Origini

Scrivere del Barcellona di Guardiola vuol dire innanzitutto prendere in esame ll progetto ‘F.C. Barcelona’, che parte da lontano, precisamente da inizio anni 90 con Cruijff, per poi continuare negli anni con Rijkard, Van Gaal ed infine Guardiola. Nel 1991 Cruijff vince, dopo 3 stagioni, la sua prima Liga da allenatore coi blaugrana e pone le basi per un metodo di lavoro, uno stile ed una filosofia che perdurano fino ai giorni nostri e che hanno permesso in questi ultimi 20 anni al club catalano di continuare a vincere sia a livello nazionale che internazionale. Il calcio praticato dal Barcellona non è sempre stato uguale chiaramente anche se sono molti di più i punti in comune che le differenze. Con questi 4 mister lo schema di base è stato quasi sempre il 4-3-3 (che con alcuni accorgimenti diventava un 3-4-3) contraddistinto da un possesso palla continuo e su queste binari si sono sempre mossi sia gli allenatori della prima squadra che tutto il settore giovanile blaugrana (la famosa ‘Cantera’). I giovani in particolar modo sono diventati in questi anni il vero tesoro del Barcellona, che nel corso degli anni ha formato un gruppo attorno al quale inserire giocatori di prima grandezza; Victor Valdés, Iniesta, Messi, Puyol, Piqué, Fabregas, Busquets, Xavi sono solo alcuni dei giovani che dal vivaio sono passati in prima squadra. Si tratta di giocatori cresciuti nel settore giovanile blaugrana, che ha come compito principale quello di formare giovani con le caratteristiche adatte per interpretare al meglio la filosofia di gioco della prima squadra, prestando particolare cura alla tecnica, alla visione di gioco ed all’intelligenza tattica. Giocatori che alla fine hanno contribuito in maniera determinante anche alla formazione della nazionale spagnola che ha vinto le ultime edizioni di Europei e Mondiali.

Disposizione tattica del Barcellona di Guardiola

Disposizione tattica del Barcellona di Guardiola

Modulo di gioco: il 4-3-3 con punta centrale e con ‘finta punta centrale’

