La modifica della regola del fuorigioco del 1925, che limitava a 2 giocatori, 1 più il portiere, fu l’occasione; la volontà di inventare uno schieramento in grado di opporsi più efficacemente al Metodo dilagante e sempre meglio perfezionato.

Il SISTEMA è stato il primo modulo alternativo proposto dalla scuola calcistica inglese, la prima rivoluzione tattica. La nuova norma relativa all’offside nasce con il compito di rendere più spettacolare il fluire del gioco, favorendo gli schemi offensivi. La prima contromisura adottata, anche in questa occasione per merito di formazioni scozzesi (in particolare i Rangers), fu quella di arretrare il centromediano dalla linea di centrocampo a quella dei terzini, trasformandolo in difensore. Si passò così dal classico schema 2-3-5 proprio del Metodo, ad un innovativo 3-2-5. Ovviamente nacque l’esigenza di ridisegnare il ruolo di difensore centrale e di rinforzare il centrocampo privato del suo elemento più importante dal punto di vista tattico, la fonte di gioco.

Il Sistema nasce per merito delle intuizioni di mister Herbert Chapman, all’inizio le sue novità non furono accolte con favore e dovette subire l’opposizione di numerosi suoi connazionali che non erano affatto d’accordo di mettere in discussione una tradizione culturale che aveva dominato il mondo calcistico per oltre 55 anni. Nonostante tutto, l’organizzazione tattica inglese rimaneva sempre la migliore in assoluto, ed era da dimostrare il fatto che il nuovo regolamento fosse in grado di mettere in difficoltà le difese Metodiste, tanto da costringerle a modificare i meccanismi difensivi e né in Europa, né in Sudamerica erano stati presi provvedimenti in tal senso. La rivoluzione tattica di Chapman nacque qualche anno prima della revisione regolamentare del 1925, ma fu definitivamente formalizzata quando trovò nel laboratorio dell’Arsenal terreno fertile. Il tecnico non si limitò ad arretrare il centromediano sulla linea dei terzini, ma lo trasformò anche nel fulcro della difesa togliendogli quindi ogni mansione di costruzione di gioco. Fu Jack Butler il primo giocatore ad assumere questo nuovo ruolo denominato stopper o sostegno. La nuova difesa, quindi, acquisiva un uomo in più che si posizionava davanti al portiere affiancato ai suoi lati dai 2 terzini.

Successivamente, vennero fatti arretrare di una trentina di metri i 2 attaccanti intermedi e a loro venne assegnato il ruolo di interno o mezzala con compiti di presidio del centrocampo. Questa modifica, come sappiamo, era già stata adottata anche da alcune formazioni Metodiste.
Il nuovo centrocampo era così composto da 4 elementi: 2 mediani e 2 mezzali, che formavano una specie di quadrilatero con i primi che si posizionavano nella propria metà e gli altri poco oltre. I mediani, liberati dal tradizionale ruolo di controllori delle ali avversarie venivano leggermente accentrati e curavano molto di più la costruzione del gioco.
Davanti, rimanevano 3 attaccanti, 2 dei quali allargati sulle fasce laterali (ali) e 1 al centro con il compito di far salire la squadra e organizzare il gioco offensivo.
Si completava così la definizione del nuovo schema che non privilegiava più lo schieramento a doppia W Metodista, ma la MW denominato sistema la cui ripartizione di forze era compendiata con la formula 3-4-3.

Metodo WM

I principali vantaggi che portava questa trasformazione furono i seguenti: la copertura delle corsie laterali era notevolmente più precisa; si stabiliva una perfetta simmetria tra il numero di difensori (3) e quello degli attaccanti (3); si introduceva il concetto di marcatura ad uomo, rispetto alla zona Metodista. In particolare, era compito dello stopper seguire da vicino il centravanti avversario. Solo raramente – e se non era impegnato da compiti di marcatura – questo giocatore poteva fungere da sostegno del centrocampo. Il reparto mediano, cioè il centrocampo, assumeva un ruolo nevralgico nello svolgimento del gioco: da lui dipendeva la costruzione del gioco. Il Sistema sostituiva collettivamente ciò che con il Metodo era incombenza di un solo giocatore, il famoso centromediano. Il vantaggio di questo modulo consisteva essenzialmente in una distribuzione molto più razionale degli uomini in campo. Di conseguenza, miglioravano le geometrie e nasceva il nuovo concetto di mantenere le distanze tra i diversi reparti della squadra. Il ritmo di gioco diventava più omogeneo nel corso della partita e aumentava la velocità delle azioni.

