L’Italia calcistica degli anni 70, inizio anni 80, arrivava direttamente dalla scuola del ‘catenaccio’ degli anni 60. Rispetto però alla squadra ‘bloccata’ prevista dal gioco all’italiana, che garantì il dominio delle squadre milanesi negli anni 60, l’evoluzione della tattica calcistica europea arrivò nel decennio successivo a vedere dominare due scuole di pensiero che stravolsero completamente il modo di giocare continentale: il ‘calcio totale’ olandese ed il ‘pass and move’ inglese col suo 4-4-2. L’Italia calcistica restò completamente spiazzata dal punto di vista tattico da questa rivoluzione che prevedeva ruoli e giocatori molto meno bloccati con una forte accentuazione dei movimenti dei giocatori ‘senza palla’ sia in fase offensiva che difensiva. Specialmente la fase offensiva del catenaccio, che si limitava a prevedere fulminee ripartenze con lanci lunghi verso i giocatori in attacco, fu estremamente penalizzata dall’applicazione della trappola del ‘fuorigioco’ e dal marcamento ‘a zona’. Anche la fase difensiva comunque ne risentì perché la commistione di ruoli e di movimento applicata dalle squadre europee metteva in grosse difficoltà il rigido marcamento a uomo previsto dal gioco all’italiana. L’approccio tattico italiano di allora cercò di mutuare alcune di queste innovazioni provando, specialmente in attacco, ad innestare smarcamenti e movimenti offensivi in un impianto che continuava comunque a prevedere il marcamento a uomo in difesa, vista la grande solidità della scuola difensiva italiana. Nacque la cosiddetta ‘zona mista’, cioè un tentativo di adattamento moderno del catenaccio, riprendendo comunque le tecniche difensive e la maggior parte della disposizione in campo di quest’ultimo. Il libero continua ad esserci, come garanzia di ultimo uomo, ma con compiti allargati in quanto può anche agire, con le sue avanzate ed i suoi lanci, a supporto del gioco offensivo. I difensori restano deputati alla marcatura a uomo ma a sinistra il terzino assume anche compiti di appoggio in attacco con frequenti avanzate sulla fascia, diventando fluidificante o cursore di fascia. Gli altri due difensori, stopper e terzino destro, restano marcatori a uomo a tutti gli effetti. A centrocampo agivano un mediano difensivo, che dava equilibrio davanti alla difesa e spesso con compiti di marcare a uomo il regista avversario, una mezzala tuttofare a destra ed un regista più avanzato a sinistra. In attacco a destra agivano l’ala tornante, di solito col compito di saltare l’uomo, andare sul fondo e crossare, un centravanti vecchio stile, di grossa stazza e bravo nel gioco aereo, ed un’ala sinistra, o seconda punta, che convergeva al centro e si scambiava con l’attaccante centrale. A centrocampo, a parte il mediano difensivo, la squadra si disponeva a zona, e da questa disposizione derivò il nome di ‘zona mista’, che prevedeva appunto uno schieramento difensivo in parte ‘a uomo’ ed in parte ‘a zona’; oggi potremmo definire il modulo come una sorta di 3-5-2 asimmetrico.

 

Schema tattico Italia di Bearzot

Schema tattico Italia di Bearzot

I risultati delle squadre di club con questa applicazione tattica furono in generale modesti, a parte le nazionali di Bearzot, che stupirono per il gioco espresso, prima in Argentina nel 1978 (quarto posto) e poi in Spagna (vittoria mondiale). Il tecnico friulano approdò come C.T. alla nazionale maggiore dopo i pessimi risultati conseguiti da Valcareggi in Germania nel 1974. Il compito era di quello di chiudere un’epoca, quella dei ‘messicani’ del secondo posto al mondiale del 1970, e ringiovanire la nazionale. Per attuare la rifondazione innanzitutto si basò sul blocco juventino, un gruppo di giocatori di caratura veramente mondiale che permise ai colori bianconeri di dominare in quegli anni in Italia. Arrivarono in azzurro Scirea, Gentile, Tardelli, Rossi, Cabrini che con Antognoni, Conti e Collovati ed i veterani Zoff, Causio, Graziani ed Altobelli diventarono l’asse portante della rifondazione di Bearzot.

L’approccio tattico del suo calcio è estremamente variegato: prima di tutto è decisamente duttile, cosa che gli permette di essere sempre efficace mescolando stili diversi ed andando alla ricerca di giocatori poliedrici in grado di garantirgli quella flessibilità che il calcio moderno iniziava a richiedere. Resta di scuola italiana nell’analisi puntuale degli avversari, che lo porterà in giro per il mondo per assistere dal vivo alle partite dei rivali. La zona mista che attuerà sarà il condensato di tutti questi intenti, nell’ottica di coniugare la marcatura fissa di tre-quattro elementi al controllo dello spazio.

La formazione standard che solitamente Bearzot schiera è quella classica della zona mista: Scirea libero, Collovati e Gentile marcatori fissi, Cabrini fluidificante a sinistra, Oriali mediano, Tardelli mezzala, Antognoni regista, Rossi prima punta e Graziani (Altobelli) seconda punta. Con l’Argentina ed il Brasile ai mondiali di Spagna il tecnico friulano predisporrà la squadra col duplice intento di fermare i tanti giocatori talentuosi avversari e contemporaneamente essere sempre pronti a recuperare il pallone e ripartire. Il contropiede manovrato, diverso da un atteggiamento passivo basato sull’attesa e sul rilancio lungo, permette a quell’Italia di sfruttare al meglio le doti di polivalenza dei suoi calciatori.

