In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una riscoperta della difesa a 3 e del modulo più equilibrato tra tutti quelli che utilizzano tale sistema difensivo, il 3-5-2. Questo modulo nasce a metà degli anni 80 come diretta derivazione della ‘zona mista’ italiana, a sua volta modernizzazione del famoso ‘catenaccio’ tanto in voga negli anni 60. In particolare il 3-5-2 doveva essere il modulo perfetto per contrastare il 4-4-2, schema che aveva permesso alle squadre inglesi di dominare la scena europea in quel periodo. In effetti tale sistema sembra adattarsi perfettamente al 4-4-2 con 3 difensori che permettono un’adeguata copertura contro i due attaccanti, col centrocampo a 5 in superiorità numerica rispetto ai 4 del 4-4-2 mentre in attacco i due attaccanti, ricevendo supporto dai laterali potevano efficacemente attaccare la difesa a 4. Nella realtà le cose non sono così semplici, sia per la difficoltà di gestire efficacemente la difesa a 3 ed i movimenti dei due giocatori laterali sia perchè partendo dal 4-4-2 ora sono utilizzati molti moduli e meccanismi di gioco che possono mettere in difficoltà il 3-5-2 senza troppi problemi.

Ma chi portò alla ribalta questo modulo particolare ma molto interessante? Il 3-5-2 fu usato per la prima volta a livello internazionale dall’Argentina di Carlos Bilardo nel 1984. Divenuto C.T della nazionale dopo una bella carriera da giocatore e poi allenatore dell’Estudiantes, Bilardo fu subito alle prese con una situazione molto particolare, con un gruppo di giocatori di ottimo livello e con una stella di assoluta grandezza, Diego Armando Maradona. Fu la necessità di gestire al meglio dal punto di vista tattico Maradona che spinse Bilardo a schierare la squadra in maniera da poter supportare efficacemente il grande talento del Pibe de Oro.

In particolare Bilardo usò questo schema per la prima volta durante il tour europeo del 1984 in una partita contro la Svizzera (aneddoto curioso fu che i giornalisti credettero ad un errore quando lui spiegò la formazione descrivendola con 3 difensori, 5 centrocampisti e 2 attaccanti). La nazionale argentina arrivava da uno score di risultati decisamente negativo con solo 3 partite vinte nelle precedenti 15 gare ed il ct aveva la necessità di cambiare l’assetto della squadra che sino ad allora non stava rendendo bene I nuovi meccanismi funzionarono da subito e permisero ai biancazzurri di battere sia la Svizzera che la Germania Ovest.

 3-5-2

 In quel periodo in Europa dal punto di vista tattico erano in voga 3 sistemi di gioco: la zona mista ‘italiana’, il 5-3-2 tedesco ed il 4-4-2 inglese. La zona mista italiana era una evoluzione moderna del catenaccio che prevedeva la difesa schierata a uomo, col libero e due marcatori fissi (stopper e terzino destro), un terzino sinistro che marcava a uomo ma che si spingeva sulla fascia, a centrocampo un mediano (che marcava a uomo), un tornante destro, un interno destro ed una mezzala sinistra (questi ultimi tre erano schierati a zona) mentre in attacco c’erano un centravanti-boa ed una seconda punta più agile e leggera. Il 5-3-2 era la variante tedesca di questo sistema, variante che arriverà sino agli anni 2000, e prevedeva due laterali sulle fasce schierati in difesa anziché un terzino sinistro ed un tornante destro.

Questi furono i presupposti tattici che dettero a Bilardo l’idea di schierare l’Argentina con un nuovo assetto, con un centrocampo simmetrico schierato a 5 (facendo partire i due laterali dalla linea di mediana) mentre i due attaccanti erano sfalsati con Maradona che agiva come seconda punta, con la più ampia libertà di manovra. I due centrali difensivi continuavano a marcare a uomo mentre il terzo difensore era il libero.

La versione moderna di questo modulo prevede che la squadra sia schierata a zona, con i laterali che determinano l’assetto tattico del team, a seconda di quanto profondi siano i loro recuperi. Infatti in fase difensiva sovente lo schieramento diventa un 5-3-2 nel momento in qui entrambi i due laterali si portano sulla linea dei difensori. Nel caso invece si chieda ai laterali di rientrare alternativamente nella linea difensiva dalla parte del lato debole dello schieramento la squadra assume un assetto tattico in fase difensiva simile ad un 4-4-2. Altra opzione poco diffusa è quella di far rientrare il mediano centrale sulla linea difensiva trasformandola in una linea a 4. Appare chiaro che oggi come oggi nessuno si azzarda a mantenere i laterali schierati a centrocampo in fase difensiva, perchè vorrebbe dire lasciare troppo scoperte le fasce laterali in zona di difesa.

I 3 difensori centrali devono essere abbastanza veloci e bravi per poter leggere le situazioni particolari che si determinano con la difesa a 3, col difensore centrale che solitamente guida il reparto. Normalmente non si spingono in avanti perchè la squadra non è predisposta a coprire tali avanzate, men che meno sulle fasce, salvo movimenti studiati appositamente.

La difesa in fase offensiva vede invece i 3 difensori allargarsi per cercare di coprire le fasce che vengono sguarnite dalle avanzate dei due laterali.

