La tattica nel calcio – l’evoluzione del modulo di gioco – l’andamento di sistemi e schemi dagli inizi del gioco del calcio ai giorni nostri
Le origini: 1-1-8 e 2-2-6
Il calcio assunse la sua forma e molte delle sue regole attuali nell’Inghilterra di metà Ottocento. Nei giorni del calcio pionieristico non esistevano strategie o tattiche precise, ma una sola regola: il “Calcia e corri”, per la quale i (pochi) difensori effettuavano lanci lunghi per servire la folta schiera degli attaccanti che si avventavano sulla palla nel tentativo di calciarla in rete. Gli schemi di gioco erano semplici e decisamente votati al gioco offensivo. La prima partita internazionale che la storia del calcio ricordi fu disputata il 30 novembre 1872 tra Inghilterra e Scozia: gli inglesi adottavano un modulo del tipo 1-1-8, vale a dire un difensore, un centrocampista e otto attaccanti; lo schema scozzese era un più prudente 2-2-6. A dispetto della vocazione d’attacco delle due formazioni la gara terminò 0-0.

2-3-5-Piramide

La piramide 2-3-5
Pare che il primo tentativo di dare agli undici giocatori un gioco corale sia dovuto all’iniziativa della squadra del college di Cambridge, che tenne a battesimo quella che fu nota in seguito come “piramide di Cambridge” o, più semplicemente, “piramide”. Il perché di questo nome è presto spiegato: i giocatori disposti sul campo parevano disegnare una piramide (o triangolo) rovesciata, avente la base nella linea degli attaccanti e il vertice nel portiere. La definizione di uno schema comportò anche una primissima suddivisione in ruoli e reparti tra loro distinti. Gli attaccanti, innanzitutto, erano cinque. In inglese erano detti “forwards” o “avanti”, come venne in seguito italianizzato il termine, e costituivano la cosiddetta “prima linea”. I due attaccanti più esterni erano detti “wings”, cioè “ali”; l’attaccante centrale prese il nome di “centre-forward”: “centravanti” o “centrattacco”. I due giocatori che si posizionavano tra le ali e il centravanti erano detti “inside-forwards”: in italiano “interni” o “mezze ali”. Se nella concezione inglese del tempo metà della squadra era detta “avanti”, specularmente l’altra metà non poteva che chiamarsi “indietro” (“backs”). I backs a loro volta si suddividevano in quelli che erano l’embrione del centrocampo (“half-backs”) e della difesa (“full backs”). Il centrocampo era detto anche “seconda linea”, ed era costituito da tre giocatori, che in Italia si chiamarono “mediani”: il destro, il sinistro ed il centromediano. La difesa, infine, era detta “terza linea”, per cui i difensori, che nella piramide erano due, in italiano presero anche il nome di “terzini”.

Il WM (o sistema – 3-2-2-3)
Con la modifica nel 1926 della regola del fuorigioco la piramide venne soppiantata dal WM (o sistema), modulo che dominò in quel periodo e che fu ideato da Herbert Chapman (direttore tecnico dell’Arsenal). Le principali innovazioni furono nell’allargamento della difesa all’esterno con l’introduzione del terzino, la difesa disposta orizzontalmente con il centromediano posto davanti con il compito di marcare il centrattacco avversario.
Inoltre, il centrocampo disposto a quadrilatero presentava due mediani centrali difensivi e due mezzali in appoggio alle due punte.
In difesa, Chapman, introdusse l’uso della diagonale, che consentiva alla squadra di non rimanere mai in uno contro uno grazie al movimento coordinato dei difensori. Fu questa, probabilmente, la prima grande rivoluzione teorica applicata al calcio e, presto, tutte le squadre seguirono i dettami imposti dal WM.

2-3-2-3 metodo

2-3-2-3 metodo

Il WW (o metodo 2-3-2-3)
Fino agli anni trenta la tattica più diffusa nel calcio era stata la cosiddetta piramide di Cambridge, cioè un 2-3-5 a forma di piramide rovesciata che aveva il suo vertice nel portiere. L’ideazione di questo schema è attribuita alla squadra del noto college britannico, mentre il suo lancio è dovuto ai Blackburn Rovers, che lo applicarono per la prima volta negli anni Novanta dell’Ottocento vincendo cinque coppe d’Inghilterra. Per oltre un trentennio questo modulo conobbe ininterrotta fortuna nelle isole britanniche e, di riflesso, nel mondo intero. Da una costola della Piramide nacque il Metodo, sviluppatosi con l’accentramento dei terzini e il loro avanzamento in funzione della tattica del fuorigioco. Il fulcro era il centromediano, il “Wunderteam” austriaco il primo dei grandi interpreti.

