Corre la stagione 1926/27e il Torino si avvia a vincere il suo primo campionato: dopo aver dominato il girone A davanti a Bologna e Milan, a quei tempi si giocava in due gironi eliminatori da 10 squadre e poi in uno finale da 6, il Toro inaugura il girone finale con una sconfitta nel derby per 1 a 0. La rivalità e’ già molto accesa, sebbene quel calcio sia distante anni luce da quello moderno. Si arriva alla partita con la Juventus dopo ben 5 anni di attesa, in quanto le due squadre giocano dal ’21 in giorni diversi. Il Toro del 1926/27 è una squadra forte, rinforzata dalla passione del suo presidente il conte Marone Cinzano, che cerca ad inizio campionato di allestire una squadra in grado di strappare lo scudetto dalle maglie dei cugini.
Ad ottobre il Torino fa il suo esordio in quello che poi diventerà il suo tempio, lo stadio Filadelfia. La squadra non delude i tifosi e vince il girone eliminatorio con 12 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte. Dopo il primo derby perso, il 5 giugno 1927 è in programma la partita di ritorno. Presidente della Juventus è Edoardo Agnelli, poco prima del derby i due presidenti scommettono una cena sul risultato della partita. Il conte Marone lascia nel frattempo la città per affari e raccomanda dirigenti e giocatori, la partita con la Juventus deve essere vinta. I fatti antecedenti all’incontro vengono così ricostruiti. Un dirigente del Torino tale dottor Nani, coglie l’occasione al volo quando una sera conosce uno studente del Politecnico di Torino, un certo Giovanni Gaudioso. Il giovane in questione si presenta come compagno di stanza di Gigi Allemandi, uno dei miglior difensori della compagine bianconera e propone subito a Nani un affare: corrompere Allemandi con del denaro in modo da facilitare il Toro nel derby decisivo per il titolo. Il presidente Marone Cinzano, si trova coinvolto suo malgrado nello scandalo, il bomber del Toro fine anni ’20: Libonatti, segna il gol decisivo nel derby incriminato. Nani accetta e concorda con Gaudioso una cifra di 50 mila lire da versare in due rate. Allemandi viene convinto ed incassa la prima rata (25 mila lire) da Nani. Il derby viene giocato e il Toro batte la Juventus per 2 a 1 con i gol di Libonatti e Balacics. Il terzino bianconero Allemandi risulta palesemente uno dei migliori in campo a tal punto da far innervosire Nani, il quale si rifiuta di pagare al giocatore la seconda rata. Allemandi non ne vuole sapere, reclama la seconda rata come pattuito e ha un violento diverbio con il suo compagno di stanza Gaudioso. I due alloggiano in una pensione torinese ma proprio nella stanza accanto alla loro vive un giornalista romano, il quale, per sua fortuna, riesce ad intuire da dietro il muro il motivo del chiassoso litigio. Il giorno dopo la rivista “Tifone” di Roma, lancia accuse di frode sportiva contro il Torino Calcio e la federazione italiana decide di aprire un’inchiesta. Dopo mesi di laboriose indagini, le prove raccolte dal presidente della federazione Arpinati si materializzano in un foglietto, faticosamente ricostruito da alcuni ritagli di carta ritrovati nella pensione di Allemandi, e in una confessione del dirigente Nani, dopo un interrogatorio durato per ore. Dal foglietto sembrerebbe risultare chiara la grafia di Allemandi che si lamenta per il mancato versamento della seconda rata. Allemandi e Gaudioso, interrogati, negano le circostanze. La Federazione decide che ci sono prove sufficienti per revocare al Torino Calcio il suo primo scudetto, sebbene la società risulti estranea ai fatti, come confessato dallo stesso Nani. Tutti i dirigenti granata vengono comunque sospesi dalla carica ed Allemandi viene punito con una squalifica a vita. L’anno dopo nel 1928, il Torino confermerà sul campo lo scudetto vinto nel 1927. Questa volta nessuno ha il coraggio di mettere in discussione la vittoria che avrebbe significato per il Toro il secondo titolo di Campione d’Italia. In realtà dietro alla vicenda dello studentello corruttore e del giornalista ci fu dell’altro. Quel che non risulta chiaro, è come mai, poco tempo dopo la squalifica, Allemandi venne riammesso nelle competizioni calcistiche. La Federazione riuscì ad inventarsi una, per lo meno strana, amnistia generale per reati sportivi che sembrava fatta apposta per il bianconero. Allemandi era infatti un punto di forza anche per la Nazionale ed alla Nazionale il governo del tempo teneva molto. Punire il bianconero, voleva dire privare la squadra azzurra di una pedina fondamentale. Se la federazione decise per un amnistia, lo fece anche e soprattutto per Allemandi, visto e considerato che quella contro il Torino fu la prima inchiesta aperta nella storia calcistica italiana, e che i reati sportivi non erano all’ordine del giorno. Inoltre, molti sostengono che fu l’allora presidente della federazione Arpinati a tramare contro il Toro. Si dice che un oscuro intrigo tra gerarchi fascisti voleva infatti favorire il Bologna, seconda classificata e squadra preferita da Mussolini. Ma al di là delle voci, resta il fatto che al Bologna non venne assegnato lo scudetto del 1927, come logica avrebbe voluto. Forse la vicenda era meno chiara di quanto potesse sembrare dopo un’inchiesta confusionaria e forzata. Al dirigente Nani fu poi concessa la facoltà di fare appello in un processo che, guarda caso, iniziò a Bologna. La cosa strana fu che il processo durò una sola seduta: si decise sommariamente che le prove raccolte bastavano per condannare la società del Torino Calcio. Ma allora perché assolvere Allemandi e non il Torino Calcio? Anni dopo, alcuni dirigenti federali, spinti dall’onda emozionale che aveva sconvolto l’opinione pubblica dopo la tragedia del ’49, ebbero addirittura il coraggio di giurare sulle tombe degli eroi di Superga la restituzione dello scudetto

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