ROMA, 17 giugno – Totti (19′), Montella (39′) e Batistuta (78′). Con la firma dei suoi tre ‘tenori’ la Roma batte il Parma 3-1 e festeggia la vittoria del terzo Scudetto della sua storia concludendo la cavalcata trionfale per il tricolore in un Olimpico impazzito di gioia. Uno Scudetto cercato e voluto dal presidente Franco Sensi, realizzato attraverso la gestione del ‘sergente di ferro’ Fabio Capello in panchina ed una campagna acquisti faraonica.

La dirigenza giallorossa infatti, anche per ripagare la tifoseria dal sesto posto della stagione precedente e soprattutto dalla vittoria laziale, decise di non badare a spese cercando di ingaggiare un big per ruolo. In difesa arrivò dal Boca Juniors l’argentino Walter Samuel, il difensore piu’ promettente dell’intero Sud America; a centrocampo il pilastro brasiliano Emerson dal Bayer Leverkusen per 22 milioni di dollari; in attacco Gabriel Batistuta, pagato 70 miliardi di lire alla Fiorentina ma fuori da ogni prezzo nel cuore dei tifosi viola.

Schema tattico della Roma Campione d'Italia 2001

Schema tattico della Roma Campione d’Italia 2001

Campagna acquisti che va a completare una squadra già molto competitiva e guidata da uno dei maestri del calcio italiano, Fabio Capello. Tatticamente siamo nella fase di riscoperta dei  rifinitori talentuosi, chiamati a contrastare tra le linee difensive avversarie il 4-4-2 sacchiano e, dal punto di vista difensivo, nella fase culmine della difesa a 3 (lanciata in Italia da Zaccheroni). Dall’unione di queste due soluzioni nasce il modulo che Capello utilizzerà alla Roma in quel periodo, il 3-4-1-2.  Modulo peraltro già utilizzato da Zaccheroni al Milan come evoluzione del suo 3-4-3 e poi da Lippi alla Juventus (anche se in realtà Lippi alternava spesso la difesa 3 con quella a 4). In definitiva in quel periodo il 3-4-1-2 era il modulo che meglio si adattava per affrontare il 4-4-2 a zona di scuola sacchiana, coi 3 difensori schierati in maniera efficace per contrastare i due attaccanti avversari mentre in attacco il trequartista, giostrando tra le due linee, di difesa e di centrocampo, e non subendo la marcatura a uomo, metteva in crisi coi suoi movimenti la fase difensiva avversaria. Lo stesso Capello, nonostante i grandissimi successi raccolti utilizzando il 4-4-2 col Milan, in quella fase si convertirà alla difesa a 3 ed al trequartista.

La rosa della Roma con i nuovi acquisti diventa in tutto e per tutto un grandissimo mix di potenza, fisicità e classe, amalgamando al meglio i talenti sudamericani con la praticità dei giocatori italiani. Inoltre la rosa anche numericamente era abbastanza solida per garantire cambi in corsa senza subire eccessive penalizzazioni (ad esempio Emerson che si infortunò gravemente all’inizio della stagione).  Protagonista del campionato, chiuso a quota 75 punti (due in più della Juventus) è infatti tutta la rosa a disposizione di Capello. Da capitan Totti a Montella e Delvecchio, passando per Tommasi, Cristiano Zanetti, Nakata, Cafu e Candela, tutti contribuiscono al successo che riporta il tricolore a Roma diciotto anni dopo lo storico successo dell”83.

La retroguardia schierava 3 difensori centrali bloccati in difesa,  Zago (Aldair), Samuel e Zebina, con Samuel a sinistra. Zebina a destra e Zago(Aldair) in mezzo.