Gli ideatori di questo modulo di gioco furono l’italiano Vittorio Pozzo e l’austriaco Hugo Maisl, che lo fecero diventare la ‘risposta austro-italiana’ al sistema WM e col quale Pozzo vinse due campionati del mondo. Pozzo e Meisl svilupparono l’idea di uno schieramento con due difensori arretrati (i terzini) che avevano il compito di presidiare gli attacchi portati centralmente dalla squadra avversaria. Il primo era chiamato “di volata”, in quanto si occupava di marcare direttamente l’attaccante avversario, in genere il centrattacco, mentre il secondo veniva denominato “di posizione” perché aveva il compito di presidiare l’area di rigore ed accorrere in sostegno del difensore in difficoltà: si trattava di una sorta di libero ante litteram. Il compito di controllare le ali spettava ai due mediani laterali, che potevano talora sostenere i centrocampisti, in fase di attacco. Il cardine della manovra era il giocatore centrale posto dinnanzi alla difesa, detto centromediano metodista, che era il “regista arretrato” della squadra. Infine, l’arretramento verso la mediana dei due inside forward, gli “attaccanti interni” della piramide (detti anche “mezze ali”) dava origine ad una formazione del tipo 2-3-2-3, o “WW”, poiché ripeteva sul campo la forma di queste lettere. In questo modo si creava di fatto una superiorità numerica a centrocampo: la difesa risultava più protetta e i contrattacchi risultavano più rapidi ed efficaci.

3-2-3-2-MM-danubiano

Il 3-2-3-2 (MM)
Il 3-2-3-2, detto anche MM (o sistema danubiano) è un modulo di gioco del calcio ideato da Gusztáv Sebes, Commissario tecnico dell’Ungheria negli anni cinquanta del secolo scorso, derivato direttamente dal Sistema. La disposizione dei terzini e dei mediani è immutata, mentre i tre attaccanti vengono arretrati a centrocampo per fare spazio alle due mezze ali nel ruolo di uniche punte. Con questo modulo per la prima volta una squadra di calcio si schiera con due sole punte (i numeri 8 e 10) e per questo viene coniata la definizione di centravanti arretrato (il numero 9) o centravanti alla Hidegkuti, dal nome del grande giocatore della nazionale ungherese che occupava quel ruolo. Questa tattica risultò particolarmente efficace contro le squadre che giocavano col Sistema: poiché nel Sistema il marcamento prevedeva rigide marcature ad uomo, l’arretramento degli attaccanti risucchiava nel centrocampo i difensori avversari, mentre l’avanzamento dei due centrocampisti costringeva i mediani avversari ad un puro compito difensivo estraneo alla loro natura.

Il catenaccio ( detto anche Verrou o Riegel)
Nonostante il nome italiano, questo modulo di gioco è stato inventato nel 1932 dal tecnico austriaco del Servette Karl Rappan, che, alle prese con una squadra dal valore tecnico tutto sommato modesto, decise di provare un sistema che evitasse debacle clamorose e compensasse le lacune tecniche dei giocatori. Allora il modulo più in voga era il cosiddetto ‘sistema’ che prevedeva in difesa tre giocatori (due terzini ed un difensore centrale, detto stopper), generalmente impegnati in una marcatura a uomo. Partendo dal ‘sistema’ ed alle prese col tentativo di rafforzare la difesa Rappan ebbe l’idea di togliere un mediano da centrocampo per affiancarlo alla linea dei difensori, rendendolo ‘libero’ da qualsiasi compito di marcatura fissa. Il libero era infatti destinato ad eventuali raddoppi di marcatura, a recuperare i palloni eventualmente sfuggiti ai compagni di reparto e più in generale a fare da ultimo uomo tra la palla e la propria porta.Rispetto al WM questo modulo è più protetto e semplice da attuare, poichè si rinuncia alla diagonale difensiva, inoltre i 4 difensori fissi portano ad una superiorità numerica al centro della difesa che difficilmente può essere soverchiata dagli avversari. Per quanto detto, possiamo considerare questo modulo come l’antesignano del più famoso “catenaccio” all’italiana.

4-2-4

Il 4-2-4 sudamericano
Questo modulo ci fa capire la differente filosofia che all’epoca tracciava un solco netto tra europei e sudamericani, con quest’ultimi sempre pronti al calcio offensivo e, di conseguenza, con squadre fortemente votate all’attacco.Il 4-2-4 tenta di combinare un forte attacco con una forte difesa, e fu creato come contrapposizione al WM. È anche possibile considerarlo come una evoluzione del WW. Il 4-2-4 fu per la prima volta schierato da Márton Bukovi, anche se la sua creazione è disputata tra Flávio Costa, l’allenatore del Brasile nei primi anni cinquanta, e l’ungherese Béla Guttman.

Comunque il primo 4-2-4 praticato, fu perfezionato in Brasile negli ultimi anni cinquanta. Costa pubblicò le sue idee, il sistema diagonale, sul quotidiano brasiliano O Cruzeiro, utilizzando questo schieramento per la prima volta con il formato numerico esattamente come descritto in questo articolo, il sistema diagonale era l’idea da cui si sviluppò il concetto completo del 4-2-4. Guttman si trasferì in Brasile più tardi, sempre negli anni cinquanta, per aiutare a sviluppare questa idea tattica utilizzando l’esperienza ungherese. Ai mondiali dl 1958 il Brasile si presentò con quattro difensori disposti in linea e pronti a scattare in avanti attuando la trappola del fuorigioco, mentre a centrocampo i due mediani centrali avevano il compito di interdire l’iniziativa avversaria. Il 4-2-4 fece tesoro delle nuove e migliorate condizioni atletiche e tecniche andatesi a sviluppare sempre più nei giocatori in quegli anni, ottenendo in fase difensiva che 6 giocatori arretrassero asseme e viceversa in fase offensiva 6 giocatori attaccassero insieme, utilizzando i due centrocampisti a tutto campo in entrambi i compiti. L’idea di base era semplice: con l’introduzione del quarto difensore la fase arretrata diveniva più serrata e chiusa che mai e allo stesso tempo quattro giocatori offensivi portavano attacchi più pericolosi.

