Johan Cruijff – talento fuori dal comune

Gli inizi all’Ajax
Tra i giocatori e i dirigenti dell’Ajax Amsterdam, Johan divenne presto popolare e sempre più spesso riceveva in regalo il biglietto per assistere alle partite casalinghe dei lanceri. Entrò a far parte del settore giovanile dell’Ajax nel giorno del suo decimo compleanno, insieme al fratello Heini: il fratello stopper, lui mezzala. Vìe Buckingham, allenatore della prima squadra dell’Ajax, si prese cura personalmente della preparazione atletica del ragazzino, impostando per lui uno specifico programma di rafforza­mento consistente nell’allenarsi con sacchetti di zavorra di quattro chili, ciascuno infilato nella giubba della tuta. Nonostante i problemi familiari, il giovane Cruijff continua ad essere un protagonista dei campionati giovanili, segnando 74 reti in una sola stagione.

A 14 anni Johan vince il suo primo campionato nella categoria Allievi. A 16 firma il primo cartellino con l’Ajax, debuttando in prima squadra pochi mesi dopo il 15 novembre 1964 in Groningen-Ajax (1-3). La settimana successiva realizza il suo primo gol nel 5-0 interno contro il PSV, andando in gol dopo aver fatto passare la palla sopra la testa di tre avversari, presentandosi davanti al portiere dopo un dribbling ubriacante, chiamando il portiere fuori dai pali e dribblandolo due volte, prima di concludere tranquillamente a rete. Gli bastano poche apparizioni per diventare un titolare inamovibile.

L’Arrivo di Michels e l’era del Calcio totale
Nel gennaio del 1965 l’Ajax è vicina alla zona retrocessione e, nello stesso periodo, subisce una pesante sconfitta contro i rivali del Feyenoord per 9-4, risultato che porta all’esonero l’allenatore Vick Buckingham: a prenderne il posto, all’indomani del pareggio nel derby con il DWS Amsterdam nella partita successiva, fu Rinus Michels, ex centravanti trentottenne dell’Ajax e della Nazionale olandese. Fu così che per Cruijff e la squadra iniziò una nuova era, quella del Calcio totale.

Dopo aver evitato la retrocessione nel 1964-1965 la squadra avviò un ciclo contrassegnato da tre vittorie consecutive in campionato e una in Coppa d’Olanda. Benché giovanissimo, Cruijff era il giocatore più rappresentativo: infatti, pur non essendo un attaccante puro, segnava con regolarità arrivando persino a realizzare 33 gol in 30 partite nel torneo 1966-1967. Il 1969 fu l’anno della prima finale in Coppa dei Campioni contro il Milan di Nereo Rocco persa per 4-1.

La consacrazione
All’inizio degli anni ’70 l’Ajax si presenta come la squadra più forte al mondo. Nel 1971 i lancieri centrano la prima vittoria in Coppa dei Campioni della loro storia: con una grande prova l’Ajax batté il Panathinaikos per 2-0 e sulla scia del trionfo europeo Cruijff verrà premiato con il suo primo Pallone d’oro.

Nella stagione 1971-1972 la squadra ottiene la cosiddetta “tripletta” (dominio nazionale, europeo e mondiale). I lancieri arrivarono in finale di Coppa dei Campioni 1971-1972 contro l’Inter di Sandro Mazzola, giocando la finale a Rotterdam in casa dei rivali storici del Feyenoord. In quella partita Cruijff realizza una doppietta. La coppa nazionale fu vinta contro l’ADA Den Haag vincendo per 3-2: anche in quella partita Cruijff si conferma leader realizzando un gol, un assist e rendendosi protagonista di incursioni palla al piede lungo tutto il campo.

Anche la stagione successiva è vincente: l’Ajax vince il campionato per la seconda volta consecutiva e la Coppa dei Campioni (battendo in finale la Juventus 1-0 con rete di Johnny Rep) per la terza volta consecutiva.
Tra il 1965 e il 1973, vince complessivamente sei campionati, tre Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale e due Supercoppe UEFA.