A centrocampo da destra a sinistra operavano Cafu, Tommasi, Zanetti e Candela mentre Totti era il trequartista. I due laterali all’interno dello schema tattico di Capello avevano compiti abbastanza diversi. A destra Cafu era deputato a ricoprire il ruolo di vero e proprio cursore di fascia, ruolo che il brasiliano interpretava alla grande, dall’alto delle sue immense capacità atletiche, tattiche e tecniche, che gli permettevano di eseguire al meglio sia la fase difensiva che quella offensiva. Un giocatore veramente fenomenale, bravo nei tackle, nelle diagonali e nei cross. A sinistra agiva invece Candela, con un ruolo più attento e defilato, meno spinto dal punto di vista offensivo e più rivolto verso il sostegno del centrocampo.  Anche i due centrocampisti centrali avevano un ruolo abbastanza diverso, con Zanetti portato a mantenersi davanti alla difesa per fare da collegamento col centrocampo mentre Tommasi agiva più da incontrista. Totti come trequartista aveva ampia libertà di movimento senza preoccuparsi troppo della fase difensiva, avendo alle spalle due giocatori dalle spiccate caratteristiche di copertura; i suoi frequenti inserimenti offensivi inoltre trasformavano l’attacco giallorosso in un vero e proprio tridente che risultava molto difficile da affrontare per le difese avversarie.

In attacco Batistuta era il vero punto di riferimento mentre come seconda punta si alternavano Delvecchio e Montella. Per Batistuta sarà l’ultima stagione ad alto livello ma lo score di 20 gol su 28 partite fu un grandissimo risultato realizzativo. Come seconda punta all’inizio Capello diede fiducia a Delvecchio ma poi dovette confermare Montella perché iniziò a segnare a raffica e non si fermò più.

L’esecuzione del 3-4-1-2 di Capello aveva alcune particolarità. Innanzitutto la difesa assumeva in fase offensiva una specie di schieramento a 4, con Cafu a destra perennemente alto che agiva in pratica da vera e proprio ala e Zebina che si spostava a destra a coprirlo mentre a sinistra Candela si manteneva a metà strada tra la difesa ed il centrocampo. Anche l’attacco subiva una trasformazione perché sovente Totti si portava sulla linea degli attaccanti per sorprendere le difese avversarie. Questo movimento del capitano romanista metteva spesso in difficoltà gli avversari, col mediano che si portava in marcatura sul giallorosso retrocedendo sulla linea dei difensori e pertanto facendo finire in inferiorità numerica il proprio centrocampo.   Con la conferma di Montella come seconda punta la Roma divenne ancora più imprevedibile e si formò in attacco un tridente di assoluto valore.

Il 1º ottobre2000, alla conclusione delle Olimpiadi di Sydney, partì il nuovo campionato con le solite favorite: la Juventus, le milanesi e le romane, con Parma e Fiorentina nel ruolo di possibili outsiders. All’inizio del torneo la Roma andò in testa alla terza giornata per venire superata la domenica dopo dalle due sorprese di inizio stagione: l’Udinese e l’Atalanta. I friulani rimasero addirittura in vetta da soli alla sesta prima di venire sopravanzati dalla Roma di Fabio Capello e capitan Francesco Totti, che conquistò definitivamente il vertice il 12 novembre. I giallorossi tennero un ritmo impressionante a cui nessuno sembrava poter tener testa. Il 22 dicembre lo scontro dell’Olimpico contro la Juventus terminò a reti inviolate e permise ai capitolini di andare alla sosta natalizia con un rassicurante +6 sui bianconeri secondi. La squadra di Capello riprese però subito la sua marcia e il 5 febbraio diventò campione d’inverno con sei punti di vantaggio sulla Juventus e sulla Lazio campione in carica, che dopo un avvio difficile si propose come accreditata antagonista dei cugini.

