Bob Paisley ed il suo leggendario Liverpool

Giocatore del Liverpool sino al 1954, subito dopo il ritiro dal calcio giocato viene scelto per diventare allenatore della squadra riserve. Con l’arrivo nel 1959 di Bill Shankly come allenatore della prima squadra ne diventa l’allenatore in seconda. Il periodo di Shankly al Liverpool dura sino al 1974 e porta al club la vittoria di 3 titoli nazionali, 2 coppe d’Inghilterra ed una coppa Uefa. Nel 1974 Bob Paisley subentra a Shankly come allenatore della Prima squadra.

Agli inizi degli anni 70 lo stile del calcio inglese era un po’ quello che si potrebbe definire come ‘calcia e corri’ ed il problema più grosso di questo approccio era che quando si affrontavano match con le squadre europee spesso erano dolori. Alla fine del 1973 l’ennesima sconfitta con una squadra continentale (eliminazione dalla Coppa Campioni ai quarti per mano della Stella Rossa) convinse Shankly e soprattutto Paisley (che era già il ‘tattico’ della squadra e con un approccio decisamente offensivo) a cambiare lo stile di gioco della squadra. Il tutto avvenne all’interno della famosa ‘stanzetta delle scarpe’ (boot room) che era un po’ il pensatoio del gruppo di tecnici del Liverpool, un po’ biblioteca un po’ sala riunioni ante-litteram. Dagli incontri tra lo staff tecnico successivi alla bruciante eliminazione europea scaturì l’idea fondamentale che darà il via ad un ciclo di vittorie memorabile. La squadra dovrà imparare la pazienza, uscendo con la palla dalla difesa in modo efficace e pensando subito alle due-tre azioni successive alla riconquista del pallone. Il vecchio stopper-centromediano fu abbandonato e si decise che i difensori dovevano partecipare attivamente all’azione per permettere sin dalla difesa un gioco ordinato e fluido.

Schema tattico del Liverpool di Paisley

Schema tattico del Liverpool di Paisley

Era una rivoluzione perchè sino ad allora il difensore era votato solo ed unicamente alla distruzione del gioco. L’impostazione dell’azione passerà attraverso piccoli gruppi di giocatori con la convinzione che i giocatori senza palla sono importanti tanto quanto quello con la palla. La squadra dovrà mantenere quanto più possibile il possesso di palla alla ricerca di un varco nelle difese avversarie; questo possesso palla deve essere però fatto a velocità sostenuta per impedire alle squadre avversarie di riposizionarsi in difesa. Velocità dei passaggi, possesso palla e smarcamento continuo dei giocatori senza palla alla continua ricerca di un varco in cui infilarsi saranno le caratteristiche del nuovo Liverpool. Finisce la ricerca ostinata dei cross dal fondo ed inizia la manovra ragionata per cercare di dare sempre al portatore di palla due o più opzioni per il passaggio. Controllo e passaggio, passaggio e movimento (pass and move) diventano le parole d’ordine. Alla base di questo approccio c’era inoltre un grosso lavoro di allenamento tecnico finalizzato all’esecuzione perfetta di questo meccanismo ed anche il calciomercato dei ‘reds’ era influenzato in quanto venivano acquistati solo giocatori adatti a tale filosofia di gioco.

Ma come veniva schierato il Liverpool? Nascono il 4-4-2 (in realtà oggi lo definiremmo un 4-4-1-1 in quanto un attaccante era sempre a metà tra il centrocampo e l’attacco) e la difesa a 4 con l’eliminazione dello stopper-centromediano arretrandolo ed affiancandolo all’altro difensore centrale (già Shankly schierava la squadra con la difesa a 4). La zona è il sistema difensivo applicato; i due difensori centrali non sono più solo dei meri distruttori ma devono anche imparare a far ripartire in maniera efficace l’azione dalla difesa. I terzini partecipano attivamente al gioco portandosi avanti sulle fasce e proponendosi costantemente per gli eventuali scarichi. I due centrocampisti centrali erano entrambi capaci di fare gioco mentre i due centrocampisti laterali dovevano saper crossare ma anche riuscire ad inserirsi per vie centrali. Un attaccante era più arretrato e faceva anche da ‘pivot’ mentre l’altro era più avanzato ma spaziava continuamente per aprire i varchi per gli inserimenti dei compagni.

La formazione che vinse la Coppa Campioni nel 1976-77 era: Clemence in porta, Smith e Hughes centrali di difesa, Jones e Neal terzini, a centrocampo Case, Kennedy, McDermott e Callaghan, in attacco Keegan e Heighway(che in realtà era un’ala sinistra, l’attaccante titolare era Toshack).  Negli anni subentreranno altri grandi giocatori come Dalglish, Hansen. Fairclough, Thompson, Whelan, Lee e Rush.

Per il calcio inglese sarà una rivoluzione tattica che lo porterà a dominare in Europa per i 10 anni successivi , prima col Liverpool e poi col Nottingham Forest (il cui gioco era chiaramente ispirato a quello dei ‘reds’) e con l’Aston Villa.

Il palmares sotto l’era di Paisley è impressionante: 6 campionati inglesi, 3 Coppe di Lega, 6 Charity Shield, 3 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa Uefa.

Un altro esempio di quanto fu importante l’innovazione tattica di Paisley viene da un altro grande allenatore che ha rivoluzionato il calcio europeo, Arrigo Sacchi, che in più di un’occasione ha ammesso che il gioco del Liverpool (insieme al calcio totale olandese) è quello che più l’ha ispirato nel suo percorso di allenatore.

Nel 1983, dopo aver vinto il suo sesto titolo di campione d’Inghilterra, si dimise da allenatore e lasciò il posto al suo vice Fagan, al suo fianco fin dal 1974. Fece parte del consiglio d’amministrazione del club fino a quando gli fu diagnosticato il morbo di Alzheimer. Morì a 77 anni nel 1996. A Paisley è intitolato un ingresso di Anfield, lo stadio di Liverpool: quello opposto è intitolato invece a Shankly.

Levati quella ridicola garza. E poi quel ginocchio non è tuo, è del Liverpool. Bill Shankly ( a Tommy Smith presentatosi all’allenamento col ginocchio fasciato).