Ho dovuto posticipare questo post di una settimana, a causa dell’indelicatezza che avrebbe provocato questo titolo durante i giorni degli attentati parigini. Dato l’argomento del post, ovvero la situazione del Milan, non ho avuto alcuna difficoltà a rinviarlo, grazie alla perpetua attualità. Preferirei dunque sorvolare sulla noiosissima partita di ieri sera, Napoli-Juventus, perché si finirebbe con il parlare di errori arbitrali, al posto di criticare una gran mancanza di ritmo e gioco.
Il Milan esattamente un anno fa cambiava allenatore: fuori Allegri, dentro Seedorf. Un cambio che generò un grande urlo di gioia in tutti i tifosi milanisti, che avevano trovato nel tecnico livornese la causa delle tragicomiche ultime prestazioni. Venne chiamato in panchina uno storico ex-giocatore rossonero, Clarence Seedorf appunto, che lasciò la maglietta da calciatore per indossare la giacca da allenatore. A fine campionato si optò per Inzaghi, fedelissimo fino allo smielato per Berlusconi, ma esperto quanto Seedorf.
Tre allenatori diversi eppure i risultati sono gli stessi. I giocatori, tranne qualche volto nuovo, sono gli stessi. Una domanda che mi piacerebbe porgere a Galliani (Berlusconi ormai scambia Milanello con la casa di riposo, quindi avrei difficoltà a ricevere una risposta soddisfacente), è questa: “Dove la dirigenza vuole che il Milan arrivi?” Al momento, se un istinto marzulliano, dovessi darmi la risposta, direi “A conquistare la salvezza tranquilla”.
Il Milan attuale non ha qualità “oggettive”, ovvero nessun giocatore che sappia gestire la palla con sicurezza. Inzaghi si riempe la bocca, oltre a tante ciarle fumose, di due parole “vertice basso”, ovvero un regista, un uomo che sappia impostare il gioco a partire dai sedici metri. Un uomo per definizione, con grande visione di gioco e dei buoni piedi. Inzaghi affida questo ruolo a De Jong: qualcosa non torna. Il centrocampo del Milan è con una quasi totale penuria di tecnica, una cosa assolutamente inaccettabile per un club come quello rossonero.
La difesa è appena sufficiente per un campionato come il nostro, in cui i dribbling sono merce rarissima.
Infine l’attacco. Dissi che sarei stato curioso di vedere il gioco che avrebbe dato agli attacanti. Ebbene, uno, il celebre colpo-dell’ultima-ora-stile-berlusconiano, è già emigrato in Spagna. Al momento il Milan ha un unica punta, utilizzata a sprazzi.
Penso che l’uso di Menez come prima, falsa, mezza, pseudo punta sia l’emblema delle capacità attuali di Inzaghi come allenatore.
Forse la domanda giusta è un’altra: c’è ancora qualcuno che crede in questo Milan? Hip hip, hurrà!