Il 19 maggio 2013 all’Old Trafford Sir Alex Ferguson ha salutato definitivamente i suoi tifosi come manager di maggior successo nella storia del calcio inglese. Un regno straordinario durato 26 anni e mezzo, che ha visto il club raggiungere successi senza precedenti con 13 scudetti, 5 Coppe d’Inghilterra , 2 Champions League aggiunti alla bacheca dei ‘red devils’. La sua longevità è stato fondamentale per il successo del Manchester United e gli ha permesso di distinguersi tra i suoi coetanei in tempi in cui i club si distinguevano per la fretta di licenziare allenatori essendo continuamente alla ricerca di successi a breve termine. Sir Alex ha sicuramente rischiato di subire un simile destino nei suoi primi anni al club, ma un datore di lavoro lodevolmente lungimirante e solidale ha poi visto ripagare la pazienza con una serie di vittorie eccezionali. E non dimentichiamo che già prima, come allenatore ad Aberdeen, Sir Alex godeva della fama di mister di successo.

La sua carriera si potrebbe effettivamente definire come ‘irripetibile’ senza paura di cadere nella retorica; un percorso senza età, durata definita e con una capacità di mantenere al vertice una squadra che non ha eguali al mondo. Anche quei tifosi che lo odiano sono costretti ad ammettere che è stato il più grande allenatore d’oltremanica di tutti i tempi e non ci può essere alcun dubbio su questo. Nella sua dichiarazione di addio ha detto ” La decisione di ritirarsi è stata soppesata per molto tempo e non è stata presa alla leggera .E ‘ il momento giusto. Era importante per me lasciare l’organizzazione della squadra nel miglior momento possibile, e credo di aver fatto così . La qualità della squadra di questo campionato vincente e l’equilibrio di età all’interno di essa fanno ben sperare per continuare ad essere protagonisti al più alto livello possibile … il futuro a lungo termine del club rimane una stella luminosa “.

Sir-Alex-Ferguson-Trofei

Alex Ferguson

 

 

Forse per il mister scozzese l’unico grande rimpianto relativo alla sua lunga permanenza al Manchester United è che ha vinto la Champions League solo due volte. Quelle vittorie però sottolineano chiaramente la “voglia di vincere” e lo “spirito mai domo” che Ferguson era riuscito a inculcare nel sistema United. Questo spirito è un ingrediente importantissimo per spiegare i successi che nel tempo ha ottenuto alla guida del club. Ad ulteriore riprova poi di nuovo i tifosi dello United potrebbero ricordare la sfortuna avuta nella gara di ritorno della semifinale di CL contro il Borussia Dortmund nel 1997. Oppure ricordare il gol annullato a Paul Scholes contro l’FC Porto nel 2004, episodio che avrebbe poi permesso a Josè Mourinho di iniziare a scrivere il proprio capitolo nella storia calcistica europea. Anche l’incredibile e controversa espulsione di Nani nella partita contro il Real Madrid potrebbe rafforzare nei tifosi la convinzione che la loro squadra abbia raccolto in Europa meno di quel che meritasse.

Si potrebbe essere tentati di credere che la permanenza di Ferguson allo United sia stata sempre abbastanza tranquilla. Niente di più falso. Ma ogni volta che le nubi si addensavano sulla sua testa Ferguson ha sempre guardato avanti senza mai recriminare.Viene in mente ad esempio il deludente 10 ° posto nella sua terza stagione 1988-89, oppure che ci sarebbe voluto fino al 1993 per i ‘red devils’ per riuscire a vincere il loro primo campionato dopo 26 anni. Ma una volta superato il primo ostacolo, Ferguson non ha mai guardato indietro ed ha sempre puntato a nuovi obiettivi. Era definitivamente giunta la sua ora. Ha costruito il suo primo campionato vincendo con una squadra assemblata intorno al mago francese Eric Cantona, che molti considerano come il più grande giocatore che Ferguson abbia avuto durante la sua permanenza allo United. Poi, qualche anno dopo, è arrivata la magnifica serie vincente del ’99, di cui Beckham, Giggs, Scholes, Butt ed i fratelli Neville furono grandi protagonisti e tutti provenienti dalle giovanili del club. Il settore giovanile dello United infatti, sotto l’occhio vigile di Ferguson, ha continuato a produrre alcuni dei più brillanti giovani talenti nel calcio inglese. L’unico momento di tentennamento si ebbe nella stagione ’01-’02 dopo l’annuncio prematuro e inaspettato del suo ritiro, prontamente superato con la vittoria in campionato l’anno successivo. Molti misero in dubbio la capacità dello United di continuare a mietere successi vista l’ascesa dell’Arsenal, superpotenza situata nel nord di Londra, per non parlare poi dell’arrivo del denaro russo nel calcio inglese col Chelsea; alla fine ha sempre risposto ai suoi critici nel modo più consono per un grande uomo di calcio: vincendo!!. Tre stagioni senza il titolo sono state poi seguite da 4 Premier League vinte in 5 anni. La grande squadra del triennio ’06-’09, ispirata da Cristiano Ronaldo, ha scritto pagine di calcio eccezionali, culminate nella grandiosa Champions League vinta nella notte di Mosca nel 2008.

