Il 4-3-3 e il 4-4-2 sono moduli che puntano essenzialmente sul collettivo e caratterizzati da un calcio aggressivo e veloce. La loro filosofia punta essenzialmente all’esecuzione corale del gioco che porta spesso le squadre alla ricerca del repentino cambio di campo, cercando così di allargare la difesa avversaria e trovare spazi di manovra.
La disposizione e le geometrie dei giocatori, l’assetto curato ed equilibrato fanno apparire la squadra come un unico blocco che si muove in sincrono e con atteggiamento autonomo e intelligente. Il gioco è una catena di raddoppi, sovrapposizioni e copertura consapevole degli spazi. La carenza della cura della tecnica di base del calciatori ha portato, negli anni, ad una diminuzione di calciatori talentuosi, pertanto, l’individualismo soggettivo del giocatore, è divenuta solo un’opzione secondaria.
L’applicazione tattica, lo studio quasi maniacale di movimenti difensivi ed offensivi, al ripetizione all’infinito di schemi ha portato spesso gli allenatori, come avviene spesso nel football americano, disporsi in lontananza rispetto ai propri giocatori per verificare dal di fuori il meccanismo dei movimenti: solo mantenendo costantemente la struttura iniziale, la squadra riuscirà ad imporsi perché costringe l’avversario ad aprirsi e a sfiancarsi nell’inseguimento del pallone.
Per tale motivo tali moduli, nella loro versione più rigorosa, sono stati frequentemente adottati anche dai puristi della ZONA. La differenza tra ZONA e ZONA MISTA diventa, in alcune circostanze, davvero molto sottile.
Dal punto di vista pratico, il 4-4-2 pare più affidabile, più facile da preparare e più disponibile ad accogliere il talento, per lo meno nella sua esecuzione latina.
D’altra parte però, il 4-3-3 è più difficile da affrontare: gli attaccanti larghi o liberano l’inserimento di centrocampisti e difensori oppure tengono in costante apprensione la difesa avversaria.
Fondamentalmente tutti i tecnici sono in grado di preparare le proprie squadre al 4-4-2; ci possono essere momenti nel corso della gara in cui questo diventa addirittura una necessità. Tale modulo, infatti, è la base di partenza per ogni allenatore, le sue varianti sono poi, specifiche e studiate a tavolino, nel rispetto ai giocatori che si hanno in rosa. E’ molto frequente, inoltre le tutte le formazione di uno stesso club, dalle giovanili fino alla prima squadra, utilizzino lo stesso modulo tattico, per “abituare” il calciatore, qualora se ne ritenesse opportuno o indispensabile a poter essere impiegato nella formazione della categoria superiore, in modo da non doversi ritrovare in difficoltà.

Il 4-3-3, invece, è un modulo che va preparato a tavolino e che non si improvvisa facilmente. Per questo, mentre il primo rappresenta talvolta una soluzione strategica, il secondo è una predisposizione tattica definitiva. Un fatto è innegabile, i tecnici che teorizzano il 4-3-3 gli rimangono fedeli negli anni: per loro non rappresenta tanto la soluzione migliore, quanto l’unica possibile. Ciò non accade al contrario. Il 4-3-3 sembra un modulo molto offensivo e che mette in difficoltà gli avversari che devono adattare le marcature difensive ai giocatori d’attacco avversari, che hanno la possibilità , singolarmente, di mettere in difficoltà difese troppo statiche.
Concludo nel modo più banale possibile. Anche perché talvolta la banalità ripropone le soluzioni migliori: ciascuno dei due moduli ha le sue prerogative e necessita di interpreti adatti. Imporre una concezione calcistica senza essere compreso dai propri giocatori è controproducente. Non solo devono avere le caratteristiche tecniche necessarie, ma devono anche essere in grado di sentirlo loro, riconoscendosi come espositori concreti. In questo sta l’abilità del tecnico: avere delle idee e riconoscere chi è capace di metterle in pratica.

4-4-2v4-3-3