Il centrocampo si presta a tantissime interpretazioni a seconda dei giocatori a disposizione e dell’assetto tattico che si vuol dare alla squadra. I laterali devono sempre proporsi sulle fasce per dare larghezza alla manovra per poi arrivare sul fondo e crossare (schema tipico l’interno destro od il mediano centrale che aprono improvvisamente il gioco verso il laterale sinistro e viceversa). I tre centrali possono essere utilizzati per vari compiti a seconda delle loro caratteristiche e di quelle degli attaccanti a seconda dell’assetto tattico complessivo che si vuole dare alla squadra (ad esempio il centrocampista centrale può essere un regista arretrato mentre gli altri due diventano delle vere e proprie mezzeali con possibilità di frequenti inserimenti offensivi).

In attacco possiamo avere due punte con compiti diversi, con una che con movimenti a rientrare fa da sponda mentre l’altra si muove con continui tagli per cercare la profondità. Altro assetto è quello proposto ultimamente da Napoli ed Udinese con la seconda punta che è proprio dietro la prima modificando così tutto lo schieramento della squadra in un 3-5-1-1. In questo caso è evidente che sono team predisposti alle ripartenze e con un assetto difensivo ‘basso’ volto ad aspettare gli avversari per poi colpirli con contropiedi fulminanti.

Appare chiaro che sono due le componenti fondamentali di questo modulo: il pacchetto difensivo a 3 ed i due esterni. I tre difensori devono essere in grado di gestire tutte quelle situazioni che si vengono a creare quando sulla fascia non hai dei terzini veri e propri ma degli incursori. I due esterni invece devono avere doti tattiche e fisiche abbastanza importanti perchè coi coloro movimenti determinano l’assetto tattico della squadra e dovendo coprire tutta la fascia sia dal punto di vista difensivo che offensivo sono chiamati ad un impegno atletico non indifferente.

I punti positivi di questo modulo sono:

creazione di diagonali naturali tra la difesa e l’attacco facendo arretrare il centrocampista centrale ed avanzare i due esterni
flessibilità, coi due esterni che decidono l’assetto tattico complessivo ed i centrocampisti centrali che non sono mai in difficoltà dal punto di vista numerico
buona efficacia difensiva, con la parte centrale molto coperta e le fasce presidiate dagli esterni
a centrocampo si potrebbe creare spesso superiorità numerica coi 5 giocatori
l’attacco riceve comunque un supporto costante dai 3 centrocampisti
I punti negativi sono:

il posizionamento non corretto dei 3 difensori potrebbe creare spazi per gli avversari
nel caso gli avversari schierino 3 punte potrebbe crearsi un pericoloso 3vs3 in difesa ed obbligare a tenere bassi gli esterni compromettendo la superiorità numerica a centrocampo
nel caso di mancata copertura in fase difensiva delle fasce i fianchi potrebbero essere fonte di problemi in quanto potrebbe crearsi superiorità numerica a favore degli avversari
i due attaccanti necessitano di costante supporto non avendo le fasce sempre presidiate
i due esterni devono avere grandi doti atletiche e tattiche
Dopo aver analizzato a grandi linee in ottica moderna il 3-5-2 torniamo a vedere cosa combinò Bilardo ai mondiali del 1986. All’inizio il ct argentino schierò inizialmente la squadra con il 4-4-2 ma nei quarti di finale con l’Inghilterra decise di cambiare e tornare al 3-5-2 mettendo Brown libero, Ruggeri e Cuciuffo marcatori con Sergio Batista di fronte come mediano. Sulle fasce troviamo Giusti e Olarticoechea mentre a centrocampo Burruchaga faceva da collegamento con l’attacco, con Valdano a supporto stabile degli attaccanti che erano Enrique e Maradona, con quest’ultimo più arretrato e con assoluta libertà di movimento. Con questa formazione Bilardo vincerà il Mondiale del Messico 1986 battendo in finale la Germania Ovest.

TABELLINO DELLA FINALISSIMA Città del Messico, 29 giugno 1986 Argentina: Pumpido, Cuciuffo, Olarticoechea, Batista, Ruggeri, Brown, Burruchaga (89’ Trobbiani), Giusti, Enrique, Maradona, Valdano. Germania Ovest: Schumacher, Berthold, Briegel, Eder, Förster, Jakobs, Brehme, Matthäus, Rummenigge, Magath (61’ Hoeness), Allofs (46’ Vöeller). Marcatori: 22’ Brown(A), 55’ Valdano(A), 73’ Rummenigge(G), 81’ Vöeller(G), 83’ Burruchaga(A).

Carlos Bilardo

Carlos Bilardo

Altre squadre famose che hanno vinto col 3-5-2:

– I Rangers, vincitori di sette campionati scozzesi consecutivi (1991-1997 (Allenatore: Walter Smith).

– La Nazionale della Grecia vincitrice dell’Europeo 2004 (Allenatore: Otto Rehhagel)

– Il CSKA Mosca, vincitore della Coppa UEFA 2004-2005 (Allenatore: Valeri Gazzaev).

– Il San Paolo, vincitore del Mondiale per club 2005 (Allenatore: Paulo Autuori).

– La Juventus che nella stagione 2011-2012 ha vinto il campionato di Serie A e stabilito il record storico d’imbattibilità stagionale: 38 partite (Allenatore: Antonio Conte)