Tornando ai giorni nostri il fatto di aver subito da parte dei cugini del City una rimonta di otto punti nella penultima stagione di Premier, rincorsa culminata col titolo vinto dai ‘citizens’ di Mancini agli ultimi minuti dell’ultima giornata, deve essere stata per Sir Alex una pillola difficile da ingoiare. Ma lui ha reagito prontamente, assicurandosi i servigi del giapponese Shinji Kagawa, e, soprattutto, del grande bomber olandese Robin van Persie, nonostante qualche perplessità di alcuni critici. L’acquisto dell’ex capitano dell’Arsenal è stato il suo ultimo colpo di genio, ripagato con un ennesimo titolo vinto con RVP che alla fine ha timbrato uno score impressionante con 25 gol segnati in 36 presenze. L’andamento della squadra nel campionato appena concluso è stato il degno coronamento della carriera di Ferguson, un modo eccezionale per un grande allenatore per chiudere la propria storia, smentendo oltretutto prontamente molti critici, che avevano forse troppo imprudentemente definito lo United come ‘squadra ordinaria’. Alla fine i ‘red devils’ vinceranno la Premier League con sei turni di anticipo.

Una delle sue più importanti eredità sarà, ovviamente, la stupefacente varietà di grandi giocatori portati al club trasformandolo in un ‘top club’ a livello mondiale. Ma il suo ruolo nel marketing e nel ‘global appeal’ del club non può essere trascurato; il suo genio non sta solo nel fatto che lo United ha continuato anno dopo anno a conquistare titoli; Ferguson ha anche sempre insistito sul fatto che la sua squadra doveva giocare con un tipo di calcio attraente ed emozionante, con un quasi obbligo di provare ad ogni costo a far divertire le schiere di tifosi di tutto il mondo. Le sue squadre si contraddistinsero spesso per estro e determinazione, rifiutando di accontentarsi del risultato più comodo e lottando senza pause sino al fischio finale, il proverbiale ‘Fergie Time’. La caratteristica migliore di Sir Alex era che riusciva sempre a motivare i suoi giocatori ed estrarre il meglio da loro settimana dopo settimana, vincendo anche con organici che sotto altre guida sarebbero potuti arrivare al massimo al quarto posto. Un paio di stagioni fa ad esempio il Manchester United ha sorpreso tutti , non solo riconquistando il campionato sui rivali del Chelsea , ma riuscendo anche a raggiungere la finale di Champions League, persa solo contro la corazzata spagnola del Barcellona .

Probabilmente la squadra migliore gestita da Ferguson era quella del 1993-94, team costruito attorno ad Eric Cantona. Peter Schmeichel in porta, Paul Parker, Steve Bruce, Gary Pallister e Denis Irwin in difesa; Andrei Kanchelskis Roy Keane, Paul Ince e Ryan Giggs a centrocampo; Mark Hughes ed Eric Cantona in attacco. Poi ci sta la squadra del triplete del 1999, quando Neville, Scholes, Beckham, Cole e Yorke erano componenti vitali del gruppo. Inserite a mano a mano Rio Ferdinand, Nemanja Vidic, Patrice Evra, Wayne Rooney, Edwin van der Sar, Ruud van Nistelrooy e Robin van Persie nel mix e ci si rende conto che Ferguson riuscì sempre nel corso degli anni ad avere in organico alcuni dei migliori giocatori di calcio al mondo. Spesso si sente dire che Sir Alex non è stato in grado di guidare Wayne Rooney a fare il salto di qualità e diventare, da uno delle più brillanti giovani promesse nel mondo del calcio, ad una superstar veramente globale, un qualcosa che tutti si aspettavano che diventasse. Un altro dei suoi rimpianti potrebbe essere quello di non essere mai stato veramente in grado di colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Roy Keane.

