Una laurea in Pedagogia, alcuni anni d’insegnamento all’Istituto Agrario di Palmi, per tutti Franco Scoglio da Lipari era il Professore. Passionario, ribelle, anticonformista e innovatore come pochi, Scoglio era un allenatore di lotta e non di governo. Reggina, Gioiese, Messina, Acireale, Spezia, Crotone, Akragas, Bologna, Udinese, Lucchese, Pescara, Torino, Cosenza, Ancona, Napoli, Tunisia, Libia ma soprattutto Genoa. Tante panchine, troppi campionati a metà. In Serie C, Scoglio cambia molte squadre in dodici anni, tornando spesso a Messina, città di cui è profondamente innamorato.Nella Città dello Stretto si fa conoscere dalla stampa nazionale a metà degli anni Ottanta, quando al secondo anno conquista la Serie B, mentre l’anno dopo sfiora, grazie ai goal di un certo Totò Schillaci la promozione in A. Chiusa l’esperienza col Messina, arriva la chiamata del Genoa: è l’inizio di un amore che lo accompagnerà fino alla sua drammatica morte, avvenuta dopo un acceso scontro verbale con Enrico Preziosi, durante una trasmissione televisiva dedicata al Grifone. A Genova diventa subito l’idolo dei tifosi: centra la promozione in Serie A, e l’anno seguente ottiene una sicura salvezza. Sono gli anni di immensi eroi rossoblu: uno su tutti, Gianluca Signorini, il Capitano.

La filosofia calcistica del professore ha avuto meno successo di quello che avrebbe potuto raggiungere. «Mi ha rovinato Berlusconi». diceva, individuando nel calcio degli anni Novanta, con l’ansia di successo e l’aumento di costi e stipendi, la fuga dalla realtà. Scoglio era anche un brillante stratega, al quale si devono molte invenzioni destinate a cambiare il calcio, come il famosissimo rombo.

Dopo un’ottima parentesi con la Tunisia, da lui creata e portata ad un passo dai Mondiali, firmò per la panchina della Libia. A Tripoli inizialmente il professore voleva conquistare il colonnello Gheddafi cercando la sua stima:Il Professore non accettava ricatti da nessuno, non amava pressioni, nemmeno se venivano da un dittatore. Secondo lui, Saadi Al-Gheddafi era “un vanesio, un uomo di bassissimo livello”, e non poteva trovargli per forza un posto in formazione. Tale atteggiamento non poteva certo essere tollerato, così in seguito alla sconfitta per 3-2 subita dal Congo nelle qualificazioni per la Coppa d’Africa, arrivò l’esonero per l’allenatore italiano. La federcalcio libica giustificò la decisione con un comunicato nel quale si parlava di una crisi interna, crisi generata dalle dimissioni proprio del presiedente/giocatore Saadi Gheddafi.Scoglio incassò il colpo e, come suo stile, non esitò a rispondere per le rime:

«La verità è che con me il figlio di Gheddafi in nazionale non ha giocato e non giocherà nemmeno un minuto. E poi mi sono rifiutato anche di allenare la sua squadra di club».

Il gesto, definito eroico da alcuni giornali italiani, incoronò il professore: «Arriva da Franco Scoglio la riscossa morale degli allenatori. A Napoli, in B, la sua ultima panchina ma le cose vanno male, viene esonerato e decide di interrompere momentaneamente la carriera da allenatore. Intanto, per non perdere contatto col mondo del calcio, è ospite fisso in numerosi salottini televisivi, diventando una celebrità.Morirà in diretta televisiva durante una trasmissione sull’emittente Primocanale, parlando di Genoa, come lui stesso aveva previsto poco tempo prima, lasciando un vuoto enorme al popolo rossoblu e al calcio italiano.Quanto ci mancano i suoi eleganti interventi, spesso a gamba tesa ma mai banali. Quanto ci manca la sua passione travolgente e il suo esempio di amore incondizionato verso il Grifone. Quanto ci mancano le sue idee “ribelli” di calcio che non piacevano proprio ai potenti presidenti di Serie A ( “Nel calcio non esistono presidenti” ) anche se, come qualcuno ha detto, Scoglio è stato a lungo corteggiato da una big. Chissà cosa direbbe del calcio attuale, fatto e strafatto di bizzarre figure, presunti scienziati del pallone e calciatori spesso protagonisti soltanto delle cronache rosa. Sicuramente metterebbe a tacere tutti, pretendendo di essere ascoltato e di “evitare di fare discorsi ad minchiam”.

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