Il centrocampo relativamente sguarnito contava pesantemente sui difensori che non dovevano semplicemente rompere il gioco avversario ma, specialmente sugli esterni (destro e sinistro) dovevano impostare, rilanciare l’azione, proporsi e fare possesso palla. Era necessario che questi giocatori fossero particolarmente dotati e completi, con una tecnica ben sopra alla media ed un atteggiamento propositivo offensivo, tutte caratteristiche che calzavano a meraviglia con le qualità tecniche e mentali dei brasiliani. Il 4-2-4 abbisognava perciò di giocatori molto dotati altrimenti avrebbe potuto portare a problemi di gioco. Il sistema di gioco era anche abbastanza fluido e permetteva di proporre facilmente diversi schemi durante una partita.

4-3-3

Il 4-3-3
Questo modulo nasce come conseguenza “difensivista” al 4-2-4 del Brasile degli anni cinquanta; l’aggiunta di un centrocampista in mezzo al campo permette una maggiore copertura difensiva, senza compromettere la propensione offensiva della squadra. La prima squadra ad adottarlo fu il Brasile di Aymoré Moreira, durante i Mondiali del 1962.

Il centrocampo a 3 agisce in modo compatto tenendo la squadra corta; questo settore è solitamente formato da un “regista” che opera davanti alla difesa e ha il compito di rilanciare il gioco e dettare i tempi ai compagni, e due intermedi con caratteristiche difensive e offensive, capaci di inserirsi in avanti. Gli attaccanti svariano su tutto il fronte d’attacco per non dare punti di riferimento agli avversari; talvolta a tal scopo si usa mettere le due ali (o attaccanti esterni) sul lato inverso rispetto al piede di gioco: un’ala destra gioca a sinistra e viceversa, in modo che entrambi tendano ad accentrarsi, costringendo i difensori avversari a lasciare spazi sulle fasce, che possono essere occupati dai terzini e dai centrocampisti che, allargandosi, danno ampiezza alla manovra di attacco.

Nella manovra esterna svolgono, quindi, un ruolo fondamentale anche i terzini che, pur avendo compiti di copertura, devono anche avere doti di resistenza e tecnica per portarsi verso il fondo del campo con o senza palla allo scopo di creare superiorità numerica sugli esterni e servire gli attaccanti.

Il ruolo del centravanti in questo tipo di modulo ha subìto un cambiamento in quanto non sempre viene schierato in questa posizione un elemento forte fisicamente, abile nel gioco aereo e nel tiro, ma in alcuni casi si privilegia la tecnica, la velocità, la capacità di muoversi negli spazi e di dialogare con i compagni, nonché le doti di dribbling che sono fondamentali per superare le difese più chiuse.

Il modulo 4-3-3 comporta un notevole dispendio di energie, poiché la posizione dei giocatori richiede un continuo movimento per evitare di rimanere in inferiorità numerica (specialmente a centrocampo): a tale scopo agli attaccanti esterni viene spesso detto di rientrare in difesa, quando gli avversari sono in possesso del pallone, per aiutare i compagni a coprire gli spazi.

In Italia il massimo interprete di questo modulo di gioco è Zdenek Zeman.

Il catenaccio all’italiana
E’ l’evoluzione italiana del Verrou ed in pratica consiste nell’arretramento del libero alle spalle della linea dei difensori, col compito di spazzare la palla dalla propria area di rigore e di contrastare gli attaccanti avversari che, eventualmente, riuscivano ad eludere il marcamento dei difensori. Ad eccezione del libero, difensori e centrocampisti erano infatti deputati a marcare ad uomo gli avversari. Pertanto in difesa, con la superiorità numerica data dal libero, si cercava costantemente di recuperare palla e rilanciare rapidamente l’azione offensiva senza cercare azioni manovrate ed approfittando dello sbilanciamento in avanti delle squadre avversarie. Nereo Rocco col Milan fu l’allenatore che inventò il libero all’italiana ed insieme ad Helenio Herrera con l’Inter dominarono la scena italiana ed internazionale negli anni 60.

L’Olanda ed il calcio Totale (1-3-3-3)
Agli inizi degli anni 70 le squadre olandesi dominano in Europa applicando un calcio che era a dir poco rivoluzionario ed al mondiale del 1974 la nazionale olandese porterà tale sistema ai massimi livelli strabiliando il mondo.Esplode il fenomeno Olanda: una squadra eccezionale che interpretò un calcio mai visto sino ad allora. I principi del calcio totale (seguiti da Crujff e compagni con la più assoluta dedizione) sono per gli standard dell’epoca assolutamente fuori dal comune:

1)gioco con e senza palla 2)Pressing a tutto campo 3)Intercambiabilità dei ruoli sia in linea orizzontale che verticale 4)Marcatura a zona per tutto il campo (il fuorigioco è sempre applicato) 5)squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi 6)grandissimo atletismo dei giocatori

La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore iper-specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli. Crujff resterà probabilmente il miglior esempio di calciatore nato per muoversi nel modulo del calcio totale, data la pressochè totale padronanza di tutti i fondamentali.

