Arrigo Sacchi, l’innovatore.

Arrigo Sacchi fu scelto dal neopresidente del Milan Silvio Berlusconi per sostituire Niels Liedholm, la cui conduzione, nonostante una campagna acquisti importante, non portò alcun trofeo in casa rossonera.L’idea del cavaliere e di Galliani fu quella di creare una squadra al di fuori degli schemi tecnici in voga allora e Sacchi, col suo Parma, era in quel momento l’unico allenatore in Italia che proponesse un gioco radicalmente diverso rispetto al ‘catenaccio’ ancora in voga in quegli anni. Il Parma infatti applicava un 4-4-2 nettamente controcorrente ripetto al resto del panorama calcistico italiano e Berlusconi se ne accorse quando il Milan venne clamorosamente eliminato dal Parma di Sacchi in Coppa Italia. Fu amore a prima vista e Berlusconi, amante del bel calcio, decise che quel mister doveva diventare il nuovo allenatore del Milan e così nella stagione 1987/88 Sacchi arrivò a Milano. In realtà si trattava di una grossa scommessa perchè Sacchi era comunque un allenatore giovane e semisconosciuto alla grande platea.

Disposizione in campo del Milan di Sacchi

Disposizione in campo del Milan di Sacchi

 

Concetti tattici: 4-4-2 – zona – pressing alto – fuorigioco – movimenti con e senza palla
Fino ad allora il modulo in assoluto più in voga nel calcio italiano era il catenaccio, una sorta di 3-5-2 con rigide marcature in difesa, un libero, zona mista a centrocampo e due attaccanti. In serie A il movimento che gli allenatori curavano maggiormente era quello del portatore di palla, i suoi compiti e le sue capacità erano primarie. Questo anche perchè il calcio a quei tempi era dominato da marcature fisse, perciò le partite si risolvevano spesso in duelli tra attaccanti e marcatori: era il portatore di palla che aveva il compito di trovare un compagno libero, mentre il marcatore doveva togliergli palla. Sacchi di questi concetti non utilizzò nulla se non la marcatura a uomo all’interno della zona.

Il suo credo calcistico era fatto di zona, diagonale, difesa alta, trappola del fuorigioco, movimento di squadra con e senza palla. Tutte cose che in Italia erano sconosciute ai più tant’è che solo Niels Liedholm con la sua Roma provò ad attuare la zona, seppur limitata alla fase di possesso palla; diversamente dalla zona praticata da Liedholm, Sacchi non puntava su un possesso palla troppo prolungato e la copertura degli spazi, preferendo lavorare invece su una zona-pressing in cui l’intensità ed il ritmo sono elementi prioritari. Ma da dove aveva preso Sacchi questi concetti? Fondamentalmente Arrigo ha più volte riconosciuto che il Liverpool di Bob Paisley, il Brasile e le squadre del calcio totale olandese (Ajax e Olanda) furono quelle che più lo divertirono e lo portarono a proporre il calcio in maniera così diversa. Sacchi definisce il gioco moderno come un movimento armonico di 11 giocatori che sono sempre attivi, con o senza palla. Questi concetti, secondo lui, furono la vera rivoluzione nel calcio moderno e pochi furono capaci fino ad allora di intuirlo. Tra tutte le squadre citate Sacchi definisce il Liverpool di Paisley (col suo 4-4-1-1) come il vero precursore del calcio moderno.

In realtà la vera rivoluzione ci fu con Sacchi perchè dopo di lui il calcio italiano (ed europeo) non fu più lo stesso. Questo nonostante la nuova applicazione del fuorigioco abbia un po’ attenuato l’efficacia della trappola del fuorigioco (infatti allora un giocatore era in fuorigico anche se era in linea con l’ultimo difensore).

Appena arrivato, Sacchi impose subito il suo metodo di allenamento e la sua gestione dello spogliatoio, in maniera rigida e senza guardare in faccia a nessuno. Tutti si resero conto che dovevano lavorare allo stesso modo, dai più famosi ai ragazzi appena arrivati. Il credo sacchiano era uno solo: lavoro, lavoro, lavoro, e Sacchi ebbe anche la fortuna di trovare nel Milan giocatori straordinari non solo in campo, campioni che hanno fatto la storia del calcio come Baresi, Tassotti, Costacurta, Ancelotti, Maldini che abbracciarono in toto le idee rivoluzionarie del mister romagnolo. Carichi di lavoro pesanti, rigidezza negli orari, ossessione maniacale nella cura delle posizioni da tenere in campo sono le caratteristiche principali che all’inizio creano difficoltà ai giocatori nell’adeguarsi ai nuovi metodi. Per ottenere i movimenti di squadra necessari si intensificano le sedute di allenamento a Milanello e si mandano a memoria schemi e movimenti provando e riprovando fino allo nausea situazioni di gioco.

Ma tatticamente come giocava quel Milan? Sacchi propone un rivoluzionario 4-4-2 col centrocampo in linea in fase difensiva mentre in fase offensiva il centrocampo diventa a rombo. Il pressing è alto, costante e parte dai due attaccanti. Sacchi pretende che alla fase difensiva partecipino tutti, gli avversari vanno attaccati dal momento che prendono palla, senza aspettare che arrivino nella propria trequarti. Per attuare un pressing simile le linee devono mantenere le distanze, essere compatte ed attuare movimenti il più possibile sincronizzati per evitare spazi non coperti ed essere pronte a ripartenze fulminanti. La difesa pertanto è schierata a zona, posizionata alta sul campo, costantemente alla ricerca della trappola del fuorigioco, col movimento chiamato sempre da un difensore centrale (Baresi) ed applica la diagonale difensiva. I terzini (Maldini-Tassotti) sono molto propositivi anche in fase offensiva arrivando sovente sul fondo a crossare. A tal scopo Sacchi li schiera un po’ più avanti rispetto ai due centrali per permettere loro di seguire meglio la squadra durante la fase offensiva.

