Il calcio italiano per suo indole e per la innata mentalità non accetta le soluzioni definitive. Sin dai primi rudimenti tattici che prevedevano un gioco portato al goal e quindi offensivo ha pensato di adattarlo alle proprie esigenze, così Pozzo riuscì a trasformare il metodo in un gioco di rimessa. In seguito dopo la parentesi del grande Torino, squadra che faceva della ricerca del gola la propria “mission” si è inventato il catenaccio, massima espressione di calcio utilitaristico e prudente. Nel momento della crisi di tale modulo tattico e l’evoluzione della zona, l’italiano ha ammesso, con un pizzico di ironia e vanità, la propria inferiorità o indolenza atletica, contraccambiandola con una certa capacità di improvvisazione e un discreto talento individuale.
Così, da buon equilibrista ha modificato il modo di concepire la ZONA, trattenendo quanto di buono questo modulo porta con sé, ossia la copertura degli spazi, la crescita tecnica del calciatore, il raddoppio dei ruoli, l’utilizzo corretto del fuorigioco per adattare soluzioni meno esasperate che siano per l’allenatore, ma anche per lo spettatore più rassicuranti e consone. Nasce in tal modo, una soluzione tutta italiana la zona mista. Questo modulo ibrido, unisce, amalgama e si prende due licenze dalla ZONA pura. In primo luogo mantiene ciò che piace molto agli allenatori, la marcatura a uomo dell’attaccante avversario più pericoloso. Questo perché alcuni attaccanti soffrono molto una marcatura asfissiante e fisica, mentre invece sanno come evitare l’utilizzo più esasperato del fuorigioco. La marcatura a uomo prevede Il corpo a corpo che, talvolta, inibisce anche le migliori doti di furbizia e velocità perché… fa paura, i difensori italiani, erano e mi sembra corretto specificare erano, fisicamente ma anche caratterialmente forti, utilizzavano spesso qualche calcione intimidatorio, facevano sentire il costante fiato sul collo della punta avversaria erano maestri del gioco in anticipo, tutto questo insieme spesso diventava molto frustrante e quindi efficace, bloccando il terminale offensivo e di fatto rendendo inofesivo il gioco degli avversari. L’altro focus era la presenza in squadra di un giocatore dotato di talento, ed era preferibile liberarlo da ogni mansione di marcatura o corsa, la sua superiorità tecnica giustificava di per sé la sua presenza in campo “faccia ciò che vuole, dove vuole”, qualcun altro penserà di presidiare al suo posto quella porzione di campo.
La Zona pura è stata spesso criticata per il fatto di non tutelare a sufficienza l’espressività del singolo, condizionato da rigidi compiti spaziali. Ricordo, ad esempio, le critiche che suscitò l’impiego di esterno sinistro di un attaccante polivalente come Signori nel mondiale statunitense, sotto la guida del purista Sacchi. Per questo, ogni squadra ha voluto preservarsi questa possibilità.
Ne consegue che la Zona Mista offre differenti stili di applicazione, si passa da quelli più rigidi come il 4-3-3 e il 4-4-2 a quelli più flessibili come il 3-5-2 o il 4-3-2-1.
E’ proprio la sua grande varietà di interpretazioni a giustificarne la diffusione.
Quali sono i vantaggi di giocare con il 4-3-3 e a cosa si deve la sua longevità?
E’ ormai assodato che la copertura degli spazi è fondamentale per dominare una partita. Sia che la squadra si difenda che quando si allunga, è facile per il giocatore trovare la collocazione più adatta. Inoltre, in caso di cambio campo repentino, ogni zona è coperta. Ecco perché è caratterizzato da una lunga serie di fraseggi, triangolazioni, sovrapposizioni, possesso palla. Magari non viene giudicato molto spettacolare, soprattutto quando la squadra che lo adotta ha il gioco in mano, ma ha il grosso merito di non scoprire o sbilanciare i vari reparti. A questo si deve aggiungere che Il centrocampo a 3 difficilmente viene messo in inferiorità numerica. Infatti, disponendosi a triangolo con il vertice alto posto appena davanti alla propria difesa e i giocatori molto vicini tra loro, agevola la circolazione di palla tra i compagni, indifferentemente dal numero degli avversari che affronta. In chiave offensiva I 3 attaccanti sono un pericolo costante. Non solo perché tengono sempre impegnati almeno 3 o 4 difensori avversari, separandoli di fatto dalla partecipazione del gioco, ma anche perché possono mettere in difficoltà le difese schierate a zona con il loro movimento.
Un ruolo fondamentale è quello del centravanti, chiamato punta avanzata o terminale offensivo, ha il compito principale di tenere palla, far salire la squadra e incoraggiare triangolazioni con gli attaccanti esterni e con i centrocampisti che si inseriscono dal centro. Direi che questo ruolo, con il playmaker basso e le ali veloci sono fondamentali per questo modulo.

4-3-3Il 4-3-3 rappresenta la versione italiana e mista più rigida e più vicina alla ZONA PURA. Poche sono le divagazioni ammesse, ancora adesso sono rare le eccezioni e queste si limitano all’utilizzo eventuale della marcatura a uomo contro avversari particolari, l’utilizzo del fuorigioco viene comunque privilegiato e l’impiego in squadra di qualche giocatore capace di “rompere” volutamente gli schemi. Ad esempio, un centrocampista in possesso di potenza e capacità di effettuare percussioni oppure un attaccante esterno in grado di arrivare palla al piede davanti al portiere, diciamo che in chiave difensiva sono cresciuti molto i mediani che rompono il gioco e in chiave offensiva i giocatori di talento sono sposati verso gli esterni, con il compito di creare la “superiorità numerica” e dare la possibilità al terminale offensivo la conclusione a rete. Queste concessioni, peraltro, vengono studiate a tavolino proprio per perfezionare il comportamento della squadra di fronte ad un assolo perentorio di un singolo. Le improvvisazioni, sono il frutto di un lungo lavoro di preparazione. Con questo modulo si vuole lasciare al caso il meno possibile. Ecco perché è difficile prendere il sopravvento contro una squadra che lo applica correttamente. La ricerca costante e spasmodica dell’equilibrio tattico e l’attenzione dedicata agli spazi, impongono un rigoroso allenamento e una grossa concentrazione in campo. Queste squadre sono portate a reagire trovando nell’applicazione razionale dei loro schemi ogni comportamento, ogni singola risposta. Basta mollare un attimo, sguarnire una zona del campo e subito trovano l’occasione giusta per sfruttare gli spazi di cui hanno bisogno.
Per tutti questi motivi il 4-3-3 viene adottato soprattutto dalle squadre di club. Un selezionatore tecnico, il CT, con pochi giorni a sua disposizione e uomini reperiti da squadre che utilizzano moduli diversi, ha grosse difficoltà a replicarlo in nazionale. A meno che non riesca a trasferire blocchi di giocatori prelevati tutti dalla stessa squadra, come è accaduto per la Nazionale di Sacchi e come sta cercando di fare in chiave più recente l’Italia di Conte, che nella Juventus è partito con il 4-2-4, per ritrovarsi spesso a giocare con 3-5-2, stesso percorso che sta cercando di effettuare in nazionale.