Il Sistema attribuiva grande significato al collettivo, anche a discapito della tecnica individuale. Con un’efficiente riproposizione in campo, anche formazioni meno forti riuscivano a contrastare avversari più dotati. Infatti il baricentro della squadra veniva abbassato con l’inserimento di 1 difensore e 2 nuovi centrocampisti, ed era privilegiato il gioco di copertura rispetto a quello offensivo.

Le applicazioni introdotte da Chapman con il suo Arsenal, dominatore in quel periodo in Inghilterra, si adattavano molto bene ad atleti disciplinati tatticamente come quelli anglosassoni e nordici in genere. Non ebbe la stessa fortuna all’estero, tanto meno in Italia. Il punto cruciale, mai risolto a sufficienza nel nostro Paese, era comprendere la logica che stava dietro il Sistema: per alcuni si trattava di uno schieramento offensivo nel quale attaccavano 7 giocatori (3 attaccanti + 4 centrocampisti); per altri era un modulo prettamente difensivo, visto il rinforzo numerico di cui beneficiavano difesa e centrocampo. Inoltre, la marcatura a uomo poteva rappresentare un rischio ulteriore perché, una volta superato il marcatore diretto, l’attaccante si trovava solo davanti al portiere. Senza dimenticare che i nostri calciatori si sentivano indubbiamente ingabbiati nel loro estro e duttilità.

La migliore espressione italiana del Sistema è stata quella del Grande Torino che dominò il calcio italiano dal 1942 al 1949. Ma anche qui occorre fare qualche considerazione: le mezzale Loik e Mazzola solo raramente retrocedevano a supporto della difesa, per non sguarnire il fronte offensivo; i mediani Castigliano e Grezar, che avevano un’intesa perfetta, ne supportavano tranquillamente l’assenza a metà campo; il livello tecnico di tutta la squadra era così elevato che avrebbe potuto esaltare qualunque modulo di gioco. Il Sistema, con la sua struttura così rigida e schematica, consentì ad esaltare le singole individualità di questi campioni nei loro specifici ruoli, sfruttando al massimo il loro potenziale tecnico. Proprio la specializzazione di ruoli che richiedeva, riuscì a trasformare quella incredibile squadra di solisti in una eccezionale orchestra sinfonica.

UN CONFRONTO TRA METODO E SISTEMA.

Una bellissima sintesi di queste scuole di pensiero la troviamo nelle memorie che ha lasciatoHugo Meisl, manager del Wunderteam dopo una sua visita a casa di Chapman, avvenuta nel 1935.

“Herbert, quanto danno hai fatto al calcio con il tuo sistema a W! E’ assurdo che un attaccante come Alex James, interno sinistro, segni il suo primo goal del campionato appena dopo sei mesi. E’ o non è un giocatore d’attacco?” chiesi io a Chapman, che mi rispose:” Caro amico, noi deteniamo il primato dei goal segnati in Inghilterra. Alex James è stato l’autore indiretto di oltre la metà di questi goal. Non c’è nessuna regola che prescriva quanti giocatori debbano attaccare e quanti invece debbano difendere. Otto attaccanti possono ottenere gli stessi risultati di tre attaccanti.”

Al di là di questi aspetti teorici, fatti da 2 maestri del Calcio, non è possibile effettuare un confronto tra le due disposizioni tattiche, per la scarsità di confronti diretti. Certo, in Inghilterra e in Italia vincevano sempre l’Arsenal e il Torino entrambi Sistemisti, ma ciò dipendeva anche dal fatto che erano le formazioni individualmente più forti. La differenza, se vogliamo, era più che altro di natura filosofica e strumentale ai giocatori a propria disposizione. Da una parte veniva esaltato il concetto di calcio di movimento (Metodo), dall’altra quello di posizione (Sistema).

Una semplificazione che può sembrare superficiale per Europei e Sudamericani, decisamente meno rigidi nell’applicazione degli schemi in campo, ma era sostanziale in Inghilterra. Anche perché, come ho avuto modo di sottolineare in precedenza, l’equilibrio tattico che si andava evolvendo fuori dal Regno Unito teneva conto soprattutto delle caratteristiche tecniche e dell’estro dei loro interpreti.
Per questo motivo, fu il CATENACCIO e non il SISTEMA a soppiantare il METODO.

Ringraziamo il nostro utente maimau per il prezioso contributo