Le fondamenta di questo stile di gioco furono gettate da Jack Reynolds, allenatore dell’Ajax dal 1915 al 1925 e poi ancora dal 1945 al 1947. Rinus Michels giocò agli ordini di Reynolds e nel 1965 divenne lui stesso allenatore dell’Ajax, definendo il concetto di calcio totale così come lo conosciamo oggi e diventandone a tutti gli effetti il padre, applicandolo sia nell’Ajax sia nella Nazionale olandese. Quando nell’estate del 1971 Michels passò sulla panchina del Barcellona, il calcio totale fu portato avanti dal rumeno Stefan Kovács e anche in altri paesi europei si cominciò a giocare secondo questo modulo. Altra squadra anticipatrice del calcio totale fu la mitica Aranycsapat ungherese.

L’espressione più alta del Calcio Totale comprende un arco di tempo che va dal 1971 al 1974. In quegli anni il Calcio Totale trovo attuabilità grazie alla consacrazione del fuoriclasse olandese Johan Cruijff che, benché venisse schierato solitamente come centravanti, si muoveva in ogni gara a tutto campo a seconda dello sviluppo delle singole azioni, cercando sempre la posizione dove avrebbe potuto essere più pericoloso. I compagni si adattavano ai suoi movimenti, scambiandosi di posizione in maniera regolare in modo che i ruoli fossero comunque tutti coperti, anche se non sempre dalla stessa persona.

La buona riuscita del calcio totale dipende in larga parte dall’adattabilità di ogni membro della squadra a ricoprire più ruoli. I giocatori devono avere una grande capacità di analizzare le diverse situazioni tattiche per potersi scambiare con efficacia la posizione in campo, e sono necessarie una buona tecnica e un’ottima preparazione fisica. Mentre centrocampisti e attaccanti pressano a tutto campo e spesso in maniera selvaggia i portatori di palla avversari, i difensori difendono a zona applicando il fuorigioco. Non è infrequente che i terzini si spingano sulla fascia palla al piede per arrivare sul fondo e crossare, così come spesso gli attaccanti tornano in difesa per aiutare a coprire. La differenza del calcio totale rispetto ai moduli a zona successivi è che i giocatori si muovono in relazione alla posizione dei compagni invece che a quella della palla, perché la copertura degli spazi è una condizione primaria di questo stile di gioco, secondo cui la squadra in campo deve sempre mantenere la stessa disposizione tattica (solitamente un 4–3–3 che in realtà era un 1-3-3-3 perché in difesa veniva utilizzato il libero). La creazione degli spazi quando la squadra è in possesso di palla è un’altra condizione necessaria per poter giocare il calcio totale, e solo la capacità di creare e riempire gli spazi da parte dei giocatori rende possibile la buona riuscita di questo stile di gioco. In caso contrario, sarebbe impossibile imbastire azioni d’attacco efficaci perché verrebbero a mancare tutti i corridoi di passaggio. Invece, i movimenti continui e perfettamente sincronizzati dei giocatori in campo, e le insistenti sovrapposizioni degli uomini senza palla, mettono in difficoltà le difese bloccate nella marcatura a uomo, mentre la circolazione del pallone per vie orizzontali permette ai giocatori in attacco di avere il tempo di liberarsi e rendersi pericolosi. Il pressing a tutto campo ha anche l’effetto di mantenere la squadra corta, cosa che favorisce gli inserimenti offensivi così come i ripiegamenti difensivi. Questo influisce però anche sul gioco del portiere, che opera ora quasi come un libero, controllando l’area di rigore sia nelle uscite sia giocando il pallone con i piedi.

L’Ajax di Michels vinse 4 titoli nazionali e tre Coppe d’Olanda, e nei primi anni settanta il calcio olandese (anche il Feyenoord giocava con lo stesso modulo) vinse quattro Coppe dei Campioni consecutive. In seguito, la Dinamo Kiev di Valeri Lobanovski vinse due Coppe delle Coppe (1975 e 1986) e il Belgio del 1980 arrivò fino alla Finale dei Campionati Europei. E lo stesso Michels era seduto sulla panchina dell’Olanda che vinse l’Europeo del 1988.