Marcatura a uomo di Gentile su Maradona

Marcatura a uomo di Gentile su Maradona

 

Con l’Argentina Campione del Mondo Bearzot predispone con Gentile una marcatura rigida su Maradona, mentre Collovati e Cabrini vengono lasciati nella zona di competenza a scambiarsi la marcatura, in risposta alle mosse del c.t. avversario Menotti, che prova a complicare i piani azzurri invertendo le posizioni di Diaz, spostato sulla destra, e Bertoni, piazzato al centro, per portare Collovati sulla fascia e Cabrini lontano dalla sua posizione. Su Maradona inoltre viene predisposta una gabbia di sicurezza che scatta quando Gentile perde la marcatura, con Oriali che si propone subito sull’argentino e Scirea che agisce come terzo difensore. L’obiettivo del c.t. italiano è chiaro ed è quello di fermare i quattro-cinque giocatori talentuosi argentini con l’obiettivo di neutralizzare tutta la squadra.

Scirea in chiusura in Italia Argentina

Scirea in chiusura in Italia Argentina

 

Con Gentile obbligato a spostarsi per tutto il campo e Cabrini e Collovati impegnati a marcare gli attaccanti avversari, Bearzot dà il compito agli attaccanti di fascia Conti e Graziani di retrocedere sino alla difesa per garantire sempre una copertura ottimale dello spazio. In mezzo al campo Antognoni, Oriali e Tardelli sono schierati a zona col compito preciso, una volta arrivati al limite della propria area, di prendere in consegna il giocatore avversario che si presentasse nella parte di campo di propria competenza. Oriali è il mediano deputato a mantenere le distante tra attacco e difesa mentre in fase di attacco Antognoni ha grande libertà di movimento e Tardelli agisce da vero e proprio incursore cercando sempre gli inserimenti nell’area avversaria.

 

Oriali in Italia-Argentina

Oriali in Italia-Argentina

In attacco si forma un tridente di concezione veramente moderna dove Rossi è il terminale centrale, esente da compiti difensivi, mentre Graziani a sinistra e Conti a destra hanno il compito di presidiare le zone laterali sia in fase difensiva che in quella offensiva.

 

Attaccanti italiani in Italia-Argentina 1982

Attaccanti italiani in Italia-Argentina 1982

Avendo ben chiari i compiti difensivi la squadra è sempre predisposta a ribaltare completamente il gioco una volta riconquistata palla (ad esempio Bergomi e Scirea sono nell’area della Germania Ovest, nella finale di Madrid, nell’azione del due a zero), con Cabrini, Tardelli e Conti che agiscono da incursori mentre in attacco Antognoni è il regista deputato a dirigere le azioni verso il giocatore smarcato. Si tratta di un contropiede manovrato (vedasi il gol di Tardelli con l’Argentina) che prevede di arrivare in tempi brevi alla trequarti avversaria per poi aprire il gioco sul compagno libero, anche a costo di cambiare completamente zona di campo. La varietà del gioco d’attacco è garantita sempre dalle incursioni di Cabrini a sinistra e dal grande lavoro fatto da Conti sulla fascia destra, con dribbling fulminanti ed una velocità di esecuzione eccezionale.

 

Centrocampo italiano in Italia Argentina 1982

Centrocampo italiano in Italia Argentina 1982

Col Brasile, squadra che godeva dei favori del pronostico vista la caratura tecnica eccezionale di molti dei suoi giocatori, l’approccio difensivo cambia ancora: su Zico si piazza stabilmente Gentile mentre per contrastare più efficacemente il gioco di squadra brasiliano Bearzot crea una staffetta sulle fasce laterali, con Oriali e Conti sulla destra e Cabrini e Graziani sulla sinistra, con l’intenzione di creare uno sbarramento mobile, a zona, per fermare contemporaneamente sia l’attaccante esterno che il terzino in avanzata. Gentile, dopo Maradona, si ripete su Zico, Oriali marca Eder, Cabrini Socrates quando si sposta nella sua zona, Tardelli e Antognoni si scambiano le marcature in mezzo al campo supportati da Conti a destra e Graziani a sinistra.

 

Italia-Argentina 1982 - marcature a uomo

Italia-Argentina 1982 – marcature a uomo

Visto che il gioco di Telè Santana vive sulle verticalizzazioni per Serginho che, col gioco di sponda, favorisce gli inserimenti dei fenomenali centrocampisti carioca, Bearzot chiede a Collovati, prima, e a Bergomi, poi, di cercare l’anticipo sul centravanti avversario in modo da trovare sbilanciato il reparto centrale brasiliano già proiettato verso la porta azzurra.

Il gioco riesce anche grazie alle marcature scelte dal C.T.. Così coi carioca ad esempio Graziani passa buona parte della partita nella sua trequarti a curare le avanzate del terzino avversario Leandro mentre l’eclettismo permette agli azzurri di poter rendere al meglio in qualunque situazione di gioco. Tardelli può marcare un avversario a centrocampo e poi proporsi in attacco e segnare il gol-vittoria in finale. Il terzino sinistro Cabrini invece, dopo aver finito un’azione sulla sinistra in fase offensiva, può evitare di farsi tutto il campo per recuperare la posizione perché un suo compagno è già predisposto in copertura della sua posizione.
L’Italia si laurea Campione del Mondo battendo agilmente la Polonia in semifinale e la Germania Ovest in finale: grande duttilità tattica ma anche un gruppo fortissimo mentalmente e tecnicamente. Il portiere Zoff è una sicurezza, i difensori sono quanto di meglio al mondo in quel momento ci possa essere con Cabrini che interpreta il ruolo di fluidificante in maniera superba; i centrocampisti abbinano qualità, quantità e capacità tattiche non comuni mentre in attacco svettano Bruno Conti, ala destra spesso irresistibile quando parte in velocità, e Paolo Rossi, centravanti dal grandissimo fiuto del gol.