Lo Stadio Luigi Ferraris, nel quartiere genovese di Marassi, è sicuramente uno dei più particolari d’Italia. Incastonato letteralmente fra i palazzi, di colore rosso carminio e con le sue inconfondibili “torri”, ha compiuto da poco il secolo di vita.

Ferraris

Ma oggi il “gigante rosso” farà solo da comprimario alla storia che vi voglio raccontare. Chiunque abbia fatto un giro intorno al Ferraris avrà sicuramente notato, dietro i Distinti e proprio a fianco alla discesa che porta i pullman delle squadre nella pancia dello stadio, un’antica villa Cinquecentesca: Villa Centurione Musso Piantelli.
Poco curata all’esterno ma ricca di affreschi anche di pregio al suo interno, oggi è sede di un circolo culturale. Eccola in uno scatto preso da Google Street View.

piantelli

Ma facciamo un passo indietro: nei primi anni del secolo scorso il quartiere di Marassi è praticamente aperta campagna. Troviamo ville e residenze di prestigio che i ricchi dell’epoca usavano per lasciare il “caos cittadino” e rifugiarsi appunto nella quiete del retrocittà.
Il Genoa intanto, dopo l’iniziale campo di Piazza d’Armi a Sampierdarena e quello successivo a Ponte Carrega (un paio di chilometri dall’attuale Ferraris), decide di dotarsi di un campo proprio.
Dopo numerose consultazioni la soluzione arriva grazie ad un socio del Grifone, il marchese Musso Piantelli, proprietario di una villa con un grosso appezzamento di terreno nei pressi del torrente Bisagno.
I lavori partono nel 1910 e il campo viene inaugurato il 22 Gennaio dell’anno successivo con la partita Genoa-Inter.
E qui cominciano a guai….

Leggenda vuole che i terreni adiacenti la villa fossero in uso ad alcuni contadini, ai quali le nuove tribune tolsero il sole (con ovvie ricadute sulle loro coltivazioni). Si narra che una di queste contadine lanciò un’anatema sul Grifone (ai tempi la squadra più vincente d’Italia):”Genoa, non vincerai nulla per i prossimi cent’anni, non vedrai più la luce delle vittorie così come io non vedo più la luce del sole!!».

Andò proprio così? Vediamo: il Genoa vinse il titolo del 1915, ma solo a tavolino (il campionato fu interrotto a poche giornate dalla fine a causa della guerra), poi quello che 1922-1923 (ma con gara decisiva al Flaminio di Roma), quindi trionfò anche l’anno successivo (festeggiando sul terreno del Savoia), dopodichè subì la clamorosa truffa ad opera del Bologna nel 1925, vittoria che avrebbe dato la “stella” ai Grifoni.
A seguire imboccò una lenta discesa (secondo posto nel 1928 e nel 1930, terzo nel 1938), mettendosi in bacheca perà la Coppa Italia del 1937. E dove si giocò quella finale? A Firenze…

Insomma, la contadina aveva colpito: mai il Genoa festeggiò più un trofeo sul terreno “maledetto”.

Chi crede alla maledizione ha inoltre un’altra freccia al suo arco: il Grifone ebbe un sussulto di gloria, vincendo il campionato di B e arrivando 4° in A, quando lo stadio era in pieno rifacimento per Italia ’90 e il sole tornò per un breve periodo a inondare Villa Piantelli.

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Calcio a parte quella villa fu per anni sede di fenomeni poco chiari, facendo fiorire le leggende più disparate. Intorno al 1930 un gruppo di portuali venne presi a schiaffi e costretto alla fuga nel buio da misteriose “forze”, nello stesso periodo alcuni abitanti dei palazzi vicini (nel frattempo l’urbanizzazione aveva colpito duro) vennero svegliati da colpi impressionanti in piena notte. Immancabile poi l’avvistamento di una figura femminile in abito lungo che si aggira dietro le vetrate.

Negli ultimi anni nessuna presenza spettrale ma una trentina di anni fa nel giardino della villa pascolava tranquillamente un leone, che un poco lungimirante meccanico teneva come animale da compagnia…

Ma quanto di vero c’è in questa storia (fantasmi a parte…)? Beh le incongruenze non sono poche.
Innanzitutto il Ferraris originariamente fu costruito perpendicolarmente all’orientamento attuale, inoltre nei primi anni i “Distinti” (che avrebbero tolto il sole alla maledicente contadina) non esistevano, come possiamo vedere da questa fotografia datata fra gli anno ’10 e ’20. Notiamo bene la villa “libera” da costruzioni proprio a fianco del terreno di gioco.

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Anche la storia della “luce che tornò a inondare i terreni proprio quando il Genoa tornò in Europa” non sta in piedi temporalmente: il “Ferraris” ai tempi di Aguilera e Skuhravy era già ristutturato da un paio di anni.
Inoltre nonostante i 100 anni “maledetti” siano scaduti il Grifone non ha certo alzato titoli e Coppe, purtroppo per i suoi tifosi…

Insomma, forse la maledizione ha colpito, forse la signora era solo disturbata dai lavori intorno o forse, più probabilmente, è solo una leggenda tramandata di bocca in bocca che però si è ormai ritagliata un piccolo spazio nelle “storie di calcio”.