4-4-1-1

Il 4-4-2 all’inglese (il pass-and-move)
A metà degli anni ’70, con le squadre inglesi continuamente eliminate dalle competizioni continentali alcuni mister inglesi (Bob Paisley e Brian Clough su tutti – tecnici rispettivamente del Liverpool e del Nottingham Forest) intuirono che si doveva cercare una maniera diversa per far giocare il loro team. La squadra dovrà imparare la pazienza, uscendo con la palla dalla difesa in modo efficace e pensando subito alle due-tre azioni successive alla riconquista del pallone. Il vecchio stopper-centromediano fu abbandonato arretrandolo ed affiancandolo all’altro difensore centrale e i difensori dovevano partecipare attivamente all’azione per permettere sin dalla difesa un gioco ordinato e fluido. Difesa che divenne perciò a 4 e schierata a zona. I terzini dovevano contribuire alla fase offensiva portandosi avanti sulle fasce e proponendosi costantemente per gli eventuali scarichi. I due centrocampisti centrali erano entrambi capaci di fare gioco mentre i due centrocampisti laterali dovevano saper crossare ma anche riuscire ad inserirsi per vie centrali. Un attaccante era più arretrato e faceva anche da ‘pivot’ mentre l’altro era più avanzato ma spaziava continuamente per aprire i varchi per gli inserimenti dei compagni.

L’impostazione dell’azione passerà attraverso piccoli gruppi di giocatori con la convinzione che i giocatori senza palla sono importanti tanto quanto quello con la palla. La squadra dovrà mantenere quanto più possibile il possesso di palla alla ricerca di un varco nelle difese avversarie; questo possesso palla deve essere però fatto a velocità sostenuta per impedire alle squadre avversarie di riposizionarsi in difesa. Velocità dei passaggi, possesso palla e smarcamento continuo dei giocatori senza palla alla costante ricerca di un varco in cui infilarsi saranno le caratteristiche del nuovo Liverpool e successivamente del Nottingham Forest e dell’Aston Villa. Finisce la ricerca ostinata dei cross dal fondo ed inizia la manovra ragionata per cercare di dare sempre al portatore di palla due o più opzioni per il passaggio. Controllo e passaggio, passaggio e movimento (pass and move) diventano le parole d’ordine.

Nacque il 4-4-2 (in realtà oggi lo definiremmo un 4-4-1-1 in quanto un attaccante era sempre a metà tra il centrocampo e l’attacco) che permise alle squadre inglesi di dominare per un decennio la scena continentale.

Zona mista all'italiana

Zona mista all’italiana

La zona mista, evoluzione italiana del catenaccio degli anni 70
Negli anni 70 i tecnici italiani, surclassati dalle novità tattiche inglesi ed olandesi, che non riuscirono mai ad applicare in patria, cercarono di adattare il catenaccio ai nuovi sistemi di gioco. Era cambiato il calcio anche dal punto di vista atletico e del dinamismo e questo accentuò il problema del centrocampo costantemente in inferiorità numerico e dell’attacco con poche opzioni di gioco.

Il catenaccio moderno era una sorta di 3-5-2 ante-litteram. La difesa restava schierata a uomo col libero dietro, terzino destro e stopper bloccati dietro mentre il terzino sinistro cominciava ad avere la possibilità di portarsi stabilmente in avanti per aiutare il centrocampo. Le marcature continuavano ad essere a uomo. Altro accorgimento che i tecnici applicarono in quel periodo fu un diverso utilizzo del libero. Alcuni lo facevano avanzare in avanti una volta che era in possesso della palla (Baresi, Scirea) mentre altri lo utilizzavano come lanciatore per l’attacco (Ruud Krol). Il centrocampo cominciava ad essere schierato a zona (approccio tattico definito zona-mista) ad eccezione del mediano che marcava il regista avversario, col centrocampista destro che poteva anche inserirsi in attacco e colla mezzala sinistra che agiva da regista offensivo, mentre in attacco a destra imperversava un tornante ed i due attaccanti cercavano sempre gli incroci per mettere in difficoltà gli avversari.

Un attaccante di peso convergeva sempre in area mentre la seconda punta, più leggera, arrivava sempre larga a sinistra. In definitiva, non avendo più nulla da scoprire in difesa, tutto era finalizzato alla ricerca costante di nuove alternative per il gioco d’attacco.

3-5-2

Il 3-5-2 di Carlos Bilardo
Si tratta di un modulo estremamente versatile, che se attuato bene diventa un’arma micidiale sia per la fase difensiva che per quella offensiva. Il ruolo da protagonisti infatti lo recitano sicuramente gli esterni chiamati a compiti importanti sia in difesa che in attacco.

Questo modulo è molto conosciuto ed usato anche in Italia, poiché è derivato direttamente dalla zona mista, modulo, anche detto tradizionale, che negli anni settanta-ottanta usavano in pratica tutte le squadre. Bilardo, allora c.t. dell’Argentina, lo propose ai mondiali del 1986, e con questo modulo arrivò alla vittoria.

Giocando con una difesa a tre fissa è chiaro che sulle corsie esterne ci voglia una efficiente copertura che dovrà essere effettuata dagli esterni di centrocampo che quindi sono chiamati a difendere in fase difensiva, quando si viene attaccati quindi la difesa da tre passa a cinque per merito della copertura degli esterni. In fase offensiva invece questi esterni devono essere abbastanza capaci da potersi proporre anche in attacco, questo reparto quindi si trasforma da due a ben quattro uomini. Naturalmente per un compito del genere i due laterali devono essere giocatori dotati di grande resistenza fisica.