Sir Alex si è accomiatato dal calcio giocato alla sua maniera, e cioè da vittorioso, dal gradino più alto, dopo aver scritto il capitolo più grandioso, per quel che riguarda una partnership club-allenatore, della storia di questo sport favoloso, sia per durata che per obiettivi raggiunti. Si è meritato un grande ritiro, ed il mondo del calcio lo ricorderà e lo ringrazierà sempre.

– Tratto da Outside of the Boot

 

Sir Alex Ferguson e le 8 regole per avere successo nella vita

Anita Elberse, docente dell’Harvard Business School, si è chiesta come Sir Alex Ferguson, l’allenatore più vincente di sempre, abbia fatto a raggiungere e mantenere il successo, quali principi e strategie abbiano permesso al manager scozzese di costruire uno dei club economicamente più solidi e calcisticamente più forti del calcio moderno. Nel corso dell’ultimo anno lo ha intervistato, ha ascoltato collaboratori e giocatori, ha osservato allenamenti e partite, ha origliato conversazioni nei corridoi, ha invitato lo stesso Ferguson ad Harvard, a fornire il suo punto di vista ed a prestarsi alle domande degli studenti.

Il risultato è la “Ferguson’s formula”, otto punti la cui validità trascende l’ambito calcistico, essendo applicabili nel business, e nella vita.

1. Investi sui giovani: questa è la differenza tra costruire una squadra e costruire un club

Appena arrivato a Manchester, Ferguson recluta i migliori scout: il suo obiettivo è quello di costruire un club, e il miglior modo per farlo, è quello di partire dalle fondamenta: nel vivaio dello United arrivano (e crescono) futuri campioni del calibro di Beckham, Giggs, Neville e Scholes, la spina dorsale della squadra che dominerà Inghilterra ed Europa negli anni a cavallo tra i ‘90 e il 2000. In barba al vecchio adagio, per il quale “You can’t win anything with kids”.Il primo pensiero di chi ricopre ruoli di responsabilità è raggiungere successi immediati, per questo acquista giocatori di esperienza, o si affida ad architetti affermati, dipendenti rodati: la società è schiava dei risultati. Sono sufficienti pochi risultati negativi per essere licenziato. Vincere subito è un successo sul breve periodo, ma solo costruire un team porta stabilità. Tale approccio supera il rapporto professionale, permettendo di creare legami, che diventano spirito di squadra.“Il mestiere dell’allenatore, come quello dell’insegnante, è quello di motivare le persone a migliorare: tecnicamente, mentalmente, come persone, così potranno ottenere qualsiasi cosa nella loro vita”.Concedere occasioni ai giovani, non solo fa guadagnare sul lungo periodo, ma crea lealtà. Una volta realizzato che il manager per loro, ne accetteranno i metodi. Non si può neppure immaginare quanto riusciranno a sorprendere, dando loro attenzioni e opportunità.

2. Osa per rinnovare, non c’è spazio per la riconoscenza

“Immaginavamo i nuovi arrivi tra tre anni, e, poi, i giocatori che avevamo già, tra tre anni. Alcuni giocatori possono mantenere standard altissimi per un lungo periodo, ma l’età conta. La cosa più difficile è lasciar andare via calciatori che sono, prima ancora, grandi persone, ma è tutto lì, sul campo: se noti una flessione, devi chiederti cosa accadrà da qui a due anni. Non può esistere riconoscenza”.Ferguson ha sempre lavorato per rinnovare: nei suoi anni all’Old Trafford ha costruito 5 diverse squadre, tutte capaci di vincere trofei. Le sue decisioni erano guidate da una profonda conoscenza del ciclo dell’intero club e del singolo giocatore: gestire i processi di sviluppo inevitabilmente comporta tagliare validi collaboratori, compresi veterani leali.

“Lui non guarda mai al presente, ma sempre nel futuro, sa cosa bisogna rafforzare e cosa rinnovare”. Ryan Giggs

L’analisi economica dei trasferimenti ha rivelato la capacità di “portfolio manager” di talenti: strategia, razionalità e sistematicità. Negli ultimi dieci anni, nei quali il Manchester United ha vinto per cinque volte la Premier League, Sir Alex ha speso meno dei suoi rivali, utilizzando la migliore strategia possibile nel management delle risorse umane: ai giovani è stato offerto tempo e ambiente ideale per avere successo, i più vecchi sono stati venduti quando erano ancora “assett di valore”, e alcuni veterani sono stati tenuti per garantire la continuità e trasmettere la mentalità vincente ai nuovi.