I giallorossi continuarono la loro marcia anche nel girone di ritorno mantenendo vantaggi sempre rassicuranti sulle due inseguitrici. Il 1º aprile, quando la Roma andò addirittura a +9 sulla Juventus e +12 sulla Lazio, molti pensarono che il torneo si fosse chiuso in anticipo, ma la domenica dopo i giallorossi crollarono sotto i colpi della Fiorentina e la vigilia di Pasqua impattarono in casa col Perugia, permettendo il recupero delle due inseguitrici. Il 6 maggio a Torino fu in programma lo scontro diretto tra Juventus e Roma con sei punti a dividere le due formazioni: dopo il micidiale doppio vantaggio bianconero del primo tempo, i giallorossi trovarono la forza di rimontare con due gol segnati nell’arco degli ultimi dieci minuti della partita. Molte delle responsabilità caddero sul portiere bianconero, van der Sar, reo di aver incassato il primo gol da lontanissimo, e di non aver trattenuto il secondo. Decisivo, comunque, fu il cambio di regolamenti sugli extracomunitari, deciso proprio alla vigilia del big-match, che permise alla Roma di far entrare Hidetoshi Nakata, che mise a segno il gol del 2-1 e propiziò quello del 2-2, messo a segno da Vincenzo Montella sulla ribattuta di un suo tiro. Anche la Juventus, dal canto suo, avrebbe potuto usufruire di tale cambio, ma il suo “quarto extracomunitario”, il brasiliano Athirson, non fu convocato. Il 27 maggio i pareggi incrociati delle romane contro le milanesi portarono i giallorossi ad un passo dal titolo, anche se la Juventus si era avvicinata a soli quattro punti di distanza. Dopo il pareggio del San Paolo alla penultima giornata, il 17 giugno la Roma, spinta da un Olimpico gremito come non mai (allo stadio vennero sventolate più di 30.000 bandiere), sconfisse per 3-1 il Parma (con i gol di Totti, Montella e Batistuta) dando il via all’irrefrenabile festa per il 3º scudetto (i festeggiamenti si protrassero per almeno una settimana, e nella celebrazione al Circo Massimo furono presenti quasi un milione di persone). Il titolo passò così sull’altra sponda della Capitale. Alla Lazio non bastarono, infatti, le 26 reti del capocannoniereHernán Crespo. Proprio nell’ultima giornata di campionato la Juventus esonerò l’allenatore Ancelotti. La notizia dell’esonero venne comunicata all’allenatore nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo di Juventus-Atalanta, quando ormai con la Roma vincente per 2 reti a zero sul Parma era chiaro che il campionato sarebbe stato vinto dalla compagine giallorossa.

Mentre il Parma conseguì una possibile qualificazione in Champions League che, come due anni prima, non seppe poi sfruttare, a Milano si assistette ad un’annata grigia che portò le due squadre locali solo in zona UEFA. Se al Milan il presidente Silvio Berlusconi esonerò il tecnico dell’ultimo scudetto, Alberto Zaccheroni, dopo un’inopinata eliminazione europea, sul fronte interista si assistette ad un vero e proprio annus horribilis: se la stagione era partita con la clamorosa eliminazione in Champions da parte dei semisconosciuti svedesi dell’Helsingborg, che portò all’esonero di Marcello Lippi a favore di Marco Tardelli, la via crucis nerazzurra continuò attraverso il pesantissimo passivo di un 6-1 in Coppa Italia a Parma, l’esclusione anche dalla Coppa UEFA per mano degli ignoti spagnoli dell’Alavès che scatenò una feroce contestazione dei tifosi, ed infine l’umiliazione suprema di uno 0-6, ancor più bruciante perché subito nel derby. Sfiorò la qualificazione UEFA anche il Brescia di Carlo Mazzone che si qualificò all’Intertoto ma perse la finale col Paris Saint-Germain dopo due pareggi, per la regola dei gol in trasferta.
In coda oltre al Bari, retrocesso da tempo, l’ultima giornata mise in scena un’incredibile bagarre da cui uscirono declassati il Napoli al quale, dopo una pessima partenza, non bastò un girone di ritorno tutto sommato positivo e il Vicenza. Si salvò per la classifica avulsa il Lecce, che in casa all’ultimo turno batté in rimonta la Lazio per 2-1 con una doppietta di Gaetano Vasari. L’ultima squadra retrocessa fu la Reggina, dopo lo spareggio con il Verona.

Le competizioni:
Campionato italiano: Vincitore
Coppa Italia: Ottavi di finale
Coppa UEFA: Ottavi di finale

La rosa:
Portieri: Francesco Antonioli, Marco Amelia, Cristiano Lupatelli
Difensori: Cafu, Antônio Carlos Zago, Aldair, Jonathan Zebina, Walter Adrián Samuel, Alessandro Rinaldi, Amedeo Mangone, Vincent Candela
Centrocampisti: Cristiano Zanetti, Marcos Assunção, Eusebio Di Francesco, Hidetoshi Nakata, Emerson, Gaetano D’Agostino, Damiano Tommasi, Gianni Guigou
Attaccanti: Vincenzo Montella, Francesco Totti, Gabriel Omar Batistuta, Abel Eduardo Balbo, Marco Delvecchio
Allenatore: Fabio Capello

I goleador giallorossi:
20 – Batistuta
13 – Montella, Totti
3 – Candela, Delvecchio, Emerson, Tommasi
2 – Assunção, Nakata
1 – Cafu, Samuel