Il centrocampo vede la presenza di tre centrocampisti centrali, due dei quali possibilmente con propensioni maggiormente di copertura, e uno con caratteristiche offensive ed estrose capace di assistere bene sia le due punte, che di allargare il gioco sui tornanti e anche dettare i tempi dell’azione.

Modulo 4-4-2 moderno

Modulo 4-4-2 moderno

Il 4-4-2 moderno (la rivoluzione di Arrigo Sacchi)
La tipologia di 4-4-2 più diffusa e popolare è quella detta in linea. Si definisce in tal maniera poiché i giocatori in ogni reparto del campo (difesa, centrocampo, attacco) si dispongono in linea retta.

La versione introdotta in Europa alla fine degli anni Ottanta da Arrigo Sacchi rappresenta un’evoluzione tattica del c.d. calcio totale olandese e dal ‘pass and move’ del Liverpool. Ma è l’atteggiamento col quale il Milan di Sacchi interpreta tale modulo che rappresenterà una vera e propria rivoluzione per il calcio italiano ed europeo. Sacchi fa attuare alla propria squadra una difesa a zona, con l’utilizzo massivo della diagonale difensiva e con i due difensori centrali che avranno gli stessi compiti difensivi (sparisce definitivamente il libero). La squadra deve mantenersi corta e compatta per tutta la partita e diventano fondamentali le distanze tra i reparti.

Viene attuato un pressing costante, pressing alto che parte dagli attaccanti e che porta la squadra ad applicare intensivamente la trappola del fuorigioco. Nascono le ‘catene laterali’, cioè la collaborazione tra terzini e tornanti; a tal proposito per favorire le avanzate dei terzini Sacchi li schiererà leggermente avanzati rispetto ai difensori centrali. Gli attaccanti devono muoversi continuamente con tagli e movimenti sincronizzati, mentre il centrocampo in fase offensiva diventa sovente una specie di rombo. Il movimento coordinato dei reparti sarà una delle caratteristiche principali del Milan di Sacchi, così come il continuo e propositivo movimento senza palla.

Difesa alta o bassa, pressing alto o basso, distanze tra i reparti, diagonale difensiva, questa è la nuova terminologia per descrivere le applicazioni tattiche introdotte da Sacchi che sono tutt’ora in vigore. Anche nuovi metodi di allenamento ed una preparazione fisica intensa faranno da corollario al nuovo modo di fare calcio.

5-3-2

5-3-2

Il 5-3-2 evoluzione tedesca della ‘zona mista’
Il 5-3-2 è un modulo che schiera 5 difensori, 3 centrocampisti e 2 attaccanti ed in pratica è n’evoluzione moderna della zona mista. Si tratta di un sistema di gioco abbastanza difensivista che tradizionalmente vede in campo i seguenti tipi di interprete:

Tre difensori centrali (con la possibilità che uno agisca come libero). Sono preferibilmente richieste doti di prestanza fisica quali elevazione e rapidità.

Due terzini, che agiscono quasi come fossero ali che giocano arretrate. Sono probabilmente gli uomini più importanti in questo scacchiere; il loro compito è quello di spaziare su tutta la fascia sia difendendo sia supportando la manovra di attacco; devono avere velocità, accelerazione e resistenza e dal punto di vista tecnico tattico, abilità nel cross, capacità di farsi trovare liberi per il passaggio, inserimento negli spazi offensivi.

Un incontrista puro che in fase di copertura copra la difesa e che recuperi molti palloni.

Un regista centrale, di grande intelligenza tattica, capacità di dettare i tempi del gioco.

Una mezzala, a cui si richiede dinamicità e corsa, resistenza, capacità di portare palla e tiro dalla distanza.

Due punte, generalmente di caratteristiche diverse: una prima punta possente, abile nel gioco aereo, capace di proteggere il pallone e far salire la squadra, in genere disposta al sacrificio tattico. E una seconda punta più rapida, efficace nel dribbling e negli inserimenti.

Il modulo venne introdotto da Franz Beckenbauer, CT della Germania vincitrice dei Mondiali 1990.

3-4-3 in linea

3-4-3 in linea

Il 3-4-3 moderno in linea
Nel 3-4-3 i centrocampisti devono dividere le loro forze tra la fase d’attacco e quella di difesa. Avendo solo tre uomini fissi a difendere significa in linea teorica che gli avversari hanno maggiori possibilità di segnare e che, sempre in linea teorica, invece i tre attaccanti fissi garantiscono maggiori opportunità in avanti. Questo modulo è usato con successo solo dalle squadre con una mentalità molto offensiva ( in pratica è una derivazione italiana del 3-3-1-3 olandese).

Dei 3 difensori, quello centrale funge come una sorta di libero, e gli altri 2 da veri e propri centrali di difesa. Il giocatore al centro della difesa occupa il ruolo chiave della difesa a 3; in pratica sostituisce a secondo delle necessità e seguendo gli schemi a zona uno dei 2 centrali, ed in ogni caso è chiamato in ultima battuta a sbrogliare o spazzare nelle situazioni pericolose. Deve essere anche il primo giocatore ad impostare il rilancio dell’azione ed in alcune occasioni deve proporsi anche in avanti. Gli altri due centrali (destro e sinistro) sono incaricati di coprire, marcare e rompere il gioco offensivo avversario situato nella propria zona di competenza; a questi vengono richieste doti fisiche, forza, elevazione, velocità’, e senso della posizione.

