L’ 1-1 di ieri sera ha sancito la prima prova di fuga da parte della Juventus. La Roma ha impattato per la terza volta di fila contro squadre non irresistibili, ma in un buon momento di forma: Lazio, Palermo e Fiorentina. In tutti e tre i casi la Roma ha avuto la necessità di beccarsi uno o due ceffoni per rientrare in panchina, sintomo di un calo di quell’ arroganza e presunzione che l’aveva contraddistinta in questo ultimo anno e mezzo. Due elementi che sono stati usati in ben alte circostanze, ad esempio i proclami di vittoria dello scudetto.

Sette punti di distacco -un anno fa erano otto- iniziano a farsi sentire, soprattutto in fatto di motivazioni, ma ci vuole ben altro per dare già per finita la battaglia ai piani alti. Quando rientreranno, si augura in buone condizioni, Gervinho e Keita dalla Coppa Africa, i giochi ritorneranno a farsi più interessanti. Determinante potrebbe addirittura essere la scelta di lasciare per qualche partita capitan Totti. L’eterno “Pupone” inizia ad essere più una croce, che una delizia; i piedi rimangono gli stessi, ma il fisico no. Lo fece Conte con Del Piero, lo sta parzialmente facendo Pioli con Klose. I risultati hanno dato e stanno dando onore a queste scelte.

Partita molto interessante, una di quelle giocate a teste alte. Da una parte Iturbe e dall’altra Cuadrado, più decisivo il primo (finalmente, aggiungerei), più incisivo il secondo. Eppure i goal sono arrivati da altri due giocatori d’attacco, forse i più criticati negli ultimi anni, ovvero Gomez e Ljajic, entrambi in situazioni a portiere praticamente battuto.

La Fiorentina si sta dimostrando una squadra cocciuta, che però ancora ancora troppo di concretezza. Fatico ancora a comprendere l’acquisto di alcuni calciatori, stranieri soprattutto, che faticano a risultare sicuri, su tutti la difesa.

In attesa che il calciomercato finisca, la Juventus si guarda alle spalle e intravede la possibilità di spingere sui pedali; a lei la scelta di chiudere subito i conti o di giocarsela allo sprint finale.