Forse non è stato in assoluto il giocatore più famoso del calcio inglese. Ma sicuramente è quello che è ricordato con più romanticismo di altri. Lo chiamavano wizard of dribble, e Winston Churchill lo soprannominò Lo Stregone. Giocò come professionista dal 19 marzo 1932 al 6 febbraio 1965. Alla  19sua partita di addio, giocata nella casa dello Stoke City, in un match Gran Bretagna-Resto del Mondo, a fine partita venne portato a spalle, in trionfo, da Puskás, Jašin, Kubala e Di Stefano. Totalizzò 54 partite con la maglia dei Tre Leoni, senza contare le partite non ufficiali disputate durante il secondo conflitto mondiale.

Stan Matthews con la maglia dello Stoke City

Stan Matthews con la maglia dello Stoke City

Fu il primo calciatore a essere nominato Sir, esattamente nel febbraio 1965.  Uscendo da Buckingham Palace pare che – rivolto alla moglie Betty – abbia detto: “Dopotutto, il calcio non è poi tanto male”.

Fu anche il primo a vincere il Pallone d’Oro, nel 1956, a 41 anni suonati. Nella classifica di quella prima volta del premio creato da France Football superò Di Stefano, Kopa, Puskás, Jašin. In un certo senso, forse con un po’ di esagerazione, si può dire che quel premio fu creato per celebrare lui, Sir Stanley Matthews.

Stan era figlio di un pugile-barbiere di Hanley che insegnò a lui e ai suoi fratelli come doveva essere la vita dell’atleta. Sveglia appena sorto il sole, quando ancora gli occhi erano ricuciti dal sonno e via a fare esercizi fisici a torso nudo davanti alla finestra spalancata. Poi, nel tragitto di due miglia che Stan faceva a piedi per raggiungere la scuola, giocava con una palla da tennis sgonfia, dribblandola così stratta che pareva che i piedi fossero legati dai lacci delle scarpe. Due miglia di dribbling strettissimo all’andata e al ritorno. In casa poi, raccontò lo stesso Stan nel libro Feet First Again “dribblavo le sedie della sala da pranzo con forsennato accanimento”.

A undici anni venne schierato nella squadra di calcio della sua scuola come centromediano e segnò otto gol, e fu subito chiaro che il suo posto non era in difesa, e fu passato all’ala destra. L’anno dopo, finita la scuola, fu assunto dallo Stoke City, in seconda divisione, come fattorino-spazzino: doveva tenere puliti i locali, lucidare i pavimenti, lavare l’equipaggiamento dei giocatori della prima squadra. Finito questo doveva leccare i francobolli che poi appiccicava sulle buste per la corrispondenza del club. Se gli avanzava tempo poteva andare in campo a giocare.

A quindici anni firma però già il suo primo contratto da professionista, cinque sterline settimanali, più una per ogni vittoria. Esordisce in prima squadra lo stesso anno, contro il Bury. A  19 anni indossa per la prima volta la maglia della nazionale inglese, contro il Galles. Era il 29 settembre 1934.

Stanley Matthews giocò in sole due squadra, Stoke City e Blackpool. Quando passò da una all’altra i tifosi dello Stoke protestarono in piazza, minacciando di dar fuoco allo stadio, inutilmente. Non vinse molto – quasi nulla – né con l’una né con l’altra squadra, certamente vinse molto meno di quello che avrebbe meritato. E il suo trasferimento ai Tangerines  fu dettato proprio dalla necessità di vincere qualcosa. Non tanto per gloria personale, ma anche e soprattutto per una promessa fatta al padre morente: portare a casa almeno una Coppa d’Inghilterra.  E nella città del Lancashire affaccia sul mare d’Irlanda Stan raggiunse per tre volta la finale di quella coppa. La prima volta il Blackpool venne sconfitto dal Newcastle, la seconda dal Manchester United. Il gran giorno arrivò finalmente il 2 maggio del 1953. Nella carriera di tutti i calciatori c’è sempre una partita più bella di tutte le altre, per tanti motivi diversi. Per Sir Stan fu proprio quella. Blackpool contro Bolton. La regina Elisabetta II e il duca di Edimburgo e centomila persone accorsero a Wembley per sostenere il grande Matthews. Le cose però parvero mettersi male quel giorno. Sul risultato di 1-1 il Bolton segnò due gol e a 23 minuti dalla fine era avanti per 3-1. Pareva una storia senza lieto fine. Ma alcune storia si tingono di leggenda e Stanley Matthews – nonostante i suoi trentotto anni – compì il miracolo. Per tre volte, in quei pochi minuti che ancora restavano aggirò il suo terzino e, quasi danzando, avanzò con la palla incollata al piede sino davanti al portiere avversario. E per tre volte scodellò il pallone per i suoi compagni: 2-3, 3-3, 4-3, a trenta secondi dalla fine della partita. Fu l’apoteosi. Fu in quell’occasione che Winston Churchill disse a Stan : voi siete uno stregone.

Stan e la sua Coppa d'Inghilterra

Stan e la sua Coppa d’Inghilterra

Nel 1961, dopo un periodo di prestazioni sottotono, la sua carriera pareva destinata a chiudersi. Fu messo nelle riserve, e molti lo davano per spacciato. Si fece però avanti il direttore tecnico della sua vecchia squadra, lo Stoke, proponendogli di tornare da loro, in seconda divisione. Stan – stupendo tutti – accettò e in un anno riportò i biancorossi in prima divisione.

Sir Stanley Matthews, il primo e il più vecchio di tutti.