Dei 4 centrocampisti, i due in mezzo fungono da centrali (o interni) e gli altri 2 da laterali. I 2 centrocampisti laterali (destro e sinistro) ricoprono un ruolo delicato del centrocampo in quanto a loro è richiesto di scalare in difesa quando la squadra subisce e porsi da veri terzini sulla fascia di competenza quando i centrali si chiudono in area, di coprire il centrocampo sul proprio lato e di salire in attacco fungendo da ali, quando la squadra offende e gli attaccanti si accentrano nell’area avversaria. Per questi giocatori vengono richieste doti di corsa prolungata, applicazione, scatto, dribbling e capacità di cross. Gli altri 2 centrali (interni) dovrebbero essere intercambiabili e giocare in sintonia, l’uno coprendo l’altro, con compiti di interdizione in fase difensiva ed impostazione in fase offensiva di rilancio.

Dei 3 attaccanti uno funge da centravanti, e gli altri due da ali. Il Centravanti o centrattacco è il ruolo più delicato dei 3; a questo giocatore, naturalmente prestante e abile nel tiro, viene richiesto sia una buona predisposizione ai gol, sia l’applicazione di alcuni schemi che permettano l’inserimento di altri giocatori in fase finalizzativa. Questo calciatore è portato ad incunearsi in area a percussione, centralmente. Gli altri 2 attaccanti (ala destra e sinistra) devono agire in posizione laterale per costringere le difese ad aprirsi, accentrarsi per aiutare il centravanti quando salgono in attacco i laterali di centrocampo, e sostituirli a centrocampo quando quelli arretrano a terzini. A questi giocatori vengono richieste doti come senso della posizione, rapidita’, corsa, dribbling, cross e tiro.

In Italia il tecnico che ebbe maggior successo con questo modulo è stato Alberto Zaccheroni. Attualmente viene anche utilizzato un adattamento del 3-4-3, il 3-4-2-1 con i due attaccanti esterni che invece di stare larghi stanno più accentrati e si dispongono tra il centrocampo e l’attaccante.

3-4-3 a rombo

3-4-3 a rombo

3-3-1-3 moderno dell’Ajax di Cruijff e di Van Gaal: (o 3-4-3 a rombo)
Da Cruijff e da quello che è considerato un “santone” del calcio, Van Gaal, con idee integraliste riconducibili al calcio totale dell’Olanda, vennero le idee che furono fondamentali per la creazione della filosofia di gioco della ‘scuola Ajax’, dalla quale deriva direttamente la filosofia attuale del Barcellona. Questo modulo prevede un grande movimento e un’elevata interscambiabilità fra i giocatori, in modo che sia garantito l’equilibrio fra i reparti nelle fasi in cui non si è in possesso della palla. I tre difensori sono a zona, il mediano centrale ha il ruolo di playmaker ed è sempre pronto a scalare per trasformarsi in difensore aggiunto. Le due ali, molto larghe, si muovono a pendolo tra attacco e difesa, mentre i due attaccanti (una prima e una seconda punta che solitamente agisce dietro la prima) rimangono al centro. Gli spazi in attacco possono così crearsi o dal movimento delle ali o dalla rifinitura della mezzapunta. L’unico inconveniente palese di questo modulo è la dipendenza dalle capacità atletiche dei giocatori che devono necessariamente essere molto elevate, poichè questo stile di gioco è molto dispendioso in termini di energie.

Il 3-4-1-2
Il 3-4-1-2 è un’evoluzione del 3-5-2 e consiste nell’arretrare una punta e farla agire come trequartista modulo di gioco del calcio. Consiste nello schierare 3 difensori centrali, 4 centrocampisti (i due esterni sono chiamati tornanti perché in grado sia di attaccare che di difendere), 1 fantasista (o trequartista) alle spalle di due punte.

In fase difensiva i 2 esterni di centrocampo si schiacciano all’altezza della linea difensiva per aiutare i 3 difensori creando una difesa a 5, i 2 mediani davanti alla difesa coprono in raddoppio sulle fasce dx o sx a seconda dello sviluppo offensivo della squadra avversaria, mentre il trequartista scalerà a centrocampo formando una linea a 3.

In fase offensiva i 2 esterni di centrocampo diventano a tutti gli effetti delle ali, il trequartista dovrà essere messo in condizione di giocare più palloni possibile per alimentare le punte e le ali creando occasioni da gol. È fondamentale il trequartista: a interpretare questo ruolo dovrebbe essere un giocatore di grande talento e visione di gioco.

Modulo 4-2-3-1

Modulo 4-2-3-1

Il 4-2-3-1
Il 4-2-3-1 è un’ulteriore variazione rispetto al 4-4-2 di stampo continentale. Consiste nello schierare quattro difensori, due centrocampisti davanti alla linea di difesa, tre centrocampisti dietro alla linea d’attacco e un solo attaccante. È stato introdotto nel calcio moderno dal Celta Vigo di Víctor Fernández e dall’allenatore francese Aimé Jacquet, vincitore del Campionato mondiale di calcio 1998 con la Nazionale francese di calcio. È noto anche per essere stato utilizzato dal Real Madrid di inizio 2000, che grazie a tale schema riuscì ad impiegare contemporaneamente Figo, Zidane, Raúl e Ronaldo.