3. Fissa standard elevati, e sprona tutti a raggiungerli

Sir Alex parla con passione del trasmettere valori: più che migliorare dal punto di vista tecnico, vuole motivare a far meglio e a non arrendersi mai.La sua voglia di vincere deriva in parte dalla sua esperienza: “Le avversità mi hanno lasciato una determinazione che mi ha cambiato, mi sono ripromesso che non avrei mai mollato”. Determinazione è quello che cerca in chi lo affianca. Nel corso degli anni la voglia di non arrendersi diventa contagiosa: gli stessi giocatori non accettano compagni che non danno tutto: il lavoro sulla mentalità permea tutto l’ambiente. “Tutto quello che ho fatto è stato mantenere gli standard fissati. Non ho mai permesso una cattiva sessione di allenamento: quello che si vede lì, si riflette nel campo di gioco. Intensità, concentrazione, velocità, alti livelli di performance”. Il manager deve pretendere di più dalle star, devono dimostrare di esserlo: sono preparati a lavorare più duramente, ecco perché sono i più validi. Un grande ego non è un problema come la gente potrebbe pensare: chi ne è dotato deve vincere perché solo questo lo appaga. “Ronaldo, Giggs, Beckham, Scholes, dovevo inseguirli per farli smettere di allenarsi, sapevano che essere un giocatore dello United non è un lavoro facile”.

 4. Mai, mai, cedere il controllo

Non si può perdere il controllo, non quando ci si rapporta con un gruppo di persone al top nella propria professione. Se qualcuno di loro vuole ottenere più spazio, bisogna affrontarlo. Una parte importante nel mantenere la propria autorevolezza è rispondere con forza quando qualcuno la mette in dubbio: chi crea problemi viene multato; chi crea problemi che possono minare le performance degli altri, viene cacciato, fosse pure il migliore al mondo. Rispondere con forza è necessario, ma non sufficiente, rispondere velocemente, è altrettanto importante, per mantenere saldo il controllo.

Così si è comportato Ferguson quando Roy Keane, storico capitano, ha criticato i propri compagni, così ha fatto l’anno seguente con Van Nisterlooy, il bomber della squadra, non appena ha iniziato a creare problemi nello spogliatoio.

Mantenere la disciplina non serve a provare la propria forza, ma a mantenere il controllo, e, quando le situazioni lo richiedono, bisogna essere autoritari.

5. Adatta il messaggio al momento, la comunicazione è importante

Quando è il momento di comunicare le decisioni, Ferguson, forse sorprendentemente per un manager con la reputazione di rude ed esigente, adatta le sue parole alla situazione. Se deve comunicare ad un giocatore che si aspetta di giocare dall’inizio che non sarà in campo, lo fa privatamente: “Potrei sbagliarmi, ma credo che questa sia la soluzione migliore per il team, oggi”. Tenta sempre di non demoralizzarlo, dicendo che si tratta solo di una scelta tattica, e che arriveranno occasioni più importanti. Durante gli allenamenti enfatizza gli aspetti positivi, nonostante i media raccontino spesso delle sue sfuriate negli intervalli. Poche persone migliorano con le critiche, la maggior parte migliora con gli incoraggiamenti: non c’è nulla di più appagante del sentirsi dire “Ben fatto”. Allo stesso tempo, bisogna evidenziare gli errori, quando non si raggiungono le aspettative: in quel momento, le critiche diventano importanti. Essere troppo morbidi nel linguaggio, verbale e non, non fa raggiungere gli obiettivi: è necessario incutere timore. Essere troppo duri, allo stesso modo, non serve: se dipendenti e collaboratori sono spaventati, non otterranno buoni risultati. “Prima della partita mi piace fare riferimento ai valori della working-class; non tutti provengono da lì, ma i loro padri, o i loro nonni, sì. È utile ricordare ai giocatori quanta strada anno fatto. Dico loro che impegnarsi e far bene il proprio lavoro è importante: sembra colpisca il loro orgoglio”.