Johan Cruijff - l'extraterrestre

Johan Cruijff – l’extraterrestre

L’arrivo al Barcellona
Nel 1973 venne ceduto al Barcellona per la cifra di tre milioni di fiorini olandesi. Al Barcellona veste la maglia numero 9 (invece del suo 14) e ritrova anche come allenatore Rinus Michels. Il 28 ottobre 1973, di fronte ad un Camp Nou stracolmo, Johan Cruijff debutta nella Liga, segnando due reti, ed il Barcellona vince per 4-0 sul Granada. Il 22 dicembre 1973 segna una rete con una rovesciata di tacco nella vittoria, per 2–1, contro l’Atletico Madrid, gol che gli frutterà il soprannome di “Olandese volante”. Il 16 febbraio 1974 il Barcelona, trascinato da Johan Cruijff, batte il Real Madrid al Santiago Bernabeu con un 5-0: la stagione 1973-1974 si chiude con la tanto attesa vittoria della Liga, dopo quattordici anni di assenza dall’albo d’oro.

I dissidi interni e il primo ritiro
Nella stagione 1974-1975 il Barcellona si classifica al terzo posto, dietro a Real Madrid e Real Zaragoza.
Gli anni successivi non sono migliori e Cruijff è sempre soggetto a pressioni come polemiche con gli arbitri, il killeraggio scientifico di difensori come Ángel María Villar e persino minacce di rapimento; inoltre, dopo la partenza di Rinus Michels, arriva il tedesco Weisweiler, con cui si instaura un rapporto difficile e in perenne tensione.

Johan cominciò quindi a guardarsi intorno prendendo in considerazione l’opzione di lasciare la Spagna: le voci più insistenti riguardano un suo presunto passaggio alla Juventus, con frequenti incontri tra Giampiero Boniperti e Montal, poi sfumato a causa della chiusura delle frontiere del calcio italiano nei confronti degli stranieri.

La sconfitta alle elezioni di Montal e la partenza di molti uomini della vecchia guardia lo costringono quindi ad annunciare il ritiro dalle scene calcistiche a 31 anni.

Il ritorno in Olanda e la rinascita
Il 6 dicembre dello stesso anno torna a vestire la maglia dell’Ajax Amsterdam che, al De Meer, batte 4-1 l’Haarlem; nella stessa partita realizza un gol a pallonetto. Assieme ai giovani Frank Rijkaard e Marcel van Basten disputa altre due stagioni (solo una con il secondo), vincendo due campionati e una coppa. In totale con i lancieri disputa 275 partite di campionato con 205 reti prima di passare al Feyenoord Rotterdam della matricola Gullit nell’estate del 1983, esperienza che lo vede giocare in un inedito ruolo di libero vincendo subito il campionato, il nono, e la Coppa d’Olanda, la sesta della sua carriera.

Nazionale
Nazionale giovanile e l’esordio con “record”
Il 24 marzo 1965, a Leeuwarden, Cruijff debutta nella Nazionale Giovanile per gli Europei di categoria. A 19 anni vince il campionato ed esordisce, con gol, in Nazionale: la partita è Olanda–Ungheria (2–2), gara nella quale accade l’episodio del pugno all’arbitro. Questo episodio lo rende anche il primo giocatore espulso della storia della selezione arancione: il record gli costò un anno di squalifica, sanzione che peraltro venne immediata­mente attenuata, ma che la­sciò il segno nei rapporti tra Cruijff e la sua Nazionale: da quel momento in poi si sarebbe concesso con molta parsimonia alla Nazionale, soprattutto dopo il trasferimento in Spagna.

Il Mondiale dell’Arancia Meccanica
Il mondiale di Germania Ovest 1974, primo giocato dalla compagine olandese, diventa presto il mondiale dell’Olanda, del suo trascinatore e capitano Johan Cruijff e della sua rivoluzionaria tattica di gioco: il Calcio totale.

Il girone di qualificazione venne superato con gli oranjie che esordiscono in modo vincente, con un 2-0 sui due volte campioni dell’Uruguay; dopo il pareggio senza reti contro la Svezia, Cruijff guida i suoi ad un 4-1 sulla Bulgaria, ritagliandosi un ruolo da ispiratore: realizza due assist e si procura il rigore poi realizzato da Johan Neeskens.

Nella seconda fase l’Olanda sconfigge ogni ostacolo che gli si presenta davanti: l’Argentina viene travolta da un 4-0, con il capitano che segna una doppietta, serve due assist e si dimostra leader della squadra. Anche la Germania Est fa la stessa fine dei sudamericani: 2-0 con gol di Johnny Rep e Arie Haan.