Largamente usato in Spagna e Francia, questo sistema è contraddistinto dalla sua versatilità. Proprio per la necessità di cambiare in corso d’opera l’assetto della squadra è stato il modulo adottato sia dal Real Madrid sia dalla Roma di Luciano Spalletti.

Lo schieramento si basa sulla mobilità dei due centrocampisti esterni che devono possedere velocità e resistenza. La punta centrale deve essere prestante atleticamente ed avere la capacità di giocare di sponda per l’inserimento dei compagni o del trequartista. Esso non è facilmente attuabile da squadre che non istruiscono i propri componenti sull’importanza del movimento senza palla.

Con una tattica di questo genere la mancanza di profondità derivante dalla presenza di una sola punta vanifica i tentativi di scavalcare il centrocampo con lanci lunghi, in favore tuttavia di un atteggiamento basato sui fraseggi corti e veloci. In fase difensiva è assimilabile sia ad un 4-5-1, mentre in fase di manovra, con gli esterni alti, ad un 4-3-3.

Nonostante i suoi primordi siano stati tracciati negli anni ’70, questo modulo è legato in forte maniera alla sua utilizzazione moderna (cioè con tre trequartisti). La squadra poggia sull’invenzione di un fantasista (di solito il centrale dei tre avanzati) mentre i due esterni alti possono essere utilizzati sia come cursori di fascia che come attaccanti interni a seconda di come vengono schierati rispetto al loro piede preferito.

La Francia campione del Mondo nel 1998 (allenatore: Aimé Jacquet) e quella vice campione dei Mondiali 2006 (allenatore: Raymond Domenech) sono le squadre che hanno portato alla ribalta questo modulo.

4-4-2 a rombo

4-4-2 a rombo

Il 4-4-2 a rombo (4-1-2-1-2 o 4-3-1-2)
Il 4-1-2-1-2 è l’ennesima variante del 4-4-2 continentale.Consiste nello schierare 4 difensori, 4 centrocampisti e 2 attaccanti. Viene detto il diamante.

Il 4-1-2-1-2 può essere visto come un 4-4-2 reinventato dove il centrocampo è schierato a diamante. I due vertici del diamante sono impersonati da due centrocampisti di doti opposte: il vertice inferiore, un giocatore di doti difensive, fa da scudo alla difesa e rilancia l’azione mentre il vertice superiore, interpretato da un centrocampista di spiccate doti offensive, un fantasista, viene schierato in appoggio alle punte per impostare il gioco offensivo con libertà di svariare e di inserirsi. Tuttavia recentemente si è diffusa l’usanza di schierare davanti alla difesa un giocatore poco propenso alla fase difensiva, ma con grandi capacità di smistamento e grande visione di gioco, questo per avere un uomo capace di avviare la manovra nel miglior modo possibile. In conseguenza di questa scelta, che favorisce l’estro e la tecnica alla fase di interdizione, si suole utilizzare giocatori più propensi alla fase difensiva nei vertici laterali del rombo, cosicché quando la squadra avversaria attacca i due vertici esterni si stringono e con il vertice basso innalzano un “muro” di tre uomini davanti alla difesa. Va altresì evidenziato come tale modulo tattico penalizzi il gioco in larghezza: le ali, difatti, sono assenti e le fasce vengono tamponate dai terzini di difesa che hanno licenza di sganciarsi potendo anche confezionare pregevoli azioni offensive. Di contro il rombo permette una solidità superiore centralmente ed in difesa, lasciando relativamente libero di agire tra le linee il centrocampista fantasista avanzato. In questo sta proprio la pericolosità di questo modulo per chi si trova ad affrontarlo. Una squadra con questo modulo che affronta un 4-4-2 in linea, ha la possibilità di creare pericoli e scompiglio nell’apparato difensivo avversario proprio sfruttando il fatto che il proprio trequartista (vertice alto del rombo) si muove “tra le linee” della difesa e del centrocampo avversario appunto, e tale possibilità implica che egli abbia notevole libertà di movimento con conseguente difficoltà dell’avversario di interdirlo.

Tra le squadre che hanno portato alla ribalta questo modulo ci sono il Boca Juniors di Carlos Bianchi 2000-2001 ed il Milan di Ancelotti.

Il 4-6-0 (4-3-3 o 4-2-3-1 col finto centravanti)
Più che di un modulo si tratta di una variante tattica rispetto all’utilizzo tradizionale del centravanti. In questa applicazione tattica il centravanti è in realtà un trequartista che rientra costantemente sia per costruire direttamente l’azione offensiva sia per aprire spazi per gli inserimenti dei centrocampisti e delle punte laterali. La Roma di Spalletti (con Totti) e soprattutto il Barcellona di Guardiola (con Messi) sono le squadre che hanno portato alla ribalta questa filosofia di gioco.