Argentino di Buenos Aires, sessant’anni, Ricardo La Volpe (Ricardo Antonio La Volpe Guarchoni) è sicuramente uno dei tecnici più prestigiosi dell’intero panorama calcistico americano. Ex portiere, campione del mondo ad Argentina 78 come riserva di Fillol,  come tecnico si afferma soprattutto nel campionato messicano, alla guida, tra le altre, di Toluca, Atlas (campione nel 1993) e Guadalajara. Poi, la storia d’amore con la nazionale messicana con due mondiali giocati,  dal 2002 al 2006, con trentotto vittorie su settantuno incontri, una vittoria in Gold Cup (2003) e soprattutto l’incredibile prestazione nella Confederations Cup del 2005, ricordata da tutti i tifosi ‘tricolores’ per la vittoria di misura sul Brasile e per l’estenuante semifinale con il colosso Argentina, risoltasi solo ai rigori. Ai mondiali successivi, saranno ancora gli argentini, agli ottavi, a segnare la fine dell’avventura dei messicani. La Volpe come protagonista del calcio messicano, quindi: ancora oggi, i suoi discepoli tattici (‘Lavolpistas’) nel paese della siesta, così come in tutto il continente, vengono identificati come seguaci del “Lavolpismo”, neologismo creato ad hoc per identificare il gioco offensivo e brillante che il tecnico cerca sempre di attuare. Famoso il suo motto “punta a vincere e vincerai o pareggerai, punta a pareggiare e pareggerai o perderai”.

RicardoLavolpe

Nel suo credo è cruciale «aprire il campo, ma sempre nel pieno ordine in attacco e in marcatura». Il “Lavolpismo” prevede inoltre cambi di tattica in corsa senza farsi grossi problemi. Storicamente il sistema più usato dal mister argentino è stato comunque un 5-3-2 molto offensivo, in realtà un 3-5-2 con i laterali costantemente votati all’attacco.

Ricardo La Volpe viene considerato come un tecnico che pone forte enfasi sulla tattica da seguire. Sicuramente se consideriamo il calcio americano come meno tattico e completo di quello europeo è stato significativo che un mister di questo tipo abbia avuto così grande successo in Messico. E’ oltremodo riduttivo considerare solo l’aspetto tattico di questo tecnico, noto anche per essere un ottimo motivatore e con grandi capacità gestionali, sia del gruppo che dell’ambiente, anche se e’ innegabile che la sua carriera sia stata costellata da alti e bassi, dovuti in parte anche al suo carattere poco diplomatico. Epici alcuni scontri avuti con la stampa sudamericana. In ogni caso in Messico ha letteralmente segnato un’epoca sia alla guida di club che della nazionale.

Alla guida di club ottiene i risultati di maggior prestigio soprattutto con l’Atlante culminati nella vittoria del titolo nazionale nel 1993 .

Mexico-Confe-2005-LaVolpe

Con la selezione messicana centra subito un obiettivo con la vittoria nella finale della Coppa d’Oro 2003 contro il Brasile Under-23 mentre l’anno successivo batte l’Argentina nella Coppa America 2004, venendo successivamente eliminato contro il Brasile. Ha avuto inoltre buoni risultati anche nelle Olimpiadi di Atene nel 2004.

Forse la sua migliore stagione risale al 2005, stagione preparatoria  per il mondiale del 2006, con un ottimo lavoro svolto nella Confederations Cup nel 2005 in Germania, che ha garantito al Messico il diritto ad essere una delle teste di serie per la Coppa del Mondo 2006 sempre in Germania.

Nella Confederations Cup 2005 il Messico viene schierato da La Volpe con un 3-5-2; i tre difensori centrali sono bloccati mentre invece i due laterali devono continuamente proporsi sulle fasce per dare ampiezza al gioco e superiorità numerica centrocampo. Tipico del tecnico argentino cambiare al volo la formazione per cui non è raro il cambio modulo per arrivare ad un 4-5-1 piuttosto che un 3-3-3-1 difensivo od un 3-4-3 più offensivo.

Mexico-Confe-2005-ChangesLaVolpe

Resta costante la ricerca della superiorità numerica attorno alla palla con combinazioni brevi e veloci. Al di là del modulo utilizzato in fase difensiva spesso troviamo 9 giocatori dietro la linea della palla, con minimo due giocatori pronti a fare pressing sul portatore di palla e tutta la squadra predisposta per favorire le ripartenze fulminee sulle fasce. Il contrattacco sulle fasce è risultata essere infatti l’azione preferita dalla selezione messicana come sfogo immediato dell’azione, che inizia con la riconquista del pallone tramite il pressing continuo. Molto ricercati anche gli scambi veloci tra giocatori con massimo uno-due tocchi di palla.

In Germania nella Coppa del Mondo 2006 il Messico ha utilizzato un 3-4-3 molto flessibile. Il trio difensivo era composto da Salcido, Osorio e Marquez. La linea mediana era composta da Brown  e Torrado al centro con Mendez a destra e Pineda a sinistra. In attacco manovrava Bravo leggermente sfalsato a destra accanto al due arieti Fonseca e Borgetti. Come al solito La Volpe ha modificato il suo schema tattico iniziale a seconda delle circostanze di gioco, solitamente modificando l’assetto tattico in un 3-5-2 per dare più consistenza al centrocampo, come ad esempio contro l’Argentina. In quella partita i messicani si sono dimostrati degni rivali del team  argentino, messo in difficoltà da un pressing costante e molto alto dei messicani che in fase difensiva oltretutto si schieravano spesso con un 5-3-2.

Boca-2006-La-Volpe

La difesa a 3 è stata sempre mantenuta quando gli avversari presentavano due punte in attacco mentre nel caso di un unico attaccante centrale con due ali larghe la difesa messicana poteva eventualmente diventare a 4, nonostante la spiccata preferenza per il 5-3-2 in fase difensiva.

L’ex portiere albiceleste di Baires 78, ritornato in patria con alterne fortune (Boca Juniors e Velez), ultimamente utilizza ma non sposa il 4-4-2, «dobbiamo lavorare sui sincronismi della linea a 4 – poi può essere 4-3-3 o 4-4-2 – e saper passare, se serve, a 5. Il 4-4-1-1 invece non è calcio, è anti-calcio».  Tornerà di moda il ‘lavolpismo’?