6. Prepara a vincere

Ogni situazione possibile deve essere studiata e le contromosse preparate in anticipo: il metodo è più importante del coraggio della disperazione. Le statistiche dimostrano che lo United è la squadra inglese che ha ottenuto più vittorie negli ultimi 15 minuti. Gli intervalli di fuoco e le giuste sostituzioni sono importanti, ma non riescono a spiegare tutto. Spesso gli allenatori mandano avanti i propri giocatori negli ultimi minuti, Ferguson, no. Lui prepara a vincere: negli allenamenti spiega cosa fare se serve un goal in 10, 5, o 2 minuti. Non c’è bisogno di urlare quel messaggio; la perseveranza, il non mollare mai è nel DNA del team, è stato costruito col tempo, con l’esempio, instillato giorno per giorno.

“Se perdi e Sir Alex crede tu abbia dato il massimo, non è un problema; ma se perdi stando in campo molle … allora stai attento alle tue orecchie!” Andy Cole

7. Fai affidamento sul potere dell’osservazione

Quando ha iniziato ad allenare, Ferguson era un accentratore, non lasciava spazio al proprio staff. Crescendo, ha delegato in misura sempre maggiore gli allenamenti agli assistenti, non rinunciando mai ad essere presente e ad osservare. Il passaggio da allenare a osservare permette di valutare meglio le performance di tutti i singoli, notandone i cambiamenti, le energie e l’impegno. Ciò che importa, nel delegare, è fidarsi dei propri collaboratori e lasciar loro fare il proprio mestiere. È diverso dal perdere il controllo: supervisionare e decidere, questi punti rimangono fermi; ciò che cresce, è la capacità di valutare, si arrivano a notare cambiamenti psicologici che influiscono sul rendimento, e questo aiuta a conoscere meglio le persone con cui si è a contatto.

8. Non smettere mai di adattarti

Adattarsi ai cambiamenti non è mai facile, e lo è ancora meno quando si è al top per molto tempo. Intuire, prima dei competitor, gli effetti positivi di metodi ed approcci nuovi, utilizzare professionalità di altri campi, se queste possono servire a migliorare le performance, o gestire meglio le risorse, è sintomo di grande intelligenza, e apertura mentale. Già negli anni ’90 Ferguson ha fatto ricorso a un team di scienziati dello sport, e, seguendo le loro indicazioni ha somministrato vitamina D ai propri giocatori, per sopperire alla mancanza di sole di Manchester, o, ancora, ha utilizzato sensori GPS per analizzare le performance a venti minuti dalla fine dell’allenamento. Insegnanti di yoga, chirurghi per le piccole operazioni, optometristi: tutto ciò che poteva servire al team, è stato utilizzato senza timore, e paraocchi. Bisogna vincere, non esistono altre opzioni, e, per vincere, si devono testare tutti i mezzi che permettono di migliorare. Continuare a lavorare duro, considerare ogni traguardo come il primo, garantirsi sempre più chance per quello successivo, questo è il metodo dei manager, di quelli di successo almeno. Manager di successo, Sir Alex, sicuramente lo è stato,  ma spesso lo si riduce all’aver avuto la miglior squadra, o il denaro necessario, sottovalutando tutti gli altri fattori alla base delle vittorie: staff di prim’ordine in cui riporre la propria fiducia, capacità di analisi e osservazione, occhio fisso al bilancio, necessità di prendere decisioni difficili, attenzione all’aspetto psicologico. La gestione di un club, di un’azienda, o di un condominio, è un’operazione complessa: entrano in gioco molte variabili che un osservatore disattento può considerare secondarie, ma, che, insieme, fanno la differenza tra una storia di successo, e il fallimento. Le vittorie  ottenute derivano dal metodo che Ferguson ha studiato e affinato negli oltre trent’anni di carriera, la “Ferguson’s Formula”, che, senza timore di essere blasfemo, considero erede, aggiornata e corretta de “L’arte della Guerra”, solo che, a tre millenni di distanza, il campo da guerra, è il campo da calcio; l’Old Trafford, per la precisione.

“Per molte ragioni, molto probabilmente dopo il Real Madrid tornerò in Inghilterra. Per me lo scenario perfetto tornando in Inghilterra sarebbe avere ancora Ferguson come avversario. Se lui smette, a perderci è il calcio. Non è una questione di allenatori giovani o vecchi. Lo chiamo il capo. Perché per me lui è il capo di tutti gli allenatori. Quando tornerò in Inghilterra spero di trovarlo ancora sulla panchina del Manchester United”. José Mourinho