L’interpretazione di Guardiola di questo modulo è in realtà molto elastica, perchè durante la partita la squadra, quando ha il possesso palla, si dispone con un 3-4-3 facendo arretrare il centrocampista centrale (Busquets) sulla linea dei due difensori centrali (Puyol, Piquet), che nel frattempo si allargano sulle fasce per garantire continuità ed ampiezza allo svolgimento di gioco (in special modo quando ha palla il portiere). A questo punto, formata la difesa a 3, i due terzini (DaniAlves,Abidal) hanno ampia libertà di supportare la manovra offensiva della squadra. Considerando che la squadra ha quasi sempre il possesso palla si può a questo punto stabilire senza ombra di dubbio che durante le partite è il 3-4-3 il modulo più utilizzato dai blaugrana. A centrocampo i due mediani (Xavi, Iniesta) si dispongono disallineati, con Iniesta più avanzato e propositivo sulla sinistra mentre a destra Xavi tende più a ricoprire il ruolo di regista. In attacco invece ci sono stati due diversi approcci, uno con una vera punta centrale (Eto’o, Ibrahimovic) mentre l’altro con un finto centravanti (Messi). Sulle fasce (Villa-Sanchez-Pedro) abbiamo due ali che partono larghe e si inseriscono in mezzo a seconda del movimento che attua il centravanti mentre con la punta vera una delle due ali era Messi che invece prediligeva gli inserimenti centrali. Il gioco si sviluppa accorciando il campo portando la difesa a ridosso del centrocampo, schiacciando perciò gli avversari nella propria metà campo ed attuando un costante possesso palla per sfiancare e portare costantemente fuori posizione la difesa avversaria. La velocità di tale possesso aumenta mano a mano che ci si avvicina all’area avversaria; si cerca infatti di velocizzare al massimo l’ultimo passaggio per evitare che la palla venga intercettatta dai difensori e contemporaneamente creare situazioni di gioco difficili da controllare. L’applicazione di questo estenuante possesso palla si estrinseca in una costante attuazione di triangoli mobili e continui cambi di gioco da una fascia all’altra, con infinite variazioni di tema. Si tratta in pratica di ‘torelli’ che in fase di possesso palla e col continuo movimento degli interpreti permettono in definitiva di arrivare in porta con la palla e contemporaneamente, in caso di perdita del pallone, permettono da subito un pressing asfissiante sul portatore di palla per cercare di riconquistare il più velocemente possibile il pallino del gioco. Questi triangoli (le posizioni da cui partono i giocatori sono appunto tre) si formano col movimento dei terzini, le ali ed i centrocampisti. A sinistra abbiamo Iniesta che detta i tempi degli inserimenti con Villa a supporto ed Abidal a sostegno; a destra invece è DaniAlves che si inserisce in profondità con Pedro (Sanchez) che supporta tramite movimento di inserimento centrale mentre Xavi sostiene da centocampo la manovra. In questo continuo movimento dei due triangoli si inserisce Messi che opera da falso centravanti portandosi via i difensori centrali e aprendo spazi per gli inserimenti dei compagni; in alternativa Messi attua, col triangolo prescelto, una provvisoria superiorità numerica proponendo un veloce scambio palla (classico dai e vai) che gli permette di smarcarsi e riportarsi in area con velocità e palleggio devastanti. Le posizioni dei giocatori che compongono i triangoli sono inoltre abbastanza intercambiabili perchè tutti possono allargarsi, crossare, scambiare stretto, stare in fascia od inserirsi in mezzo. Il gioco sulle fasce comunque difficilmente arriva al cross ma piuttosto diventa propedeutico per un passaggio di smarcamento indirizzato all’inserimento in area di un compagno; scelta comprensibile vista l’assenza di validi colpitori di testa. Senza punti di riferimenti precisi e con la padronanza quasi assoluta degli scambi palla diventa a questo punto arduo per gli avversari contrapporsi efficamente. Ecco spiegato il motivo per il quale è stato e continua ad essere utilizzato il 4-3-3; questo modulo è quello che meglio favorisce i movimenti necessari ad attuare tali meccanismi di gioco con la creazione ‘naturale’ di questi triangoli mobili. In pratica diventa un gioco di posizione, in attacco alla ricerca costante dell’uno contro uno’ risucchiando i difensori fuori zona mentre in fase difensiva si arriva al ‘due o tre contro uno’.

I blaugrana si dispongono con un 4-3-3 corto, con la difesa alta e schierata a zona e con un pressing alto e costante da parte di tutta la squadra ad iniziare dai 3 attaccanti; il pressing inizia immediatamente dopo aver perso palla, con due o più giocatori che cercano da subito di impedire al portatore di palla di uscire dalla propria difesa. La filosofia della fase di non possesso della squadra catalana è infatti quella della riconquista della palla, basandosi sul concetto offensivo che se il pallone è mio i miei avversari non possono segnare. Presupposto di quest’atteggiamento è una grande condizione fisica oltre alle già citate doti di visione di gioco ed assoluta padronanza della palla.

Le statistiche relative alle partite giocate quest’anno dalla squadra sono impressionanti: 70% di media di possesso palla, 88% dei passaggi sono di corto raggio; lo sviluppo delle azioni in larghezza è equamente diviso tra le due fasce e la zona centrale mentre in lunghezza il 19% del gioco si sviluppa in difesa, il 47% a metà campo ed il 33% in attacco.  Per quel che riguarda le conclusioni il 70% dei goal arriva da azione manovrata; il 21% dei tiri arriva dalla fascia sinistra, il 64% dal centro ed il 15% dalla fascia destra. I tiri vengono scoccati per il 6% dall’area piccola avversaria, per 60% dall’area di rigore e per il restante 33% da fuori area (gli avversari ripettivamente 8%,49% e 43%). Mediamente ad ogni partita il team blaugrana tira 17 volte verso la porta avversaria , di cui 8 in porta, e concede 7 tiri, di cui 2 in porta. Sono numeri a dir poco impressionanti.

Come eccezionale è il palmarès di vittorie di Guardiola e del suo Barcellona: in 4 anni vince 3 Campionati, 1 Coppa di Spagna, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA e 2 Coppe del Mondo di Club. Una squadra ed un allenatore che finiscono con grande merito tra le compagini che hanno fatto la storia del calcio.