Il decennio d’oro del calcio tedesco, ovvero gli anni 70 dove i bianchi della Germania Ovest conquistarono Mondiale ed Europeo, deve molto ad un uomo chiamato Hannes Weisweiler.

Approdò sulla panchina del Mönchengladbach nel 1965 e portò la squadra alla vittoria nella Regionalliga-Ovest, ottenendo così la promozione nella neonata Bundesliga. Il suo calcio era veloce con un furioso interscambio di ruoli fra i giocatori. Ricorda qualcosa? Ovvio, gli “olandesi volanti” che facevano furore in quegli stessi anni.
I ragazzi di Weisweiler vennero così soprannominati Fohlen, ovvero “Puledri”.

Arrivarono due Meisterschale, nel 1969 e nel 1970, che fecero del MGB la prima squadra tedesca a vincere due scudetti consecutivi. Con gli scudetti arrivò la partecipazione alle Coppe Europee ed è lì che la storia del “puledri” si incrocia a quella dell’Inter.

E’ il 20 Ottobre 1971, siamo al Bokelbergstadion di Monchengladbach: si giocano gli Ottavi della Coppa dei Campioni fra i padroni di casa e l’Inter, che ai tempi vantava uomini come Mazzola, Boninsegna e Facchetti.
I nerazzurri, forse sottovalutando l’avversario ai tempi non molto conosciuto, vanno subito sotto subendo il gol di Heynckes, pareggia con Boninsegna ma dopo due minuti Le Fevre riporta i tedeschi avanti.
Ed ecco il fattaccio: alla mezz’ora Boninsegna sta per battere un calcio d’angolo quando viene colpito da una lattina di Coca-Cola. Si accascia a terra, i compagni attorniano subito l’arbitro olandese Dorpmans chiedendo la sospensione della partita. Il capitano Mazzola si fa passare una lattina di Coca-Cola (piena) dagli spalti da alcuni tifosi interisti e la porta all’arbitro insistendo che quello fosse il corpo del reato. In realtà la lattina “incriminata” fu subito fatta sparire dai tedeschi.
Si accese un parapiglia durato quasi 10 minuti, alla ripresa delle ostilità i tedeschi segnarono altre 5 volte contro un’Inter che forse pensava di avere comunque la vittoria a tavolino.

Attenzione però, ai tempi il concetto di responsabilità oggettiva non esisteva ed iniziò un’aspra battaglia legale condotta dall’avvocato Prisco (allora vicepresidente della società meneghina). I tedeschi sostenevano che la lattina che colpì Boninsegna fosse vuota e lo stesso arbitro ammise che l’interista dopo il fatto sembrava comunque in condizioni di giocare senza problemi, poi arrivarono ad accusare alcuni tifosi italiani di aver lanciato la lattina. Intervenne la polizia che identificò il lanciatore: era un olandese tifoso del MGB.
Questo fatto diede linfa vitale al ricorso di Prisco, la UEFA si riunì a Ginevra e decretò (fra lo stupore e la rabbia dell’intera Germania Ovest) che la gara dovesse essere ripetuta.

In realtà prima si giocò la gara di ritorno a San Siro, vinta dell’Inter 4-2, quindi la ripetizione vera e propria in Germania che si chiuse sullo 0-0 permettendo così ai nerazzurri di passare il turno.