Tardo pomeriggio di ieri, navigando distrattamente sui siti di calciomercato mi imbatto in una notizia del tutto inaspettata. “Zamparini sorprende tutti: il Palermo a Guillermo Barros Schelotto!“.

Cassetto nella mente spalancato, inondazione di ricordi. Schelotto? QUELLO Schelotto? Si, lui.

Rewind: sono i primi tempi della rivoluzione del digitale terrestre, sui nostri televisori passiamo dai soliti 10/15 canali a tre volte tanto e fra le “nuove proposte” ecco la più succosa: SportItalia. Calcio, calcio, sport estremi, calcio, strong men, calcio e ancora calcio. Gratis! Certo, non danno la A o la Premier in diretta ma per noi calciofili anche vedere qualche compilation di gol brasiliani ha il suo fascino…

Poi un giorno ecco la sorpresa: il campionato argentino su SportItalia! Quel torneo in cui gli esterni volano sulle fasce ricoperte di coriandoli, dove i difensori centrali usano metodi che farebbero invidia ad un wrestler, dove i portieri sono veri e propri personaggi da film. Dove osservi ragazzini che, tu lo sai, faranno uno o due anni in patria prima di sbarcare nel Vecchio Continente e fare le fortune delle nostre squadre.

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E poi c’è il Boca.

Rewind ancora più forte: il Boca Juniors è stato fondato nel 1905 da un gruppo di emigranti genovesi nel quartiere portuale di Buenos Aires, detto “La Boca”. Per scegliere i colori sociali scesero sui moli e decisero di affidarsi al caso: avrebbero preso quelli della prima nave giunta in porto. Fu un cargo svedese.

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Fra la fine del secolo scorso e i primi anni Duemila il Boca attraversa uno dei periodi migliori della sua già gloriosa storia. Vince due volte campionato, Copa Libertadores e Intercontinentale nello stesso anno (2000 e 2003). Allenatore di questo favoloso ciclo è Carlos Bianchi, a cui succede nel 2005 Alfio “El Coco” Basile che riesce nell’impresa di conquistare 5 trofei di fila: Recopa, Torneo di Apertura, Copa Sudamericana, Clausura e nuovamente Recopa.

E’ questa squadra che noi vediamo sui nostri schermi, commentata il più delle volte da un giovanissimo Stefano Borghi.

Fra i giocatori più rappresentativi di quello che è un ciclo fra i più vincenti della storia del calcio argentino (e non solo) ricordiamo il portiere Roberto “El Pato” Abbondanzieri, 10 anni con la maglia degli Xeneizes per lui (e un’esperienza triennale al Getafe senza mai convincere troppo), in difesa la roccia Rolando Schiavi, Matias Silvestre, l’attuale capitano del Genoa Nicolas Burdisso e il paraguaiano Morel Rodriguez. A centrocampo uno dei giocatori più amati di sempre, Juan Roman Riquelme: piuttosto anonimo in Europa ma dalle parti della Bombonera il suo nome è secondo solo a quello di un certo Diego Armando Maradona. Ai ritmi più compassati di quelle latitudini i suoi assist sono cioccolatini per i compagni, le sue punizioni parabole perfette che causano spesso la “valanga” nella Doce (“il Dodicesimo”, ovvero la curva gialloblu).

In mezzo agiva il vero metronomo, Sebastian Battaglia: oltre 200 partite in maglia Boca e anche per lui la solita parentesi mediocre in Spagna (Villareal). Dietro crescevano, e imparavano, i giovani Gago e Pablo Ledesma. A fare legna si alternavano i mediani Cagna e Cascini mentre sulle fasce ecco lo sgusciante Neri Cardozo e Andres Guglielminpietro che passò anche da Inter e Milan.
Chi invece nel nostro campionato non lasciò quasi traccia è Mathias Donnet: due presenze nel Venezia 2001 prima di essere rispedito in Argentina. Ma anche lui ha scritto la storia, segnando una rete al Milan nella finale dell’Intercontinentale 2003.

Davanti la qualità era quasi ridondante, basta ricordare i centravanti: Martin Palermo prima e Carlos Tevez poi, l’unico che è davvero riuscito a sfondare anche in Europa. Di Martin Palermo si ricordano troppo i tre rigori sbagliati in una partita in Nazionale e poco la sua incredibile prolificità: miglior marcatore della storia del Boca con 236 reti.

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Di Tevez ormai c’è poco da scoprire, la sua “garra” è ormai storia e dopo i successi europei è voluto tornare al Boca ancora nel pieno della maturità calcistica. A Gennaio 2005, in previsione della sua partenza con destinazione Inghilterra, fu acquistato un ragazzotto niente male proveniente dal Banfield: era Rodrigo Palacio. Il suo incredibile score nelle prime due stagioni in maglia gialloblù dice 64 presenze e 37 reti. Tevez e Palacio giocarono insieme 6 mesi, dando spettacolo e vincendo lo scudetto.

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E poi appunto c’era Guillermo Barros Schelotto. Attaccante che preferiva partire dall’esterno, uno dei giocatori più sudamericani fra i sudamericani. Sbilanciamento del terzino, dribbling, volata sulla fascia e cross, tanto qualcuno a buttarla dentro là in mezzo c’era. Ma non disdegnava anche la conclusione personale: 65 reti in poco più di 200 gare in maglia Boquense sono numeri di tutto rispetto.

Adesso dopo tre anni alla guida del Lanus lo vedremo sulla panchina del Palermo (auguri Guillermo, ne avrai bisogno…), magari già da domenica al Ferraris proprio contro il suo ex compagno Burdisso.

Una bella storia, ma “quel” Boca più che storia è ormai leggenda.