All’Olanda per raggiungere la finale di Monaco basterebbe un pareggio con i campioni in carica del Brasile, ma Cruijff non si accontenta: nonostante le frequenti provocazioni dei brasiliani nei suoi confronti, si conferma anche in questa occasione il leader della squadra, fornendo a Neesekens un assist rasoterra per l’1-0 e realizzando il gol del raddoppio in spaccata su assist di Rob Rensenbrink.
Il 7 luglio si gioca la finale all’Olympiastadion di Monaco contro la Germania Ovest, dove i tedeschi hanno il tifo a loro chiaro favore. Nella conferenza stampa prepartita il ct germanico Helmut Schön fu parecchio sibillino; il giornalista Angelo Rovelli  scrive: “Probabilmente il ct germanico ha dichiarato che Cruijff può essere marcato a zona, purché su di lui ci sia sempre più di un marcatore: in altre parole i tedeschi gli costruirebbero una ragnatela umana intorno, impedendogli di respirare, o, perlomeno, di muoversi secondo abitudine”. Quando le squadre entrano in campo gli occhi del pubblico sono puntati sui due capitani: Cruijff e Franz Beckenbauer. Subito dopo il fischio dell’arbitro Jack Taylor gli olandesi iniziano una fitta rete di passaggi, non trovando spazio per avanzare tra le fitte linee tedesche; così Cruijff ripiega in difesa, cercando di fluidificare il gioco dei compagni e restando in difesa come uomo più arretrato. Quando riceve un retropassaggio da parte di Wim Rijsbergen, Cruijff inizia una cavalcata solitaria lungo tutta la metà campo tedesca, seminando Berti Vogts e costringendo Uli Hoeneß ad atterrarlo in area: Taylor fischia il rigore, puntulamente trasformato da Neeskens; dopo 2 minuti l’Olanda è in vantaggio. I tedeschi raggiungono il pari con un rigore realizzato da Paul Breitner, quindi Cruijff, pressato rudemente da Vogts, diventa nervosissimo e più volte richiama l’arbitro segnalando gli interventi, al limite del regolamento, del suo marcatore. Allo scadere del primo tempo, Rainer Bonhof, avanzando lungo la fascia destra, supera Haan in dribbling e crossa al centro verso Gerd Müller, che realizza il gol del sorpasso. Protestando animatamente con Taylor, quest’ultimo, stizzito anche per un pallone gettatogli in faccia da Willem van Hanegem, ammonisce Cruijff per proteste durante il rientro negli spogliatoi.

Nella ripresa gli arancioni premono, ma senza molta lucidità, e, soprattutto, senza andare a segno: nonostante i due legni colpiti dagli Oranjie il risultato rimane invariato, e i tedeschi sono Campioni del Mondo.

Il fallimento agli Europei e l’addio alla Nazionale
La Nazionale olandese si presenta agli Europei 1976 in Jugoslavia con l’intenzione di puntare al titolo, ma anche questa impresa non si conclude a buon fine: liti interne allo spogliatoio tra Cruijff e Van Hanegem, danneggiano irrimediabilmente l’affiatamento della squadra, che si classifica al terzo posto. Nonostante una prestazione sommariamente di buon livello (segnando anche un gol a pallonetto dai pressi dell’out contro il Belgio) Cruijff, dopo aver guidato l’Olanda alla qualificazione ai Mondiali in Argentina, annuncia la sua scelta di non voler partecipare alla fase finale di questi ultimi.

Il fallimento agli Europei e l’addio alla Nazionale
La Nazionale olandese si presenta agli Europei 1976 in Jugoslavia con l’intenzione di puntare al titolo, ma anche questa impresa non si conclude a buon fine: liti interne allo spogliatoio tra Cruijff e Van Hanegem, danneggiano irrimediabilmente l’affiatamento della squadra, che si classifica al terzo posto. Nonostante una prestazione sommariamente di buon livello (segnando anche un gol a pallonetto dai pressi dell’out contro il Belgio) Cruijff, dopo aver guidato l’Olanda alla qualificazione ai Mondiali in Argentina, annuncia la sua scelta di non voler partecipare alla fase finale di questi ultimi.

Fonte: Wikipedia.