La Juventus si riscopre grande. Calciopoli, la Serie B, terzo, secondo, settimo e settimo posto in Serie A; Deschamps, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Delneri. Poi quattro scudetti consecutivi, con Conte e Allegri. Così recitava la cronistoria della Juventus d.M. (dopo Moggi). La Champions? Mai oltre i quarti di finale. Una semifinale di Europa League “salvava” i ben poco entusiasmanti cammini in Europa. Tutto questo fino a martedì sera, quando, con tutti i dubbi del caso (età, emozione, esperienza), Allegri decide di schierare Stefano Sturaro al posto di Pereyra, il quale, comunque, non è che abbia più anni, meno emozioni, o maggiore esperienza. Lo scetticismo, ancora una volta, circonda il tecnico livornese, che, però, ancora una volta, riesce a scemarlo in breve tempo.
Il ragazzo ligure, nato a Sanremo, ma cresciuto a Genova, si dimostra uno dei migliori in campo. Suo il primo tiro della partita. Ricorre, gioca con semplicità e non risparmia scivolate veraci. E’ un ragazzo destinato probabilmente a diventare un beniamino dei bianconeri, come lo sono stati Davids o Ferrara o Montero. Tanta incoscienza, ma anche voglia e tenacia, come nel salvataggio miracoloso sul colpo di testa di James Rodriguez a porta vuota.
2-1, dunque. Di Morata, il figlio blanco rimpianto, il primo goal, su una respinta di Casillas, impegnato da un tiro velenoso di Tevez. Poi Ronaldo, a porta vuota su invito di Rodriguez, giocatore sublime sotto tutti gli aspetti. Infine Tevez su rigore, procurato da egli stesso dopo una traversata di metà campo. Il risultato è frutto di quello che potremmo definire un ibrido tra il possesso palla iberico e il catenaccio italico. 27 i passaggi per arrivare al primo goal di Morata, uno e tanta corsa per il rigore. Chiamale, se vuoi, emozioni.
Non è stato il migliore Real, orfano di Modric e Benzema, frenato dalle prestazioni inguardabili di Ramos e Bale. Non è stata la migliore Juve, con un Pogba in meno e tanta tensione in più.
Dicono che in partite come questi contino gli episodi, ma una tattica pressochè perfetta di Allegri, non guasta mai.
E’ solo l’andata. Stanno già aspettando il Bernabeu (nel 2003 cla chiamarono la “fossa dei leoni”) e dei merengues furiosi. Di mezzo, per loro, il Valencia.
Serve l’impresa, ora come ora, non impossibile.