Sir Tom Finney, basterebbe una foto scattata nell’anno 1956:

The Splash

The Splash

Siamo a Stanford Bridge, è il 1956. Il campo è fradicio di pioggia, caduta pesantemente nelle ore precedenti. Tempo tipicamente inglese, londinese per essere geograficamente più precisi. Chelsea e Preston North End si sfidano su quello che più che un campo da calcio pare essere una palude. Allora non ci si preoccupava troppo se il pallone dovesse o meno rimbalzare e in quale modo e si giocò lo stesso. In questo acquitrino, in una azione di attacco del North End, un passaggio di Tommy Docherty sulla destra pare essere troppo lungo da raggiungere per chiunque, ma Tom Finney non è uno che si arrende facilmente. Scatta, con il doppio della fatica a causa del fondo fradicio. Scatta e cerca in tutti i modi di intercettare il pallone. Quando vi è vicino si rende conto che l’unico modo per raggiungerlo è andare in scivolata. E ad un tratto, Tom Finney si lancia alla conquista dell’ennesimo pallone da contestare ai difensori avversari. Gocce d’acqua ovunque, un’onda che si alza dall’erba, con un timido sole alle spalle a fare da cornice, assieme agli spettatori assiepati sugli spalti. Un fotografo ha la fortuna, e la bravura, di immortalare quel gesto: The Splash. Quella foto e quel gesto tramandati ai posteri, sublimazione di quello che è uno dei grandi eroi del calcio. In quel gesto c’è tutto quello che fu Tom Finney: classe, dedizione, sacrificio, eroismo, tecnica, impegno. Tutto.

Già, ma chi era Tom Finney? Tom Finney era soprattutto un campione assoluto. Piantato con le sue radici lì, nella sua Preston, città dove è nato, in una casa proprio al fianco de The Deepdale, figlio di un idraulico. Tom Finney, nella sua vita calcistica, ha vestito solo di bianco sia nel club sia con la maglia dei tre leoni: un look perfetto per un simbolo di eleganza, dentro e fuori dal campo. Campo di gioco in cui ha fatto ingresso tardissimo, a 24 anni, una volta esaurite le esperienze della Seconda Guerra Mondiale combattuta in Africa e in Italia.
Un uomo che fu addirittura quasi obbligato a lasciar perdere con il calcio, pregato dal padre di sistemarsi con un lavoro sicuro, quello dell’idraulico, per restare nella tradizione di famiglia. E quindi solo nel 1946 Tom Finney poté dedicarsi completamente al gioco del pallone e vestire la maglia dei Gigli bianchi. Per capire quanto fosse grande il suo talento basta dire che solo dopo 28 giorni dopo il suo esordio in campionato indossava già la maglia della nazionale inglese, giocando, segnando e vincendo contro l’Irlanda del Nord.

Tom Finney

Tom Finney

La sua fedeltà ai colori del North End non fu esente da contrappesi: in 14 anni di carriera il suo palmares rimase completamente vuoto. Nessun trofeo da alzare, nessuna gioia per cui esultare.
Ma una maglia da difendere, un colore, il bianco, da lasciare idealmente intonso e puro, dopo ogni partita. Lui, “The Preston Plumber”, nomignolo affibbiatogli lungo la sua carriera, e di cui era certamente orgoglioso. Un contrappasso molto duro per un giocatore che tutti non esitavano a descrivere come un fuoriclasse assoluto, un’ala agile e tecnica dalla straordinaria correttezza sportiva in grado di segnare e soprattutto di far segnare. “The Tom Finney Era”, fu chiamato quel periodo. Non a caso. Una non proprio felice battuta che circolava all’epoca diceva questo: “Tom Finney dovrebbe chiedere uno sconto sulle tasse per i suoi dieci dipendenti”. Erano i compagni di squadra quei dieci dipendenti, che non ebbero mai il coraggio di replicare.

La classe non è acqua, si dice, ma per quello che riguarda Tom Finney forse rivedendo quella foto si può fare una eccezione: Sir Stanley Matthews, il Dribbling Wizard, e primo vincitore del Pallone d’Oro, disse: “Per dettare lo svolgimento e l’esito di una partita di calcio, un calciatore deve avere avuto in dono qualità speciali e straordinarie. Quelli che lo hanno ricevuto e mostrato con continuità possono essere contati sulle dita di una mano: Pelé, Maradona, Best, Di Stefano e Tom Finney”.

A Tom Finney vennero riconosciuti i grandissimi meriti sportivi anche dalle più alte autorità del Regno, e fu nominato Commander of the Order of the British Empire. Sir. E il 31 luglio 2004 The Splah divenne una statua, opera dello scultore Peter Hodgkinson, e posta di fronte all’ingresso del National Football Museum. Quando il Museo spostò la sua sede, la statua fu spostata, perché il legame con la storia del calcio e questo giocatore, che molti non hanno esitato a paragonare a quello che è oggi Lionel Messi, non poteva essere cancellato.