Il centrocampo è schierato in linea in fase difensiva mentre in fase offensiva si dispone a rombo con Ancelotti vertice basso, Donadoni che si insinua spesso tra le linee dietro le due punte, Colombo a destra pronto alle scorribande sulla fascia e Rijkard centrocampista universale; a turno però uno dei due mediani si inserisce in fase di attacco, sia centralmente che sulla fascia. I due attaccanti hanno funzioni leggermente diverse con Gullit appena dietro a Van Basten che invece si muoveva più vicino all’area di rigore avversaria entrambi però con movimenti sincronizzati e sempre abbastanza centrali.Le fasce diventano territorio di conquista dei due terzini.

Tutti in campo devono svolgere un doppio ruolo con compiti importanti sia in fase difensiva che in quella offensiva. Il movimento coordinato tra i reparti e tra gli stessi giocatori dà alla squadra una compattezza mai vista prima mentre il movimento continuo senza palla in fase di attacco sarà devastante per le difese di allora schierate a uomo. Venivano infatti curati con molta attenzione i movimenti degli uomini senza palla, che, proponendosi con i loro scatti e movimenti, offrivano più possibilità al portatore di palla stesso, partecipavano attivamente alla manovra d’attacco e rendevano spettacolari le azioni offensive. Sacchi trasformò anche il modo di fare contropiede, sino ad allora sinonimo di palla lunga all’attaccante, con la rapidità nel ripartire una volta riconquistata la palla tramite una manovra ben organizzata e proficua. Alla fine la squadra imposta e impone il proprio gioco, aggredisce l’avversario e lo obbliga a sottostare al proprio ritmo. Anche se in vantaggio, non si risparmia ma continua ad attaccare con la stessa intensità, virtù che, grazie appunto alla grande organizzazione, non impedisce al Milan di avere una delle difese meno perforate. Gli avversari, i primi tempi, non abituati ad essere attaccati in tutte le zone del campo, trovano grosse difficoltà a costruire le azioni, perdendo i punti di riferimento e finendo per essere soffocati dal ritmo imposto dai rossoneri. Naturalmente il tutto deve essere sorretto da una straordinaria condizione fisica e mentale.

Nella prima stagione il Milan mostrò due facce: quella del girone di andata che metteva in risalto le difficoltà dei calciatori ad apprendere, e di conseguenza a sviluppare le tattiche impartite dall’allenatore, e quella del girone di ritorno, quando il Milan divenne una macchina praticamente perfetta. La squadra raggiunse risultati eccezionali per quanto riguarda il sincronismo dei movimenti in campo e si potrebbero passare ore a riguardarsi le partite per cogliere la spettacolarità del movimento dei giocatori che accorciano o allungano gli spazi a seconda della situazione di gioco.

Sacchi e Van Basten

Sacchi e Van Basten

I risultati: il calcio non sarà più lo stesso.

I risultati saranno spettacolari: in quattro anni il Milan vincerà, dopo anni di anonimato, 1 Scudetto, due Coppe dei Campioni, due Coppe intercontinentali, due Supercoppe europee, una Supercoppa italiana; in quegli anni tutti dovettero inchinarsi di fronte allo strapotere tecnico-tattico-fisico del Milan di Sacchi.

Un sondaggio a livello mondiale del 2007 a cura della rivista sportiva World Soccer ha incoronato il Milan guidato da Arrigo Sacchi, la più forte squadra di club di tutti i tempi e la quarta nella speciale classifica, dov’è preceduta solo da Nazionali (Brasile 1970, Olanda 1974 e Ungheria 1953-1954). Il Milan di Sacchi è nella storia.

Dagli anni 90 ad oggi le innovazioni di Sacchi sono state visibili e sono visibili in molte altre squadre, come ad esempio nel Milan di Carlo Ancelotti o nella Roma di Spalletti, due team che prediligevano il pressing e le veloci ripartenze giocando però con una disposizione tattica differente rispetto al 4-4-2 dell’Arrigo(4-3-2-1- per Ancelotti; 4-2-3-1- per Spalletti). Rafa Benitez più di una volta ha detto chiaramente di ispirarsi al Milan di Sacchi, così come Guardiola e Klopp.

La nuova filosofia, portata dall’allenatore di Fusignano, ha modificato profondamente l’idea di calcio nella nostra penisola: metodi di allenamento moderni, visione della squadra come unico organismo, il mutuo soccorso degli atleti in campo, la “mentalità” vincente del team. Queste sono le eredità di Sacchi, l’allenatore che più degli altri, negli ultimi decenni, è stato capace di innovare il nostro campionato.

Dopo l’avvento di Sacchi il calcio italiano non è più stato lo stesso: parole come “pressing”, “ripartenze”, “zona alta” ecc, sono diventate comuni nel calcio moderno.

A pallone ci possono giocare in tanti, a calcio in pochi. Arrigo Sacchi.