Due giorni or sono il presidente Tavecchio ha approvato la tanto attesa riforma del calcio. Essa si sviluppa essenzialmente in quattro punti:

Rose a 25 giocatori, di cui quattro cresciuti in Italia e quattro nel vivaio del club con l’illimitato tesseramento degli Under 21
Nuove regole per i cosiddetti “giovani di serie”: Il giovane extracomunitario al primo tesseramento deve essere residente in Italia ed essere entrato nel paese con i genitori non per ragioni sportive e comunque aver frequentato la scuola per un minimo di quattro quattro anni.
Curriculum obbligatorio per uno dei due extracomunitari tesserabili ogni anno. La sostituzione del calciatore extracomunitario sarà possibile solo nel caso di esistenza del contratto da professionista da almeno tre anni (dal 2012).
Fair play finanziario nel sistema delle licenze nazionali.
Ineleggibilità e decadenza dei dirigenti: la condanna minima rimane un anno di giudicato, ma solo per reati per i quali esiste una pena superiore ai tre anni.
Inoltre, Tavecchio ha anche presentato una bozza riguardante gli atti di violenza ai danni degli arbitri (unico tema che ha trovato la totale condivisione dei presenti). Verrà votata nel prossimo consiglio federale.

Dettati punti, mi accingo ad una più minuziosa analisi: il primo punto implica una drastica riduzione delle rose per diciannove squadre di Serie A. Ciò comporta due cose per i giocatori in esubero: o la vendita dei giocatori in esubero, il che porterebbe ad una significativa diminuzione del loro valore di mercato, o lo svincolamento. Due strade difficilmente percorribili. La terza strada la indica nientepopodimeno che Claudio Lotito (c’è bisogno di aggiungere altro?), ovvero le “multiproprietà” di società calcistiche in serie minori.

Il secondo e terzo punto sono piuttosto contradditori. Di fatto si apre al terzo extracomunitario, in quanto il parametro che definisce un curriculum “all’altezza” è l’aver presieduto in panchina almeno due volte nell’ultimo anno. Anche il criterio del contratto da professionista pare piuttosto blando. La nota positiva è che si dovrebbe “rallentare” la compravendita lampo di giocatori, tipiche di club come Udinese e Catania.

Il quarto punto è, a mio parere, un bel segnale. Le nuove norme si allineeranno con le quelle imposte dalla Uefa. Ciò andrà a sfavorire i club più piccoli, ma potrebbe essere anche uno stimolo ad investire più sui capitali umani (allenatori con nuove idee, giovani italiani, maggiore intraprendenza) che monetari.

Il quarto punto è un’assurdità, ma ormai a in un Paese come il nostro, in cui la giustizia ha migliaia di volti, cose del genere sono un’abitudine.
In definitiva la ritengo una riforma con diversi limiti. Non è radicale e rischia di essere il classico specchietto per i tifosi da bar. Servono provvedimenti più decisi, più rivoluzionari; a partite non tanto dalla Serie A, quanto dalla Lega Pro e Serie B. Questo pare nient’altro che un aiuto ai progetti di Lotito e una pezza piccola ad una falla grande, un’altra mezza riforma che, probabilmente, non muoverà le acque, in questo periodo piuttosto stagnanti. Ripeto lo stesso che concetto che espressi il giorno dell’elezione di Tavecchio: si può e si deve cambiare.